25 franchi svizzeri, poco meno di 30 euro, per assistere in diretta online agli abusi su bambine nelle Filippine. Non è né un film distopico né un racconto lontano: è quanto emerge da un’inchiesta della trasmissione svizzera Mise au Point, basata su indagini reali della polizia elvetica. Una storia che obbliga a fermarsi e a riflettere ancora una volta sullo sfruttamento sessuale di minori online da parte di uomini, prevalentemente bianchi, prevalentemente comuni. I vicini di casa insomma.

Abusi su minori online in Svizzera: tutti uomini tranquilli

Ma come fanno questi criminali a entrare nelle nostre case? La risposta è molto semplice ed è proprio questo a renderla devastante. Attraverso app comuni e quotidiane, come Facebook o WhatsApp, i clienti contattano gli intermediari – spesso le famiglie stesse – pagano ed “esprimono i loro desideri”. Secondo la polizia federale svizzera, i “consumatori” sono per lo più uomini di 50 anni senza nessun precedente penale. Quasi “brave persone” verrebbe da dire. Uomini con indosso una maschera che nasconde gravi problemi psicologici. A sconvolgere è sia la loro richiesta sia la risposta di chi acconsente: secondo la polizia nazionale filippina sono i genitori stessi o i fratelli ad accettare la proposta e a coinvolgere i loro bambini in queste performance da paura.

La testimonianza di una piccola vittima

Nel servizio compare anche la voce di una bambina, “Lina”, denominata con un nome di fantasia. «La prima volta, stavamo giocando. Mio zio mi ha chiamata nella sua camera al secondo piano. Mi ha mostrato il suo cellulare e ho visto uno straniero. Ho dovuto dire ciao e mostrare il mio ombelico. Poi hanno tolto i miei vestiti uno per uno». Una testimonianza da brividi, e non è l’unica. Ma non sono i numeri a dover fare riflettere, quanto la rabbia e la tristezza di infanzie distrutte dentro le mura di casa.

Perché gli abusi sessuali sono in aumento?

I dati raccontano un’escalation preoccupante. Solo nel 2023 si sono registrate oltre 36,2 milioni di segnalazioni di sospetti abusi sessuali su minori online, un numero in costante crescita negli ultimi anni, che riflette sia un aumento dei casi sia una maggiore capacità di intercettarli.

Ma dietro queste segnalazioni si nasconde una realtà ancora più ampia e preoccupante. L’agenzia delle Nazioni Unite UNICEF stima che 1 bambino su 5 in Europa sia stato vittima di qualche forma di violenza sessuale nel corso della vita, mentre il Consiglio d’Europa parla di un fenomeno largamente sommerso, con una quota significativa di casi che non arriva mai all’attenzione delle autorità.

In Svizzera, i casi individuati sono passati da 11 nel 2019 a 20 nel 2022, con un picco di 39 nel 2020. Numeri che rappresentano solo la punta dell’iceberg: moltissimi episodi restano invisibili, perché difficili da tracciare e spesso privi di prove materiali. Nelle Filippine, secondo l’ONG International Justice Mission, nel 2022 circa 500.000 bambini sono stati vittime di sfruttamento online. Mezzo milione in un solo paese.

Come funziona (e perché è così difficile fermarlo)

La maggior parte di questi crimini avviene infatti in tempo reale online, attraverso piattaforme digitali ospitate all’estero, con sistemi giuridici diversi e livelli di collaborazione variabili. Ed è proprio questo che rende le indagini particolarmente complesse: non sempre esistono registrazioni rintracciabili, i pagamenti avvengono tramite circuiti difficili da monitorare e le piattaforme utilizzate cambiano spesso rapidamente.

Inoltre, negli ultimi anni si è assistito a un aumento significativo degli abusi su minori “on demand”, in cui il cliente non si limita a visionare contenuti, ma commissiona attivamente le violenze. Un’evoluzione che segna un passaggio inquietante. A rendere il quadro ancora più critico è il fatto che, come evidenzia Internet Watch Foundation, le vittime sono sempre più giovani: una quota crescente di contenuti segnalati riguarda bambini tra i 3 e i 10 anni. Le inchieste, per tutte queste ragioni, sono spesso lunghe e complesse e non sempre portano a risultati immediati. Nel frattempo, però, il fenomeno continua a espandersi, alimentato dalla facilità di accesso dei giovani alle tecnologie e dalla possibilità dei criminali di restare nascosti dietro uno schermo.

E le condanne?

In Svizzera nel 2024, un uomo nel Canton Vaud è stato condannato a 10 anni di carcere per abusi su una bambina di quattro anni. In un altro caso, nel Canton Argovia, un uomo che per mesi ha assistito a violenze su quattro bambini ha ricevuto invece soltanto una pena pecuniaria e una multa di 4.000 franchi. Nessuna condanna per atti sessuali con minori.

E proprio questa disparità nelle pene solleva interrogativi profondi sull’efficacia della risposta giudiziaria davanti a un fenomeno che evolve più velocemente delle leggi. È un sistema globale che si alimenta col silenzio, la distanza e la possibilità di nascondersi dietro uno schermo.

Per questo raccontare questi tragici episodi è fondamentale, perché la consapevolezza è il primo strumento di comprensione e protezione. E perché, oggi più che mai, educare, ascoltare e vigilare significa essere davvero presenti nella vita dei più giovani.