Cresce la mobilitazione del mondo della cultura nei confronti della Biennale di Venezia. Centinaia di artisti hanno firmato una lettera aperta per chiedere all’istituzione e alla Mostra del Cinema una presa di posizione chiara e pubblica sul conflitto in Medio Oriente, con particolare riferimento alla situazione nella Striscia di Gaza. La richiesta arriva dal collettivo Venice4Palestine (V4P), che raccoglie firme e adesioni da ogni ambito del settore artistico.
L’appello di Venice4Palestine
L’appello, sottoscritto da registi, attori, sceneggiatori, musicisti, tecnici, critici e numerose realtà associative, esorta le principali istituzioni culturali veneziane a esprimersi apertamente contro ciò che i promotori definiscono come «una pulizia etnica e un genocidio in corso a Gaza». Il gruppo invita inoltre la Biennale a riservare spazi ufficiali del Festival per dare voce a testimonianze dirette e promuovere riflessioni pubbliche sul tema.
I firmatari dell’appello alla Biennale
Tra i firmatari figurano numerosi nomi noti del panorama artistico italiano e internazionale. Tra questi Carlo Verdone, Marco Bellocchio, Laura Morante, Abel Ferrara, Alba e Alice Rohrwacher, Toni e Peppe Servillo, Matteo Garrone, Valeria Golino e Fiorella Mannoia. Registi, interpreti e personalità del mondo culturale chiedono che la Biennale non resti neutrale e che eserciti il proprio ruolo di soggetto pubblico attivo nella vita civile, come luogo di elaborazione critica e confronto sulle urgenze del presente.
Cosa c’è scritto nell’appello
Il documento sottolinea come le immagini provenienti da Gaza e dalla Cisgiordania siano da tempo disponibili e accessibili, rendendo evidente la gravità della situazione. Secondo gli estensori, ignorare questi eventi significherebbe contribuire a un silenzio complice, soprattutto in occasione di un evento di rilievo internazionale come la Mostra del Cinema. L’appello chiede che tutte le sezioni della manifestazione adottino una posizione inequivocabile a sostegno della causa palestinese. Il mondo dell’arte, viene ribadito, ha da sempre la capacità di farsi portavoce di messaggi politici, di denunciare ingiustizie e di stimolare coscienze collettive.
Raccolte oltre 1.500 firme
Alla lettera hanno aderito rapidamente più di 1.500 firme, tra cui associazioni cinematografiche, festival, collettivi culturali, sindacati e gruppi di settore. Un’adesione trasversale che coinvolge tutte le professioni del cinema, dell’arte, dell’informazione e della formazione. Per i promotori dell’appello, questo consenso rappresenta una svolta: il cinema italiano, sostengono, sta scegliendo con maggiore consapevolezza da che parte stare.
La replica della Biennale
La risposta ufficiale da parte della Biennale non si è fatta attendere. In una nota, l’istituzione ha ricordato la propria tradizione di apertura al dialogo e l’attenzione verso i temi più urgenti della contemporaneità. Sono stati citati alcuni titoli presenti nel programma che affrontano la questione palestinese, oltre a precedenti interventi istituzionali in contesti culturali legati alla Biennale. Tuttavia, la replica non ha soddisfatto Venice4Palestine, che si sono detti delusi dal fatto che la nota non affronti direttamente il contenuto dell’appello, evitando riferimenti espliciti a Palestina, Gaza o Israele.
Insoddisfatto il collettivo Venice4Palestine
Secondo il collettivo, questo tipo di risposta rappresenta un passo indietro rispetto alla necessità di chiarezza e trasparenza richieste dal momento storico. Più apprezzata, invece, la reazione arrivata da alcune sezioni indipendenti del festival, come le Giornate degli Autori e la Settimana della Critica, che hanno mostrato maggiore apertura al confronto. Il gruppo ha ringraziato pubblicamente queste realtà per aver condiviso e rilanciato l’appello anche sui propri canali ufficiali. Il collettivo, pur esprimendo disappunto per la posizione della Biennale, ha dichiarato la propria disponibilità a raccogliere l’invito al dialogo contenuto nel comunicato stampa e ha avanzato alcune proposte. Tra queste, la possibilità di far intervenire artisti palestinesi durante la cerimonia di apertura, affinché possano portare una testimonianza diretta su quanto sta accadendo nei territori coinvolti dal conflitto.
Escludere chi appoggia le posizioni di Israele
Tra le richieste più forti figura, inoltre, quella di escludere dalla Mostra attori e personalità che, secondo i promotori, sostengono pubblicamente le azioni del governo israeliano. In particolare, viene citata la presenza di alcune celebrità previste tra gli ospiti del Festival, come «Gerard Butler e Gal Gadot, protagonisti di un film fuori concorso, che sostengono ideologicamente e materialmente la condotta politica e militare di Israele». Venice4Palestine propone, infine, che lo spazio riservato a questi ospiti venga concesso a una delegazione del collettivo stesso, che possa sfilare sul red carpet con la bandiera palestinese. Il collettivo chiede anche che la Biennale interrompa eventuali partnership con soggetti che, direttamente o indirettamente, sostengono il governo israeliano o ne promuovono le politiche. Solo con azioni concrete, affermano, si potrà dimostrare coerenza con la vocazione pubblica e culturale dell’istituzione.