Veronica non avrebbe voluto dare questa notizia. In un lungo messaggio su Instagram, la ciclista americana ha annunciato il ritiro dall’attività agonistica, almeno per il 2026, spiegando che il suo corpo non è più in grado di sostenere lo sforzo richiesto dal ciclismo professionistico. Una sorta di rigetto nei confronti dello sport ad alti livelli che colpisce anche molti adolescenti, che entrano in crisi per l’eccessiva competizione, le aspettative dei genitori e gli allenamenti massacranti. Nel caso di Veronica a subire danni seri è stato il suo fisico: anni di training estremi, recuperi incompleti e squilibri ormonali hanno presentato il conto. Ewers ha deciso di fermarsi per provare davvero a guarire.
Chi è Veronica Ewers: dagli esordi tardivi ai grandi giri
Veronica Ewers è una ciclista su strada statunitense nata il 1° settembre 1994 a Moscow, nello Stato dell’Idaho. Il suo percorso nello sport non segue la traiettoria classica di molte professioniste cresciute fin da giovanissime in sella a una bici. Prima di approdare al ciclismo agonistico, Ewers pratica calcio a livello universitario, studiando alla Willamette University, in Oregon. Solo dopo la fine del percorso accademico si avvicina seriamente al ciclismo, inizialmente come attività parallela, quasi una scoperta tardiva.
I primi risultati arrivano rapidamente. Nel 2019 inizia a gareggiare a livello amatoriale nell’area di Seattle, mostrando fin da subito doti fisiche notevoli nelle prove di resistenza. La svolta arriva nel 2021, quando si mette in luce sulla scena nazionale statunitense. Ai campionati americani su strada conquista un sorprendente terzo posto nella prova in linea, risultato che attira l’attenzione delle squadre professionistiche. Nello stesso anno si distingue anche alla Joe Martin Stage Race, dove chiude seconda nella classifica generale, confermando solidità e continuità su più giorni di gara.
Questi piazzamenti le valgono il primo contratto da professionista con il team TIBCO–Silicon Valley Bank, con cui debutta nel ciclismo internazionale. Nel 2022 la sua crescita è evidente. Vestendo la maglia della EF Education–TIBCO–SVB, Ewers ottiene le prime vittorie da professionista, imponendosi alla Navarra Women’s Elite Classics e conquistando una tappa al Festival Elsy Jacobs. Nella stessa stagione colleziona piazzamenti di rilievo in diverse gare a tappe e nelle classiche, mostrando una particolare attitudine alle corse di fondo e alle salite.
Il 2023 rappresenta l’anno della consacrazione. Al Giro d’Italia Donne chiude quarta nella classifica generale, uno dei risultati più prestigiosi della sua carriera, e si conferma anche al Tour de France Femmes, dove riesce a restare con le migliori nelle tappe più impegnative. Prestazioni che la collocano stabilmente tra le protagoniste del ciclismo femminile internazionale e la rendono uno dei volti più riconoscibili del movimento statunitense. Negli anni successivi continua a correre con la EF Education-Oatly, ma dietro ai risultati iniziano a emergere problemi di salute sempre più difficili da gestire, che finiscono per influenzare profondamente il suo percorso.
«Non è questa la notizia che volevo condividere»: l’annuncio del ritiro
«Non è questa la notizia che volevo condividere», scrive Ewers all’inizio del suo post. Racconta che alcune settimane prima aveva ricevuto i risultati di nuove analisi del sangue, dalle quali emergeva che i suoi livelli ormonali erano ancora quasi inesistenti.
Una notizia difficile da accettare, soprattutto dopo aver già avuto la possibilità di prendersi mezza stagione di pausa nel 2024 per concentrarsi sul recupero. Nel 2025 era tornata ad allenarsi e a gareggiare con la speranza di poter continuare quel percorso di guarigione senza rinunciare del tutto alle competizioni. Una speranza che, col tempo, si è rivelata irrealistica.
La contraddizione tra gareggiare e recuperare
Nel suo racconto, Ewers descrive con grande lucidità la frustrazione di vivere in bilico tra due obiettivi incompatibili. «La vita contraddittoria tra il cercare di ottenere buoni risultati e il recuperare i miei ormoni è stata piuttosto frustrante, per usare un eufemismo», ha scritto.
Da una parte c’era la spinta a performare, a dimostrare di essere ancora competitiva; dall’altra la consapevolezza che il suo corpo non poteva reggere quello sforzo finché gli equilibri ormonali non si fossero stabilizzati. «Cercare di ottenere buoni risultati, cosa che fisicamente non potevo fare finché i miei ormoni non si fossero ripresi, e cercare di recuperare, cosa che non potevo fare finché non avessi smesso di impegnarmi al massimo livello, è stato come sbattere la testa contro il muro», ha aggiunto.
«Ho abusato del mio corpo troppo a lungo»: la scelta di fermarsi
Il momento decisivo arriva dopo un confronto con il suo dietologo. Ewers racconta di essersi trovata davanti a due opzioni: continuare come aveva sempre fatto oppure concentrarsi sul recupero completo, rimandando ogni discorso sulla prestazione.
«Ho deciso di perseguire quest’ultima opzione e quindi non continuerò ad allenarmi e gareggiare nel 2026», spiega. Nel messaggio non nasconde la propria responsabilità: «Mi sono messa in una situazione difficile abusando del mio corpo per troppo tempo, ben prima di entrare nel mondo del ciclismo». Anche il miglioramento delle abitudini alimentari, ammette, non è stato sufficiente. «Il mio corpo ha bisogno di un reset completo prima di poter essere al meglio».
Ewers racconta che una volta, per lo sforzo, i reni avevano smesso di funzionare correttamente, ma lei aveva continuato comunque. Spiega di non avere il ciclo da undici anni, di avere ossa indebolite e di aver rischiato di morire. Parole fortissime, che restituiscono la misura di quanto la salute sia stata compromessa nel tempo.
Quando lo sport chiede troppo: i rischi dell’agonismo estremo per le atlete
La storia di Veronica Ewers si inserisce in un tema sempre più discusso nella medicina sportiva, soprattutto negli sport di resistenza come il ciclismo. In questi contesti, una disponibilità energetica insufficiente rispetto ai carichi di allenamento può portare a una condizione nota come RED-S, cioè carenza energetica relativa nello sport.

Quando l’energia introdotta con l’alimentazione non basta a coprire quella spesa con l’attività fisica, il corpo inizia a ridurre alcune funzioni considerate non essenziali. Nelle donne, uno dei segnali più evidenti può essere la scomparsa del ciclo mestruale, spesso sottovalutata ma indicativa di uno squilibrio profondo. A questo si possono associare una riduzione della densità ossea, una maggiore fragilità, una fatica cronica persistente e difficoltà nel recupero. Conseguenze che non riguardano solo la performance, ma possono incidere sulla salute a lungo termine.
Guardare avanti, oltre la bici
Nonostante la durezza del racconto, nelle parole di Ewers c’è anche uno sguardo rivolto al futuro. Ringrazia la sua squadra per il supporto ricevuto e spiega che il suo obiettivo è tornare un giorno a mostrare di cosa è capace, ma con un corpo davvero funzionale.
«Per ora mi concentrerò sul recupero», scrive. E aggiunge una frase che racchiude il senso più profondo della sua scelta: «Sono stanca di essere mediocre. E, soprattutto, voglio fare escursioni, andare in bicicletta, correre quando sarò più grande».