Nel momento in cui scrivo sono 78. Settantatotto donne uccise in Italia dall’inizio dell’anno per mano di un uomo, secondo l’ultimo report di Non Una Di Meno. Di alcune, con uno sforzo di memoria, riusciamo a ricordare il nome, per l’efferatezza o l’assurdità con cui hanno perso la vita. Come Pamela Genini, sterminata con 24 coltellate dall’ex compagno sul balcone di casa, davanti agli occhi dei vicini. O Ilaria Sula, la studentessa di 22 anni uccisa a casa dell’ex fidanzato, con i genitori presenti, e ritrovata in un dirupo dentro una valigia. Altre sono solo “quelle che”.

Violenza sulle donne: perché più se ne parla, più sembra aumentare

Quella che lui l’ha aspettata fuori dal lavoro e l’ha accoltellata, quella freddata con un colpo di pistola dopo un litigio al ristorante, quella che a soli 14 anni è stata ammazzata a sassate dall’ex fidanzato che non accettava di essere lasciato. Il resto sono soltanto facce e numeri, che scorrono veloci sulle pagine di cronaca e diventano dati e statistiche alla fine dell’anno. Una galleria degli orrori che, a oggi, non conosce soluzione. Malgrado le leggi, l’inasprimento dei provvedimenti preventivi e delle pene, le campagne di sensibilizzazione. Sembra che più si parla di violenza, più il fenomeno si ingrossi invece di diminuire. Con un livello di escalation negli ultimi mesi senza precedenti. Quasi che, a raccontarla, la furia contro le donne perdesse gravità, addirittura si leggittimasse nella testa degli autori di femminicidio, fino a “normalizzarsi” nel percepito dell’opinione pubblica.

Libere e Uguali: il progetto di Donna Moderna contro la violenza

Sta davvero accadendo questo? Ci stiamo abituando alla violenza? È esattamente quello che non vogliamo. E lo diciamo forte e chiaro, urlando BASTA! a caratteri cubitali sulla copertina di questo numero speciale dedicato al 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Non vogliamo più essere vittime. Non vogliamo più sentirci in pericolo – a casa, per strada, sul lavoro – per il solo fatto di essere donne. E non vogliamo più che sia solo un problema nostro. Qualcosa di cui ci occupiamo “tra femmine”. È un problema sociale, che riguarda tutta la comunità e che va affrontato alla radice. Prima, molto prima che sfoci nell’aggressione fisica.

Con questa missione è nato due anni fa il nostro progetto Libere e Uguali. Per una nuova idea di parità, che è arrivato al traguardo della sua seconda edizione. E che fin dal suo esordio si è posto come obiettivo un lavoro sulla cultura che genera la violenza. Attraverso l’educazione al rispetto e all’affettività, che deve cominciare fin da piccoli; lo smascheramento dei pregiudizi che ancora gravano sul linguaggio e nei modi di pensare; il riconoscimento di tutti quei comportamenti e quelle abitudini che ci mettono in una posizione di svantaggio o subalternità, rendendoci “potenzialmente” vittime.

Se ci lasciamo svalutare sul lavoro, in famiglia, nelle relazioni, se non pretendiamo di essere trattatte “alla pari”, accettiamo implicitamente un sistema che non dà valore alle donne. La lotta alla violenza parte innanzitutto da questo, dalla consapevolezza. In questi mesi abbiamo lavorato con centri di ricerca, istituzioni, associazioni anti-violenza, docenti, legali, studenti, vittime di abusi, aziende illuminate e operative su questi temi. Abbiamo imparato tantissime cose, maturando più che mai la convinzione che si può debellare per sempre il seme della violenza in tutte le forme in cui si manifesta – manipolazione, abuso, stalking, stupro, aggressione fisica, psicologica o economica, catcalling, sexting, revenge porn, call out, body shaming – ma possiamo riuscirci solo se lo facciamo insieme.

Dire BASTA: una responsabilità collettiva

Facendo appello alla responsabilità della politica, della famiglia, della scuola, di tutti i centri di cultura e della società, ma anche di ciascuno di noi singolarmente. Ognuno ha il potere di dire BASTA!. Di riprendere chi dice una volgarità a una collega o fa un commento sessista sui social, di fermare un amico che supera il limite con una ragazza. In questi mesi abbiamo portato avanti diverse iniziative per alzare l’attenzione sul tema, alimentare il dibattito tra le nuove generazioni, dare voce alle vittime collaterali di femminicidio, istruire l’AI per informare ragazze e ragazzi in modo corretto, divulgare in modo facile il numero anti-violenza, raggiungere con una campagna mirata anche chi pensa che la questione non lo riguardi. Le raccontiamo tutte in questo numero. Che di sicuro è più impegnativo del solito, ma necessario. Ci capita a volte, dopo l’ennesimo episodio di molestia o femminicidio, di sentirci scoraggiate e impotenti. Ma sappiamo che non possiamo arrenderci. Perché questa non è una battaglia di genere, è una battaglia di civiltà. Se la perdiamo, perdiamo tutti.