Ci sono uomini, ma anche donne, a volte single, ma anche con figli a carico. Sono i cosiddetti working poor”, i lavoratori poveri: sono coloro che un lavoro lo hanno, ma lo stipendio (o la paga saltuaria) non è sufficiente per arrivare a fine mese e, spesso, neppure per garantire i pasti quotidiani. Sono in crescita: oltre 1 lavoratore su 10, infatti, è a rischio povertà, con un aumento del 14% tra coloro che hanno chiesto aiuto nell’ultimo anno, come confermano i dati dell’Osservatorio di Antoniano.

Aumentano i working poor, lavoratori a rischio povertà

Secondo i numeri dell’Osservatorio 2025 di Antoniano sulla povertà nel periodo gennaio-settembre 2025, le persone con un’occupazione che si sono rivolte alla rete di Operazione Pane sono aumentate del 4% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tra i quasi 6.700 che sono assistiti e aiutati, 765 rientrano nella categoria dei “working poor” che, tradotto, è il “lavoro povero”: un fenomeno che indica quella che è ormai una realtà, quando avere un’occupazione non è più sufficiente a garantire una vita dignitosa.

Italia ed Europa a confronto

Secondo i dati Eurostat, in Italia oltre un lavoratore su dieci (11,8%, contro il 10,9% della media europea) si è infatti trovato in una condizione di rischio povertà: significa che guadagna meno del 60% rispetto alla media nazionale. A preoccupare è il fatto che il dato sia cresciuto del 2% rispetto a quello registrato nel 2023: oggi l’Italia è all’8° posto tra i ventisette paesi UE per numero di lavoratori a rischio povertà o esclusione sociale. A registrare dati peggiori sono solo Bulgaria, Romania, Grecia, Spagna, Turchia, Lussemburgo e Slovacchia.

Perché aumenta il working poor

Le cause del fenomeno sono diverse, ma a pesare sono soprattutto stipendi bassi e instabilità lavorativa: «Il caro vita impatta sui costi per la casa o un alloggio: sappiamo che sono aumentati i prezzi dei beni di prima necessità, come gli alimentari o ciò che è necessario per una vita dignitosa. Il lavoratore povero è chi con il suo stipendio non riesce ad avere il minimo per vivere. È una categoria di persone che certamente non ha un lavoro qualificato, come quelli generalmente appaltati da cooperative, oppure ha impieghi saltuari, non continuativi, o pagati con retribuzioni ferme da anni, mentre il costo della vita è aumentato molto. Quindi anche chi in passato riusciva a garantirsi una vita decorosa, oggi non riesce più», spiega Fra Giampaolo, Direttore dell’Antoniano.

Anche donne (e bambini) sempre più a rischio

Con il crescere dei numeri assoluti, aumenta anche la quota di donne nella fascia a rischio: «Ce ne sono di giovani e di adulte, oggi più visibili perché si rivolgono ai nostri servizi, come la mensa dei poveri, dove trovano non solo un pasto, ma anche un luogo sicuro. Se l’età media di chi chiede un aiuto alla mensa dei poveri è di 46 anni per gli uomini, le donne sole sono passate dal 24,32% del 2024 al 25,42% del 2025. La presenza femminile conferma anche un cambiamento sociale: ci sono più single e persone con meno relazioni stabili, uomini ma anche donne, alcune anche bambini. Solitamente la mensa diurna era riservata agli adulti perché si supponeva che i bambini fossero a scuola, ma la fragilità sociale che impatta sulle famiglie a volta porta alla mensa anche mamme con i loro figli, italiane e non».

Quando la pensione dei nonni non basta

Come emerge dai dati, a crescere è la presenza di giovani tra i 18 e i 30 anni (+1%) e di over 60 (+8%). Gli italiani sono 1 su 5 (20%): «Questo accade soprattutto nella provincia, in piccoli centri, mentre nelle grandi città c’è una prevalenza di persone non italiane – spiega il Direttore di Antoniano – Certo, bisognerebbe anche capire chi sono gli “italiani” e i “non italiani”: tra questi ultimi ci sono molte persone che si trovano nel nostro Paese da molti anni, ma magari non hanno una rete familiare su cui poter contare, come invece accade ad alcuni nuclei italiani che, sappiamo, spesso possono far affidamento anche sulla pensione dei nonni o lo stipendio maggiore dei genitori, se sono giovani. In ogni caso, non mancano famiglie intere», sottolinea Fra Giampaolo.

Anche le famiglie alla mensa dei poveri

Sul fronte delle famiglie, da un lato c’è una diminuzione del 12% dei nuclei che si rivolgono a Operazione Pane, grazie a nuove misure di sostegno locale; dall’altro, però, le famiglie che chiedono aiuto oggi sono più numerose: in media si registrano 4 componenti (contro i 3 dello scorso anno) e 3 figli (contro i 2 del 2024) per famiglia. Cresce, inoltre, del 7% il numero delle famiglie italiane. L’incremento – chiarisce Fra Giampaolo – significa anche che di questi servizi c’è un gran bisogno».

Le regioni con più difficoltà: a sorpresa spicca il Veneto

Il problema riguarda tutto il Paese anche se, a sorpresa, il primato negativo va al Veneto, dove si torva il 39% dei nuovi lavoratori poveri: non a caso è cresciuto anche del 58% il numero di persone con un lavoro poco pagato che si rivolge alle mense francescane. A colpire è anche il fatto che se nel 2024 oltre il 50% delle persone che chiedevano aiuto era senza dimora, nel 2025 questa quota è scesa al 25%. Significa che «la povertà non coincide più necessariamente con l’assenza di una casa, ma con la mancanza di stabilità economica», spiegano da Antoniano. Insomma, si hanno un lavoro e una casa, ma non si riesce ad arrivare a fine mese.

Dietro i numeri ci sono persone

Le difficoltà, però, riguardano anche altre Regioni, come la Campania, dove si concentra il maggior numero di famiglie assistite (29%) rispetto al totale nazionale e la maggiore incidenza di famiglie monogenitoriali (37%) e di minori coinvolti (17%). Molti sono italiani: il 43% dei nuclei familiari che chiedono aiuto complessivamente in Italia vive proprio in Campania. Numeri importanti ai quali, però, non bisogna fermarsi: «Non dobbiamo mai dimenticare che dietro ogni numero c’è una persona. La povertà oggi ci sfida a superare i pregiudizi. Il nostro impegno non si limita a offrire un pasto o un aiuto materiale. Il nostro obiettivo è ricostruire relazioni, offrire spazi di comunità per ridare speranza a chi l’ha persa», sottolinea Fra Giampaolo Cavalli.

L’importanza di un pasto garantito

«Di fronte a queste situazioni, avere il pranzo garantito è un aiuto per arginare condizioni anche peggiori. Chi chiede un pasto non desidera agi nella vita: alla mensa dei poveri si va se non si riesce a fare diversamente, non certo per il gusto di mangiare bene», dice il Direttore di Antoniano. Proprio la rete di Operazione Pane nel 2025 ha incrementato il numero di pasti garantiti al giorno, circa 2.170, in aumento del 7% rispetto all’anno precedente. Sul lungo periodo, tra il 2023 e il 2025, il numero di pasti mensili distribuiti ha registrato un incremento complessivo del 36%.

Bisogni più grandi ai quali dare risposte

«Posti come le mense francescane sono la risposta a un bisogno: se si vive in una condizione di disagio che non consente una vita serena e decorosa, è importante offrire qualcosa che possa aiutare ad avere più dignità e rispetto per la propria vita. Non è umano che una persona non abbia da mangiare o debba rubare per sfamare i propri figli. Le soluzioni però dovrebbero arrivare da tavoli ben più importanti, che si arrogano il diritto – e l’onere – di dare risposte per costruire una vita di comunità che sia buona per tutti. Per fortuna a volte capitano casi come quello di Mohamed, un ragazzo di origini africane, ex ospite dalla mensa, che è tornato, ma per aiutare gli altri, ora che lui non ne ha più bisogno. È un esempio di come si possa restituire il bene ricevuto» conclude Fra Giampaolo.

Operazione Pane e gli SMS solidali

A sostenere Operazione Pane di Antoniano ci sono volontari, frati, la musica dello Zecchino d’Oro e del Piccolo Coro dell’Antoniano e numerosi donatori. È possibile sostenere i progetti tutto l’anno, ma fino al 16 dicembre è attiva la campagna solidale di raccolta fondi tramite sms o telefonata da rete fissa al numero 45588 (2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari WINDTRE, TIM, Vodafone, iliad, PosteMobile, Fastweb, CoopVoce e Tiscali; 5 o 10 euro per le chiamate da telefono fisso TIM, Vodafone, WINDTRE, Fastweb, Tiscali e Geny Communications; 5 euro per le chiamate da telefono fisso Convergenze e PosteMobile). È possibile donare anche sul sito www.operazionepane.it/ o tramite bonifico bancario (IBAN: IT96C 05034 11750 000 000 000 222, intestato a “Provincia S. Antonio dei frati minori” presso BANCO BPM, inserendo come causale “Mense francescane 2025”).