Cars 3 visto con i miei figli

La terza avventura del mondo di automobiline ma molto attesa ma un po' delude. Il protagonista, Saetta McQueen invecchiato non coinvolge i ragazzini. A risollevare la storia ci pensa una ragazza dalla carrozzeria gialla. È stata una buona idea dare a lei il ruolo di protagonista in un film-mito per i maschi?

C’era grande attesa a casa mia per l’uscita di Cars 3. L’episodio 1 è entrato nella storia familiare: è il primo film che ha inchiodato i miei figli davanti allo schermo dall’inizio alla fine. E per innumerevoli volte.

Nonostante le altissime aspettative, i due hanno accolto il nuovo cartone con qualche sbadiglio e contorcimento sulla poltrona di troppo. All’uscita del cinema ho pensato: come dargli torto? 

Il mondo di macchinine creato dalla Pixar nel 2006, oltre a magliette e giocattoli amatissimi, ci aveva regalato una storia semplice che funziona: rombanti scene d’azione, personaggi ben delineati (l’eroe, il cattivo, il mentore…), una morale da maschi elementare ma positiva: dai il meglio di te senza fare lo sbruffone, sii leale, confida nell’amicizia. E un mantra ipnotico per qualunque ragazzino: “Velocità. Io sono velocità”.

Proprio con questa frase si apre il nuovo film: Saetta McQueen, la celeberrima auto rossa numero 95, è ancora padrona della pista. Ma una nuova generazione di vetture 2.0 minaccia di stroncargli la carriera. E già qui, a circa 15 minuti dall’inizio, i miei figli hanno iniziato ad agitarsi.

Vedendo il trailer i due avevano intuito la storia e saggiamente commentato: “Mamma mi sa che Saetta non riuscirà a vincere. Le macchine nuove sono troppo belle, fortissime, con il computer”.

Peccato che il film vada in tutt’altra direzione: Saetta non si piega né alla sconfitta, né alla modernità. Le nuove auto sono antipaticissime. E lui, per tornare a “essere velocità”, anziché sul simulatore digitale, si allena con sagge e arzille vetture d’epoca sui circuiti polverosi e abbandonati della cara, vecchia America di una volta.

Perplessa, mi sono domandata che interesse potessero trovare i miei figli in un tema come il prepensionamento e il ricambio generazionale, proposto, oltretutto, in un'ottica a loro avversa.

Che empatia può provare un bambino di 6 anni per un messaggio tipo: “I giovani sono prepotenti e ci stanno sbattendo fuori”?

Non è banale e discutibile descrivere le mirabolanti possibilità del digitale, in pratica il loro mondo, come qualcosa di stupido e cattivo?

Insomma, a chi parla Cars 3

Di sicuro parla molto. I lunghi e astratti dialoghi sui tormenti senili di Saetta, risultano estenuanti per un pubblico abituato dalla nascita a ritmi narrativi serrati e spettacolari. E infatti l’entusiasmo si accende nelle due scene d’azione, la gara nel fango stile country, clou del film, e la corsa notturna nei boschi a fari spenti.

Se c’è una cosa che ho sempre apprezzato di Cars è di non avere troppi piani di lettura. Non è un film che narra una favola ai bambini, strizzando l’occhio ai genitori e dando una gomitata agli adolescenti come, per esempio, Shrek o Cattivissimo me, pieni di messaggi e rimandi incomprensibili per i nati dopo il 2000. Purtroppo Cars 3 abbandona la narrazione limpida. E anziché correre veloce su un circuito ad anello si perde in un sentiero tortuoso.

Fate largo, scendono in pista le ragazze

La vera novità del film è Cruz Ramirez, una giovane e vivace coach motivazionale che introduce, in un racconto esplicitamente rivolto ai maschi, un ruolo femminile di rilievo. Un’idea riuscita o una forzatura per timbrare il cartellino della parità di genere? Di sicuro una buona intenzione.

L’automobilina gialla è il volto simpatico del nuovo che avanza e la scelta di un’identità femminile mi è subito sembrata coraggiosa.

Cruz accompagna Saetta alla ricerca dell’allenamento perfetto che può fargli ritrovare la velocità perduta mettendo insieme il cuore, la testa e il motore. E alla fine si rivelerà come la vera protagonista della storia.

Trionfo dell’empowerment femminile. Con qualche goffaggine.

Cruz, da coach brillante e pazzerella si trasforma in pilota vincente. Ma quasi per gentile concessione del “vecchio” Saetta che le lascia la scena dopo averle insegnato le sue astute e tradizionali manovre da sterrato, controsterzare in curva (ancora la mitica frase “Gira a sinistra per andare a destra”), mettersi in scia, rocambolare sulla pista…

Altro momento non tanto riuscito è lo sproloquio sull’eterno problema delle ragazze: Cruz confessa la sua mancanza di autostima, il sogno di essere forte come un maschio, il senso di inadeguatezza e la paura di confrontarsi con i “veri duri”. Nel corso di questo monologo che neanche un film di Woody Allen, uno dei figli ha sbadigliato gemendo ed è scivolato giù dalla poltrona.

Devo però ammettere con sollievo e un pizzico di orgoglio che ai due, il fatto che il nuovo eroe del film fosse una lei non è sembrato per niente strano. Cruz è più simpatica di Saetta, le sue battute sono state le più apprezzate. Al termine della proiezione, hanno dichiarato che, così, il film sarebbe piaciuto anche alle bambine. E questa, forse, è la più sincera e positiva recensione che potevano fare a Cars 3.

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