Edoardo Bennato compie 70 anni

20 07 2016 di Pierluigi Lupo

Edoardo Bennato, uno dei nostri cantautori più amati e graffianti, il 23 luglio compie 70 anni. Ecco perché lo amiamo tutti così tanto

Edoardo Bennato nasce a Napoli il 23 luglio 1946. Dire che ha la musica nel sangue, è dire poco. Già a dodici anni forma una band, il “Trio Bennato”, con i fratelli Eugenio e Giorgio. Si esibiscono in vari locali della città, sulle navi da crociera e appaiono anche in tv.

A 19 anni, dopo essersi diplomato, lascia Napoli per andare a Milano. Si iscrive alla facoltà di Architettura e cerca di entrare in contatto con le case discografiche. Riesce a farsi apprezzare da Vincenzo Micocci, ma le prime canzoni non hanno successo. E si mette a scrivere per altri: Formula 3, Bruno Lauzi.

Il primo disco di Edoardo Bennato

Poi Edoardo Bennato sente il bisogno di sperimentare cose nuove e si trasferisce a Londra. Qui si farà le ossa in strada, cantando e suonando contemporaneamente: chitarra, armonica, kazoo e tamburelli.

Tornato in Italia incide il suo primo album “Non farti cadere le braccia”, anno 1973. Contiene canzoni belle come: “Una settimana… un giorno…”, “Rinnegato” e la struggente “Un giorno credi”.

Ma le vendite sono scarse e il direttore artistico della Ricordi gli consiglia di abbandonare la musica e fare l’architetto. Il disco ottiene però qualche buona recensione e convince la casa discografica a offrirgli una seconda possibilità.

Il successo del ‘77

Con l’album successivo “I buoni e i cattivi” Bennato riesce a entrare nelle classifiche di vendita. Finalmente la strada inizia a farsi in discesa. Seguono altri album e buone canzoni come: “Meno male che adesso non c’è Nerone”, “La torre di Babele”, “Cantautore”.

 Ma la vera svolta arriva nel 1977 con l’album “Burattino senza fili”. Bennato sceglie di raccontare la realtà sotto forma di favola. E ci ritroviamo catapultati nelle avventure di Pinocchio, ma non si parla solo dell’opera di Collodi, ma anche di noi e delle nostre battaglie quotidiane: lo scontro con il potere, i falsi, i furbi, i saccenti. E alla fine quasi tutti ci riconosciamo nei burattini “senza” fili.

Con un milione di copie vendute sarà il disco più venduto dell’anno. All’interno c’è una delle canzoni italiane più cantate e suonate: “Il gatto e la volpe”.

La pausa di tre anni

Bennato rimane fermo per circa tre anni. A marzo del 1980 esce: “Uffà! Uffà!” che lascia un po’ delusi e suscita perplessità. Ma dopo qualche settimana, cogliendo tutti di sorpresa, arriva nei negozi un altro suo disco: “Sono solo canzonette”.

Due LP in poche settimane, non l’aveva fatto mai nessuno. Dieci anni più tardi ripeteranno questa operazione Bruce Springsteen e i Guns N’ Roses.

Il suo disco migliore

Molto probabilmente in “Sono solo canzonette” troviamo il Bennato migliore, con la giusta dose di rock, ironia graffiante e poesia. Anche stavolta per raccontarci la realtà ricorre alla favola, quella di Peter Pan. E una delle canzoni più belle è sicuramente “L’isola che non c’è”.

In seguito riguardo a questa canzone, Bennato dirà: “Non vuole essere un rifiuto della realtà, ma un mezzo per cercare di vivere, interpretare e capire meglio la realtà.”


Credits: Olycom
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Bennato con Massimo Troisi, 1987

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Gianna Nannini ed Edoardo Bennato cantano "Italia 90", 1990


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Festivalbar 2006, con Alex Britti


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Capodanno 2012 a Napoli, Edoardo canta con il fratello Eugenio


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Foto

La ricetta del suo successo

Una volta Bennato dichiarò: “Scrivo canzonette e devo divertire un pubblico che va dai bambini di cinque anni in su.”

Non credo ci sia frase più calzante per spiegare il suo successo. Lui ha fatto divertire generazioni di bambini con canzoni come “Rockcoccodrillo”, “Tu grillo parlante”, “Mangiafuoco”. Bambini che poi sono cresciuti e hanno continuato a vivere nel suo pianeta magico. Fatto di fate e pirati, guardie e ladri, isole e navi.

Ed è proprio su una vecchia nave da combattimento che spesso lo immagino, la sua voce cavernosa che richiama all’ordine la ciurma sfaticata, prima di partire all’assalto di Peter Pan. Mi riferisco ovviamente a “Il rock di Capitan Uncino”, la canzone con cui di solito chiude i suoi concerti.

Artista di strada

Per chi non lo sapesse, anche Edoardo Bennato ha una pagina Facebook. Lo seguono oltre duecentomila persone (ma ne meriterebbe almeno due milioni).

In uno dei tanti video caricati di recente, svela un aneddoto sugli inizi di carriera:

“Avevo un sogno nel cassetto, volevo fare musica. Quindi cominciai a frequentare le case discografiche, che sono tutte a Milano. Dopo qualche anno di gavetta, alla fine mi fecero fare un disco (Non farti cadere le braccia). Soltanto che quel disco non l’ascoltò nessuno. A questo punto ricorsi a un espediente. A Londra avevo visto dei tamburelli a pedale, me ne costruii uno, mi misi in un posto strategico a Roma, dove passavano giornalisti, addetti ai lavori… e così riuscii a fare il cantante.”

Tanti auguri Edo!

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