La tua vita in un libro: la terza prova di Beatrice

20 11 2017

Le concorrenti del talent “La tua vita in un libro” affrontano la terza prova: dare corpo alla propria voce. Ecco la prova di Beatrice

TERZA PROVA: INDIVIDUARE LA PROPRIA VOCE   

Era tutto un ticchettio di orologi. Quella casa, quell’esistenza, quella mia testa rotta.

Ovunque mi spostassi, in ogni stanza, risuonava in sottofondo quel tic tac perpetuo. Così meravigliosamente, orribilmente rassicurante. Buffo che basti così poco a un essere umano per starsene tranquillo.

A me bastava sentire quelle lancette muoversi sempre allo stesso ritmo, allo stesso modo sempre ogni giorno, per avere la certezza che il tempo continuasse a scorrere, sempre regolare, sempre uguale, senza variazioni, senza imprevisti. Almeno il tempo non dovevo controllarlo, se ne andava avanti da solo, senza disturbare. E io potevo aggirarmi per la grande casa con le orecchie calme.

C’era il ticchettio dei miei orologi a mandare avanti le giornate. Io non dovevo fare niente. Dovevo solo starmene lì dentro e ascoltare il tempo che passava e lasciare che la vita proseguisse per conto suo, fuori di là, naturalmente, fuori dalla grande casa, senza che mi disturbasse, senza che venisse a trascinarmi da qualche parte sconosciuta nel mondo in cui non avrei saputo stare.

Eppure certe volte succedeva quella cosa.

Capitavano quei momenti di insolita evasione in cui il cervello mi scappava via dalla testa senza che me ne rendessi bene conto, e se ne andava a correre lassù, in alto alto alto, nel mio personalissimo Iperuranio, molto sopra la grande casa. Dove nessun ticchettio scandiva il tempo, dove il tempo forse non esisteva proprio, dove tutto era solo un continuo confuso spasmodico pulsante fluire di vita. Vera.  

Il commento della editor Nina

Beatrice sceglie un tono letterario per raccontare al lettore le sue due anime.

Funziona La prosa, ritmata come un orologio che ticchetta grazie a frasi brevi e a una punteggiatura serrata.

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