Una svolta storica per la Francia, che riscrive nel codice penale la definizione di violenza sessuale introducendo il tema del consenso. Il Parlamento francese ha, infatti, approvato in via definita la legge che ridefinisce il reato di violenza sessuale, segnando un cambiamento epocale. La risoluzione arriva un anno dopo il caso di Gisèle Pelicot che aveva acceso il dibattito a tale proposito.

La nuova definizione di violenza sessuale

Lo stupro è ora descritto come «un atto sessuale senza consenso». Nel testo si legge anche: «Il consenso è libero e informato, specifico, preventivo e revocabile» e «non può essere dedotto esclusivamente dal silenzio o dalla mancanza di reazione della vittima».

Perché è importante l’introduzione del tema del consenso

Finora, il tema del consenso non era trattato dall’articolo 222-22 del Codice penale come elemento costitutivo dello stupro o della violenza sessuale. Questo lasciava una zona grigia intorno alla questione del silenzio delle vittime, che poteva essere interpretato come assenso. In questo modo si stabilisce che, nel caso in cui il «sì» non sia esplicito, non possa essere supposto. «Quando non è un no, non significa che sia un sì», e «quando è un sì, deve essere un vero sì, […] cedere non sarà mai più un consenso», ha affermato la deputata Marie-Charlotte Garin, che ha sostenuto il testo insieme alla deputata del gruppo Renaissance Véronique Riotton. Sostenuto dalla Ministra per le Pari Opportunità tra donne e uomini, Aurore Bergé, il testo «invia un segnale alla nostra società. Stiamo passando collettivamente dalla cultura dello stupro alla cultura del consenso», ha dichiarato Véronique Riotton.

Il caso di Gisèle Pelicot

La modifica della legge arriva, in maniera molto simbolica, un anno dopo il processo per il caso di Gisèle Pelicot che ha scosso la Francia e non solo. La donna è stata vittima di abusi gravissimi per circa un decennio (tra il 2011 e il 2020): il marito, Dominique Pelicot, la drogava e invitava decine di uomini tramite forum online a violentarla mentre era incosciente, filmando gli abusi. Il processo, tenutosi ad Avignone nel 2024, ha portato alla condanna di 51 uomini (compreso Dominique) per stupro aggravato e violenza sessuale. Al marito della donna è stata inflitta la pena massima di 20 anni di carcere. Gisèle ha scelto di rinunciare all’anonimato per rendere pubblico il processo e lanciare un messaggio alle vittime, affermando che «la vergogna deve cambiare faccia».

La Francia si allinea ad altri Paesi europei

Con l’aggiunta del tema del consenso nella definizione di violenza sessuale, la Francia si allinea a un movimento già avviato in diversi Paesi europei. La Svezia è stata l’apripista, con una legge è in vigore dal 2018 che stabilisce che un rapporto sessuale senza consenso esplicito costituisce automaticamente violenza. Anche Spagna, Germania, Belgio e Paesi Bassi hanno introdotto norme analoghe, spesso indicate come leggi del consenso o solo sì è sì, per sottolineare che solo un assenso chiaro e volontario può rendere legittimo un atto sessuale. L’iniziativa francese si inserisce quindi in un più ampio quadro europeo di riforme volte non solo a colmare lacune giuridiche, ma anche a promuovere un cambiamento culturale profondo sul tema del consenso e del rispetto dell’autodeterminazione.

La situazione in Italia

In Italia, il codice penale non prevede ancora il consenso come elemento esplicito nella definizione di stupro. L’articolo 609 bis punisce chi costringe qualcuno a compiere o subire atti sessuali «con violenza o minaccia», o «abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica». Questo significa che il nostro ordinamento riconosce lo stupro solo in presenza di forza o coercizione, ma non considera il consenso come elemento autonomo. Eppure, dal 2013, l’Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul, che all’articolo 36 impone di considerare reato «qualsiasi atto sessuale non consensuale», e di valutare la volontà della persona «tenendo conto della situazione e del contesto». Il passo avanti della Francia riaccende, quindi, il dibattito anche nel nostro Paese: per proteggere davvero le vittime, serve una legge che metta la libertà di scelta e il consenso al centro di ogni rapporto.