Il terremoto era atteso e puntualmente è arrivato, non appena Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i Diritti umani nei territori palestinesi occupati, ha presentato il suo atteso rapporto sulla crisi a Gaza. Un documento reso pubblico a fine giugno e che ha provocato la durissima reazione del governo americano che, tramite il Segretario di Stato, Marco Rubio, ha annunciato sanzioni contro la giurista prima italiana a ricoprire questo ruolo delicatissimo all’interno delle Nazioni Unite.

Le durissime accuse di Francesca Albanese

Il report contiene accuse pesanti, fin dal titolo: “From economy of occupation to economy of genocide”. È datato 30 giugno e analizza l’evoluzione della presenza israeliana in Palestina paragonandolo a un piano di vera e propria colonizzazione, sostenuto da un sistema economico-industriale che, secondo la Relatrice Speciale, ha ora assunto la forma dell’«economia del genocidio». «Mentre i leader politici e i governi si sottraggono ai loro obblighi, troppe entità aziendali hanno tratto profitto dall’economia israeliana dell’occupazione illegale, dell’apartheid e ora del genocidio», ha scritto Albanese nel documento. Immediata la reazione di Washington.

Le sanzioni annunciate da Rubio

Una «campagna di guerra politica ed economica contro gli Stati Uniti e Israele», che non può essere tollerata. Così Marco Rubio, capo della diplomazia americana, ha definito l’azione di Albanese, annunciando sanzioni nei suoi confronti per aver «fomentato l’antisemitismo, sostenuto il terrorismo e mostrato un pregiudizio ostile verso Israele e gli Stati Uniti» nell’arco della sua intera carriera. Secondo Rubio, Francesca Albanese ha messo in atto «illegittimi e vergognosi tentativi» di spingere la Corte penale internazionale a emettere mandati d’arresto nei confronti del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e dell’ex ministro della Difesa, Yoav Gallant.

Il perché delle sanzioni contro Francesca Albanese

«Nel suo report Albanese ha stilato un elenco di imprese che appoggiano e sostengono il governo israeliano, tra le quali figurano anche alcune compagnie statunitensi. Questo ha suscitato la reazione dell’esecutivo Usa. Ma Francesca Albanese non ha fatto altri che rappresentare quel che accade, è il suo mestiere. È stata incaricata dall’Onu, cerca di recarsi sul posto e racconta ciò che succede: è importantissimo, dal momento che si tratta di territori preclusi ai media», osserva Alessia Melcangi, Professoressa associata alla Sapienza di Roma, dove insegna Geopolitica, sicurezza e sostenibilità del sistema internazionale, Geo-storia del Mediterraneo e Medio Oriente.

Il lavoro della relatrice speciale

«È chiaramente un atto politico con la volontà di tacitare una voce contraria, anche se poi occorrerà capire che tipo di efficacia concreta potrebbero avere le sanzioni», osserva ancora Melcangi. Albanese, come raccontava nell’intervista a Donna Moderna, ricopre «un incarico onorario e volontario che dura 6 anni. Siamo, cioè, esperti tecnici in missione. Quello che ci viene richiesto è di monitorare lo stato dei diritti umani e le violazioni del diritto internazionale che hanno luogo in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza. E di stilare report». In realtà sia a lei sia ai predecessori è vietato l’ingresso in quelle aree, in quanto ritenuta persona “non gradita” da Israele.

Niente pace senza umanità

Proprio mentre si discute di una possibile tregua nella guerra tra Hamas e Israele, le parole pronunciate da Albanese un anno fa suonano profetiche: «Servono un cessate il fuoco immediato, la sospensione degli accordi economici con Israele e l’invio di truppe militari a sostegno del territorio palestinese occupato. Una nuova pace sarebbe possibile riconoscendo i diritti di tutti in quella terra. Poi saranno loro a decidere come vivere, se in uno o in due Stati. Ma bisogna essere umani. L’orrore della guerra comincia quando non si vede più l’altro come essere umano». «Purtroppo l’umanità si è persa in questa guerra iniziata il 7 ottobre», sottolinea Melcangi.

La “weaponizzazione” degli aiuti umanitari

«Oggi, purtroppo, siamo arrivati alla weaponizzazione degli aiuti umanitari: si usano la fame e la sete della popolazione per raggiungere obiettivi politici, che rimangono comunque ancora poco definiti da parte di Israele». Una condizione che però si ritrova anche in altre crisi, complice un cambiamento degli scenari politici internazionali, secondo Melcangi: «Trump si muove fuori dalla cornice del multilateralismo, fa ricorso alla minaccia continua, tiene la pistola fumante sul tavolo ed è l’altra faccia di Netanyahu e Putin. Tutti e tre impongono il loro autoritarismo contro le voci dissenzienti. Ma i primi due li conoscevamo già. Trump, invece, guida una nazionale che finora era punto di riferimento per i diritti umani e internazionali», ricorda l’esperta.

Le sanzioni alla giurista speciale (donna)

In questo contesto il fatto che Francesca Albanese sia una donna può far sospettare che la reazione Usa possa solo essere stata amplificata: «Non penso che abbia pesato l’ostracismo di genere, anche se è indubbio che l’Amministrazione Trump non ha concesso nulla alla comunità LGBTQ+ e alle donne in genere, anzi. Però, credo che al momento la questione dirimente sia il lavoro scomodo portato avanti da Francesca Albanese, che dà fastidio al governo israeliano e al suo alleato di ferro americano», conclude Melcangi.