Catia la sarta. Un sogno (im)possibile di Donna Moderna Live

08 05 2015 di Marina D’Incerti
Catia a 42 anni ha deciso di fare la sarta. Qui trovi le due frasi che rendono preziosa la sua testimonianza. Il video da (ri)vedere. E la dedica scritta con il cuore da un'amica

Catia, milanese, 45 anni, ha cambiato lavoro e vita a 42 lasciando il marketing per la macchina da cucire.
La sua storia, raccontata nella rubrica Sogni (im)possibili di Donna Moderna Live su La 5, è una fonte di ispirazione per chi, come lei, vuole svoltare.
Ma è un toccasana anche per chi desidera far entrare aria fresca nella propria routine riscoprendo talento, passione, voglia di imparare.
Le frasi che rendono preziosa la sua testimonianza sono due.

Cucire è adrenalina
Una dichiarazione che sorprende chi, come me, all'idea di prendere un ago in mano viene in mente quel lavoro lento, minuzioso, umile che occupava le giornate delle nonne.
Per lei, invece, è la chiave che mette in moto un'alchimia esaltante: più lo fa e spende energie, più si ricarica.
Il lavoro giusto dovrebbe farti sentire così.



Il cucito unisce
In tempi in cui si parla tanto di networking, Catia con ago e filo non cuce solo tessuti ma relazioni, importanti per il suo lavoro e per la sua vita personale.
A un certo punto, nel video, entrano in scena le sue allieve. Ecco come una di loro, Micol, racconta l'amicizia speciale che le lega.
Il cambiamento genera un'onda positiva che si allarga intorno a chi lo mette in atto.

“Il cucito unisce”: quella frase buttata lì, la prima volta che ci siamo incontrate in una pasticceria con Catia e le altre, Laura, Sonia e Peppi, per definire quello che sarebbe stato il nostro primo corso di cucito, mi sembrava un concetto un po’ generico, tutto da verificare, ma che ora risuona e si ripropone sempre come il suo mantra, ciò che meglio la rappresenta. Ci siamo conosciute solo poco più di un anno fa ma quella che era, ed è, la mia “maestra di cucito”, ora è una carissima amica, che ha fatto della sua passione un lavoro e, adesso ne ho la certezza, la sua nuova seconda vita. Vita in cui troviamo spazio anche noi, orgogliosamente le sue prime allieve o cavie, che abbiamo testato la sua creatività e anche la sua capacità di insegnare in modo semplice e divertente qualcosa che ci ha poi appassionate e coinvolte come non immaginavamo. Perché Catia è una donna entusiasta, generosa ed inclusiva, la sua risposta è sempre si a tutto e il risultato è una comunità di amiche, allieve, clienti, che rimane fedele alla sua filosofia e al suo stile. Lei semplicemente dice di amare cucire e i momenti migliori sono quando, parole sue, “cucio come una dannata”, senza staccarsi dal suo laboratorio rifugio, mangiando solo un orrendo toast (l’ho visto, fidatevi) e bevendo un caffè al ginseng, se si ricorda. Il risultato però è una serie di abiti unici, che si ispirano agli anni ‘50 e ‘60, i suoi miti, ma che hanno sempre alcuni dettagli un po’ folli, che li dissacrano, li rendono divertenti e li sdrammatizzano, proprio come lei. Ho esagerato? Lodi troppo sperticate? Niente affatto! E’ che comunque dobbiamo assolutamente finire la sessione della giacca primaverile - il mio in realtà un cappottino verde damascato meraviglioso - e non vorrei mai che ora non si riuscisse più a finire…

Adesso siete curiose di conoscerla? Eccola

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