Businesswoman receiving trophy, colleagues clapping
Businesswoman receiving trophy, colleagues clapping --- Image by © Nick White/Image Source/Corbis

Oggi si riesce a far valere il proprio merito in ufficio?

Chi ha talenti spesso non è premiato. Ma in tanti, soprattutto le giovani donne, si stanno impegnando perché il merito umano e professionale venga riconosciuto. Grazie a un approccio nuovo

Il merito torna di moda e noi donne siamo quelle che possiamo “indossarlo” al meglio. Sì, proprio il merito una di quelle parole dal sapore antico buone da evocare in sfoghi rabbiosi (dal ragazzino che a scuola dice: “Non meritavo quel voto” al politico che si appella alla meritocrazia senza tradurre l’appello nei fatti). Oggi, però, è soprattutto, una parola il cui contenuto sembra travolto dalla crisi: con la disoccupazione che c’è figuriamoci se uno può pure aspettarsi di vedere riconosciuto il proprio valore. Per questo mi ha colpita l’Officina del merito, un work in progress partito con una ricerca e un convegno, e realizzato da chi lavora proprio con chi offre e cerca lavoro.

Motore dell’Officina è Sintex, società di selezione del personale che ha festeggiato i 40 anni confrontandosi con docenti della Bocconi, dello Iulm e di Brera, responsabili delle Risorse umane e associazioni, per analizzare i dati di un sondaggio ed elaborare un decalogo del merito.

La ricerca, che presto sarà estesa ad altre categorie professionali, questa volta ha coinvolto studenti e diplomati MBA (gente con master prestigiosi nel curriculum e di solito alle dipendenze di multinazionali di spessore). E mostra due dati interessanti. Il primo è che sono soprattutto i giovani in generale e le giovani donne (sotto i 44 anni) in particolare ad avere fiducia in un miglioramento, a credere che può e dovrebbe ottenere riconoscimenti la persona con un atteggiamento attivo, positivo, costruttivo. Il secondo dato dice che ancora troppo spesso gratificazioni e ascese professionali spettano esclusivamente a chi ha un buon rapporto con il proprio capo o è un sistematico esecutore delle direttive aziendali.

Sintex ed esperti propongono anche un decalogo del merito che io provo a sintetizzare in 3 punti:


  • Il merito va riconosciuto.


Esistono strumenti per farlo, per esempio test individuali e di gruppo e valutazioni periodiche. Come tutti gli strumenti bisogna volerli e saperli usare bene.

 

  • Il merito va premiato.


Il premio non è sempre un incentivo monetario; può tradursi una riorganizzazione delle competenze, in ricoscimenti di vario tipo e anche in libertà, per esempio nella gestione dei propri orari.

 

  • Il merito va promosso.


Non è statico, un dato acquisito ma deve essere coltivato e fatto crescere, organizzando per esempio corsi di formazione dentro e fuori dalle aziende.

 

Tutto ciò è molto bello, però può suonare ancora troppo teorico di fronte alle tante imprese che impaurite e spintonate dalla crisi arretrano proprio sul fronte “investimenti nelle risorse umane”.

Allora ho chiesto a Daniela Garbelli, amministratore delegato di Sintex, perché si vince investendo sui talenti.

Oggi si riesce a far valere il proprio merito in ufficio?
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Perché oggi bisogna puntare sul merito?

 

“Proprio in questo momento di crisi diventa cruciale la qualità del lavoro e il lavoro di qualità. Avere solide conoscenze tecniche e voti da capogiro è un’ottima base, ma il mondo oggi va di corsa, le competenze vanno rinnovate. Chi seleziona e promuove il personale dovrebbe sempre più tener conto delle competenze acquisite in ogni ambito della vita, dal volontariato alla famiglia. Il volontariato e l’associazionismo ti insegnano lo spirito di gruppo e molte mamme, costrette a fronteggiare situazioni di emergenza con scarsità di risorse, sono le (inconsapevoli) migliori problem solver presenti oggi sul mercato. Non solo. Via gli improvvisatori, porte aperte invece a chi ha il coraggio di mettersi in gioco, di innovare e anche di sbagliare”.

 

Quali sono le difficoltà nel far emergere il merito?
“Ci sono due pesanti punti critici: la nostra avversione a chi tenta di giudicarci e alle punizioni. Una prova: i test Invalsi alle elementari e alle medie scatenano un putiferio. Molti docenti temono di essere valutati e alcuni genitori vogliono “proteggere” i figli da voti ritenuti ingiusti. Poi in Italia preferiamo di solito tollerare anziché punire. Ma, se non si argina il demerito, chi ha e usa i suoi talenti viene demoralizzato e finisce con il credere che il suo valore non serva”.

 

Ci sono segnali positivi?
“Un segnale di speranza secondo me arriva dalle giovani donne: molte di loro hanno fatto e fanno sport. Questa è una delle risorse che le aiuta a superare vecchi schemi femminili nei rapporti intessuti spesso su simpatie/antipatie e invidie. Dagli uomini, che da sempre sanno fare meglio squadra, le donne stanno imparando un sano cameratismo, a vestire “mentalmente” la stessa divisa. E sul lavoro oggi saper dare il meglio di sé in un team è fondamentale”.

 

Cosa può fare ognuno di noi?
“Perché il merito produca i suoi benefici i capi per primi devono capire che la leadership richiede sempre maggiori capacità di accoglienza e ascolto delle singole persone. E ciascuno di noi, a ogni livello, deve conoscere i propri limiti e rispettarli. Non bisogna inventarsi diversi da quello che si è, ma valorizzare i propri talenti”.

In attesa dei risultati della nuova ricerca Sintex (www.sintexselezione.it) vi chiedo: pensate che il vostro merito sul lavoro sia stato riconosciuto? Cosa bisognerebbe fare per promuovere i talenti?

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