Hai bisogno di contanti? Chiedi il mutuo al contrario

14 12 2016 di Carlo Musilli
Credits: Olycom

Si chiama Prestito ipotecario vitalizio, è destinato agli over 60 e lo puoi chiedere se hai una casa di proprietà. In pratica, un mutuo al contrario. Ecco vantaggi e rischi 

Se la pensione è risicata, hai una casa di proprietà e cerchi un aiuto finanziario, valuta la possibilità di chiedere un prestito ipotecario vitalizio (Piv): è una sorta di “mutuo al contrario” a tasso fisso o variabile, che permette di usare la casa come garanzia e ricevere un capitale senza pagare rate e senza cedere la nuda proprietà.

La formula esisteva già, ma è stato rivista ed estesa ai conviventi e alle coppie unite civilmente. Le insidie, però, non mancano. Vediamo passo per passo come funziona.

Come funziona il prestito ipotecario vitalizio

Il Piv è riservato a chi ha almeno 60 anni ed è proprietario di un’abitazione. Bisogna rivolgersi a una banca o a una finanziaria che in pratica monetizza in parte il valore dell’immobile: sulla casa è posta un’ipoteca come garanzia. Se sei sposato o convivi da almeno 5 anni il vincolo dell’età riguarda entrambi e il contratto deve essere firmato anche dal partner.

Quanto si può incassare

L’entità del prestito dipende dal valore della casa e dall’età di chi lo richiede: più quest’ultima è alta, maggiore è l’importo del Piv. «La media è circa il 30% del valore dell’immobile» spiega Claudio Pacella, fondatore di 65Plus, società di consulenza specializzata in questa forma di finanziamento. «Gli interessi annui oscillano fra il 4 e il 5,5%». I tassi sono perciò molto più alti di quelli dei mutui tradizionali ma il vantaggio è che chi chiede il prestito non deve restituire nemmeno un euro e ha la certezza di rimanere a casa propria per tutta la vita. Sarà compito degli eredi decidere cosa fare dell’appartamento (come spieghiamo nel box a destra).

Quali sono i rischi

Sul Piv si applica l’anatocismo: gli interessi maturati ogni anno si sommano al capitale, facendo lievitare il debito con il passare del tempo. Per disinnescare questo meccanismo (e ridurre la somma che gli eredi dovranno rimborsare se decideranno di tenersi la casa) si può concordare con la banca di pagare gli interessi mentre maturano. Ma in questo modo ci si assume la responsabilità di versare rate a scadenze fisse, come in un normale mutuo. «E in caso d’insolvenza, la casa viene venduta» avverte Pacella. «Per questo la maggior parte delle persone decide di lasciare che gli interessi si accumulino».

Cosa non si può fare

Una volta sottoscritto questo prestito, non è più permesso vendere l’immobile né darlo in affitto. Non solo: si è tenuti a garantirne il buono stato di manutenzione e a non apportare modifiche che ne riducano il valore. Altrimenti la banca può pretendere la restituzione immediata di capitale e interessi o vendere l’abitazione per recuperare il credito. Insomma, sotto certi aspetti, ti devi comportare come se fossi un’inquilino in casa tua.

3 possibilità per gli eredi

Al momento della successione ci sono tre possibilità: gli eredi saldano il debito e mantengono il possesso della casa, vendono (entro 12 mesi da quando diventano proprietari) o lasciano questa incombenza alla banca. Se il ricavato è superiore al debito, incassano la differenza. Non esiste invece la possibilità che debbano sborsare soldi: per legge l’ammontare del debito non può superare il valore commerciale dell’abitazione.

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