Sonno e lavoro: più dormi, più guadagni

14 09 2016 di Simone Spetia
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Lo rivela una ricerca americana: un buon sonno equivale a uno stipendio maggiore del 5%. E avere dipendenti lucidi e rilassati è un vantaggio anche per le aziende. Che, non a caso, iniziano a introdurre le “stanze del pisolino”

Il sonno occupa in media un terzo delle nostre vite da adulti. Per molti è un pensiero costante, perché ci piacerebbe dedicargli più tempo. E quando ne siamo privati rischia di diventare un’ossessione. Eppure quasi mai pensiamo al sonno come a un fattore economico fondamentale, al pari delle ore dedicate al lavoro. Quello che sappiamo oggi è che chi dorme di più e meglio, tende a essere meno soggetto allo stress lavorativo, ovviamente, ma anche più produttivo. E soprattutto meglio pagato.

Quanto ci costa dormire poco

Il costo della deprivazione di sonno per l’economia è elevatissimo: 63 miliardi l’anno per i soli Stati Uniti, stando a uno studio realizzato dall’American Academy of Sleep Medicine. I ricercatori Matthew Gibson e Jeffrey Shrader hanno deciso di misurare il rapporto tra reddito e ore di sonno utilizzando i differenti fusi orari degli Stati Uniti. Hanno preso in esame una zona di “confine orario”: quella cioè dove 2 città, pur trovandosi a pochi chilometri di distanza, vedono tramontare il sole in orari differenti. Nei centri in cui il buio arriva un’ora dopo, si riducono i tempi di sonno e i salari: risultano più bassi anche del 4,5% . Secondo i 2 studiosi, un’ora alla settimana di sonno in più si traduce in un incremento di stipendio dell’1,5% nel breve termine e del 5% nel lungo termine. Numeri da prendere con le pinze, ma indicativi.

Quanto dormono i manager di successo

Del resto, le abitudini di una serie di personaggi di successo dimostrano che dormire poco non è garanzia di successo. Sergio Marchionne, amministratore delegato di FCA, riposa appena 4 ore, è vero. Ma Bill Gates, fondatore di Microsoft, dorme 7 ore, così come il patron di Amazon, Jeff Bezos e l’amministratore delegato di Apple, Tim Cook. E Arianna Huffington, fondatrice dell’Huffington Post, uno dei blog più famosi negli Usa, ha scritto un libro per invitare a un buon (e lungo) riposo.

La stanza della pennichella

Non è detto, peraltro, che si debba dormire solo di notte. È appurato che anche un sonnellino durante la giornata lavorativa porta a una crescita della produttività, così alcune aziende hanno deciso di introdurlo. La Nike, nel suo quartiere generale in Oregon, ha creato delle stanze silenziose nelle quali ci si può concedere una pennichella dopo pranzo. Mentre Google ha fatto installare delle poltrone speciali. Le “nap room”, le stanze del pisolino, sono presenti nelle sedi di Microsoft, anche in Italia. Attendiamo speranzosi che altre società si adeguino: se serve a farci lavorare meglio, loro ne potrebbero beneficiare tanto quanto noi, se non di più.

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