Nozze gay: un sindaco può rifiutarsi?

16 05 2016 di Oscar Puntel

La politica si divide sulle unioni civili. L'avvocato: "Ma la legge va rispetta"

I sindaci della Lega Nord dicono che non celebreranno mai un'unione civile fra persone dello stesso sesso, appellandosi a una sorta di 'obiezione di coscienza'. Di primi cittadini, il Carroccio ne ha 220. E alla loro azione già annunciata di 'disobbedienza civile', potrebbero accodarsi anche altri amministratori, specie quelli cattolici.

Politica divisa

Dentro Forza Italia, tuttavia, non tutti la pensano allo stesso modo. Stefano Parisi, candidato a Milano per il centrodestra, ha già dichiarato che se verrà eletto "applicherà la legge senza problemi". Ma Alfio Marchini, candidato a Roma per Ncd, Forza Italia e La Destra, ha già detto di non voler unire civilmente persone dello stesso sesso. Sono per il sì anche alcuni cattolici del centrosinistra, come il sindaco di Catania Enzo Bianco. Insomma: è possibile esercitare l'obiezione di coscienza di fronte a una legge dello Stato?

Il parere dell'avvocato

Abbiamo chiesto a Gian Ettore Gassani, avvocato matrimonialista, se sia possibile che un sindaco si rifiuti di celebrare un'unione civile fra persone dello stesso sesso, ora che c'è una legge che lo permette. “Se lo fa – ci risponde Gassani – commette un reato: omissione di atto d'ufficio. Il sindaco è un pubblico ufficiale. Se omette un suo dovere, impedisce il diritto di un cittadino in forza di una legge in vigore”. Traduzione: non voler celebrare un'unione significherebbe non riconoscere il diritto di una coppia gay di unirsi civilmente, cosa invece ammessa dalla legge. “E' come se – dice l'avvocato Gassani - un giudice cattolico che non crede nel divorzio dicesse a una coppia di non volerli divorziare, perché lui non ci crede. Anche in questo caso il giudice commetterebbe un reato”.

La via d'uscita è lo delega

"Come accade nei matrimoni di rito civile, non è detto che sia sempre il sindaco a celebrare il rito. Il primo cittadino può delegare qualsiasi consigliere comunale o un ufficiale di stato civile: non deve per forza farlo lui”, precisa Gassani. Così, nel caso delle nozze gay, può benissimo delegare qualcuno del suo consiglio o un suo assessore. “E' l'unica via d'uscita di fronte a un sindaco che si rifiutasse. Questa è un'obiezione di coscienza che ha una valenza politica: nessun comune può permettersi di non rispettare una legge dello stato. La legge è fatta e va applicata”, aggiunge l'avvocato.

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