Le inutili fatiche dell’adescamento sexy

25 05 2015 di Alessandra Appiano

Care amiche di salvataggio, dopo i tacchi a stiletto, alti fra i dodici e i diciotto centimetri, un autentico massacro per i piedi e un’autentica panacea anticrisi per fisioterapisti e massaggiatori, ci stavamo chiedendo quale altro strumento sadico la moda avesse inventato per la gioia della FISPAS (Follia Integralista Spacciata Per Atteggiamento Sexy), in profonda collisione col pacifismo dei saggi. Perché le donne odierne, quando si tratta di andare incontro a inesprimibili piaceri autolesionisti, camminano a testa alta per dimostrare al mondo la loro inesauribile baldanza. Una sorta di orgasmo masochistico che le prende fino all’estasi mistica, quando riescono ad andare alla guerra contro il loro corpo. Combattendo da mane a sera i chili in più o in meno, le doppie punte dei capelli e la tinta che non è mai della nuance giusta, come le tette che dovrebbero virare alla quarta di misura mantenendo però i requisiti della seconda (capezzoli mignon, virgolettati all’insù).  Adesso, per vivere da militanti tout court senza un attimo di respiro è arrivata anche la spaventosa lingerie retrò ispirata agli anni quaranta e cinquanta. Uno scempio estetico taroccato per raffinato desiderio di sedurre gli uomini. Un tripudio di reggisenoni a fascia (al tatto, duri come il marmo) e di mutandoni corazzati; di culotte che trasformano normali sederi paciarotti in portaerei; di guaine ammazza fianchi e di balconette munite di ferri insidiosi a rischio lividi, in una gazzarra mortificante consigliata da qualche emulo del marchese De Sade. Senza dimenticare improponibili bustier vittoriani; reggicalze che reggono male le calze normali, figuriamoci quelle con la riga (perennemente storta); deprimenti vestagliette che forse renderanno intrigante Dita Von Teese (con le luci molto soffuse e una quantità industriale di cerone) ma che trasformeranno una donna normale  in una sciattona inguardabile.


E forse, se fossimo più oneste, ammetteremmo che questa pagliacciata dello spogliarello per i nostri uomini, l’abbiamo architettata per ridere di noi stesse, per combattere contro la frustrante sensazione di aver rimediato troppo spesso dei tizi assurdi e deludenti.  Perché solo una persona dotata di un forte senso dell’umorismo può ricorrere a certi ridicoli camuffamenti per arpionare fidanzati abulici, che molto spesso dormono davanti alla tv. Come se noi donne non sapessimo in partenza una regola ben precisa: nei momenti topici al maschio basico non importa un fico secco di quello che indossiamo. Potremmo anche metterci in testa un orsetto di pelouche che nessuno spasimante in carica obbiettare qualcosa. Per farsi portare a letto, mica ci vuole chissà quale strategia, mica bisogna ricorrere al teatro. Quello semmai serve dopo, quando è più interessante vedersi, comodamente sedute in platea, una bella commedia di Eduardo che sorbirsi -per giunta in posizione disagevole- le moine del solito contaballe recidivo.

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