Chris Rock notte oscar 2016

Chris Rock. Lunga è la vicenda di Chris Rock, presentatore della Notte degli Oscar. All’uscita delle candidature ufficiali, mesi fa, subito Chris accusò l’accademia cinematografica di aver prodotto delle nomination “troppo bianche” (e questo per il secondo anno consecutivo). Non rinuncia al ruolo di presentatore ma mette in piedi una protesta che coinvolge moltissimi artisti afro americani, fatta di botte&risposte nei talk show e sui social, fatta di boicottaggi e defezioni alla serata.

Fino al discorso inaugurale dello show. Sono subito applausi per l’attore che riconosce, con grandissima ironia, che “Ci fosse stata una nomination stasera per i presentatori, non avrei avuto questo lavoro oggi...". Scema un po’ l’entusiasmo davanti ad alcune battute pesanti sulla brutalità della polizia bianca nei confronti dei cittadini neri e su una discutibile battuta all’indirizzo di alcuni bambini cinesi, subito tacciata a sua volta di razzismo. Non ha centrato in pieno l’obiettivo ma l’intento era inequivocabile e molto partecipato: chiedere maggiori diritti e possibilità per gli artisti di colore.

A Hollywood c’è razzismo?

Super Bowl e Oscar, Spike Lee e Queen Latifah, artisti afroamericani, denunciano: a Hollywood il razzismo c'è ancora

In questi mesi impegno fa rima con afroamericano. Attori, cantanti, registi usano ogni strumento possibile nelle loro mani – la loro arte quindi – per catturare l’attenzione su una questione vitale (e i dati e i numeri confermano): in America la popolazione (anche artistica) afroamericana è tuttora vittima di razzismo.

Un razzismo che, almeno per quanto riguarda le fortunate frange dello star system hollywoodiano, si traduce "solo" in accessi più difficoltosi ai ruoli più ambiti, in maggiore difficoltà nel reperire le risorse necessarie alla messa in opera di film o spettacoli, in cachet più bassi. E via discorrendo. La Hollywood nera è tornata quindi in questi mesi a farsi prepotentemente sentire. Da Beyonce a Chris Rock, passando per Don Cheadle e Spike Lee per arrivare a Kendrick Lamar e Queen Latifah.

Queen Latifah Screen Actors Guild Awards 2016

Queen Latifah. Non è morbida Queen Latifah nel discorso di ringraziamento per la vittoria agli Screen Actors Guild Awards come Miglior Attrice nella miniserie Bessie, basata sulla vita dell’imperatrice del blues Bessie Smith. La sua accusa è forte: l'industria del cinema statunitense è un inferno se non sei uomo, bianco ed etero. Parola di una donna, nera.

Discriminate economicamente e meno apprezzate come professioniste (un’attrice brava donna è comunemente ritenuta meno brava di un bravo attore uomo per intenderci, quindi pagata meno). L’attrice, nel suo discorso, incita le “minoranze” ad andare avanti, a non lasciare che nessuno le discrimini perché lontane da canoni che sono solo sterili preconcetti. Deve averci lavorato su molto visto che questo premio l’ha soffiato a Nicole Kidman e Susan Sarandon, di certo più conformi ai classici canoni.

Don Cheadle Festival Cinema Berlino 2016

Don Cheadle. E’ infuriato il regista Don Cheadle. Per realizzare il suo ultimo film, il biopic Miles Ahead sulla leggenda della tromba Miles Davis, è dovuto ricorrere a fondi personali e al crowdfunding. E questo perché? Perché l’industria del cinema, quella che ci mette i soldi per intenderci, non avrebbe concesso i fondi necessari senza un attore bianco nel cast.

La finanza cinematografica crede seriamente che i film con cast interamente di colore non vendano bene oltre oceano. Il diktat è quindi che nella locandina debba campeggiare un volto bianco. Da qui l’ingaggio di Ewan McGregor, nel ruolo del giornalista che sarà il filo conduttore di tutta la storia. Ah, per inciso, Miles Davis è interpretato dallo stesso Cheadle. Che, senza peli sulla lingua, dice: “Incredibile! Per fare un film su Miles Davis ci vuole un attore bianco”!

Kendrick Lamar Grammy Awards 2016

Kendrick Lamar. Anche sul palco dei Grammy c’è stata aria di protesta. Il rapper Kendrick Lamar sbarca alla serata con 11 nomination e se ne andrà portando con sé 5 dei maggiori premi. Porta sul palco due pezzi dell’album, uno dei quali The blacker the berry: un brano arrabbiato che nasce dagli eventi di Ferguson, dove un ragazzino nero, Michael Brown,  nell’agosto del 2014 venne ucciso dalla polizia bianca scatenando la rivolta della comunità afroamericana. Di nuovo un’accusa, un dito puntato contro la violenza della polizia contro la comunità nera.

Da qui la decisione di portare in scena un’istantanea di vita di carcere con lui e i ballerini in catene, incatenati tra loro, con la classica divisa da carcerati e con tutti i musicisti dietro le sbarre: un’esibizione di una potenza straordinaria, un grido di denuncia, un’ostentazione di disagio razziale e civile cui è stato impossibile rimanere indifferenti. Grande ovazione dal pubblico ma come avranno accolto la performance i vertici organizzativi, la stampa e i politici?

Beyonce Super Bowl 2016

Beyonce. Beyonce, una delle star più amate negli Stati Uniti, sta vivendo un periodo un pochino burrascoso. La sua fenomenale performance durante il Super Bowl 2016 ha creato non poco scalpore. E scompiglio. La cantante ha scelto come brano il suo nuovo singolo, Formation, accompagnata nell’esibizione da un nutrito gruppo di ballerine. Il pezzo è un’accorata dichiarazione d’orgoglio, cattiva e a ritmo di rap, delle origini nere di Beyonce. I fans sono in visibilio, non altrettanto la stampa né la politica: i vestiti della cantante e delle ballerine ricordano troppo – secondo l’opinione pubblica – il look delle Pantere Nere degli anni ’60, colpevoli di aver sostituito la non violenza di Martin Luther King con il principio dell’autodifesa e del “patrolling”: il patrolling era la pratica di vigilare, con le armi ben in vista, sull’operato della polizia bianca per evitare gli abusi di potere di questa contro gli afroamericani. Problema questo quanto mai di attualità in questi anni, e spina nel fianco per gli Stati Uniti.

Ha fatto paura anche, nella coreografia, la marea di pugni alzati al cielo che ha ricordato il simbolo della superiorità razziale dei neri a cavallo degli anni ’60 e ’70. Ultimo dettaglio che ha fatto saltare la mosca al naso a tanti, lo schieramento a X del corpo di ballo; ovvio il riferimento a Malcom X, attivista a favore dei diritti degli afroamericani. Per tutta risposta la polizia di Miami ha dichiarato che non offrirà sorveglianza durante il concerto della cantante ad aprile. Show che, così, rischia seriamente di saltare.

Spike Lee Sundance Film Festival 2016

Spike Lee. E’ tornato a far sentire potente la propria voce l’impegnato regista. Con un nuovo film che denuncia come ancora in una città come Chicago la popolazione afroamericana sia confinata, fisicamente e psicologicamente, in un ghetto. Con il risultato spaventoso che la città ha il tragico primato della più violenta di tutti gli Stati Uniti. In cui le gang regnano sovrane e indisturbate per le strade e in cui vige solo la legge del più forte. Il titolo della pellicola, Chi-raq è un chiaro parallelo tra la situazione di guerriglia permanente tra le strade di Chicago e la guerra mai finita in Iraq.

Il film si apre con la presentazione schietta di questi dati: dal 2001 a oggi sono morti 2349 ame­ri­ca­ni nella guer­ra in Af­gha­ni­stan, 4424 dal 2003 al 2011 nella guer­ra in Iraq; du­ran­te gli stes­si anni nella città di Chi­ca­go ci sono stati 7356 omi­ci­di, prin­ci­pal­men­te per armi da fuoco, quasi tutti com­mes­si da gio­va­ni ma­schi neri nei con­fron­ti di altri gio­va­ni ma­schi neri. Chicago e Iraq uniti, come fratelli, nella violenza e nella guerra. Una denuncia di quanta violenza possa produrre vivere in un ghetto. Che sia fisico o mentale.

Riproduzione riservata