Anche Instagram sta cambiando. Un po’ come era accaduto a Facebook, oggi utilizzato quasi prevalentemente da utenti adulti, anche il social dello stesso gruppo (Meta), ma che valorizza foto e video, ha modificato i propri contenuti. In particolare capita sempre più spesso di imbattersi in contenuti professionali o commerciali, di influencer e creator, mentre diminuiscono le interazioni con gli amici. Il risultato è che spesso, dopo aver scrollato per un’ora (o anche meno) si prova una sensazione di stanchezza, che gli esperti chiamano “Instagram fatigue”.
Cos’è l’Instagram fatigue
«La sensazione di affaticamento è reale e diffusa», conferma Elena Farinelli, esperta di social media, creator, docente universitaria di Social Media Marketing. «È quel senso di tempo “buttato via” e di stanchezza che resta dopo aver passato un’ora o più su Ig, dove di fatto non si guardano più i contenuti postati da amici o parenti, ma si è inondati di post a carattere commerciale, pubblicità di prodotti sponsorizzati da influencer, ecc.», osserva l’esperta.
Instagram è cambiato
I dati ufficiali confermano questa tendenza: secondo le rilevazioni di Meta il tempo trascorso a visualizzare contenuti pubblicati dagli “amici” negli ultimi due anni è diminuita passando dal 22% al 17% su Facebook e dall’11% al 7% su Instagram. «La piattaforma si è evoluta nel tempo. Era nata soprattutto per seguire creator o influencer, o semplicemente persone che si conoscono, mentre si finisce prevalentemente con l’imbattersi in contenuti diversi, spesso non così attinenti rispetto ai propri interessi. Molti, ad esempio, sono di natura tecnologica: si tratta di pubblicità di nuovi modelli di smartphone o altri device – osserva Farinelli – In questo Instagram sembra un po’ perdere terreno rispetto a TikTok».
Instagram e TikTok a confronto
Sono ancora le rilevazioni ufficiali a fornire qualche indicazione. Nel 2025, sia TikTok che Instagram contano oltre 1 miliardo di utenti attivi al mese, ma TikTok risulta avere un tasso di coinvolgimento più elevato, soprattutto tra i giovani. Instagram, invece, mantiene una certa prevalenza tra Millennials e Gen X. Ma anche il tipo di utilizzo è differente rispetto alle età: «La Gen Z lo usa soprattutto per scambiarsi il contatto (un po’ come facevano gli attuali 50enni, quando da ragazzi si scambiavano il numero di telefono) o per seguirsi, ma in realtà con pochi contenuti. L’uso è simile a quello di WhatsApp, si ricorre a profili privati e si postano pochi scatti, magari delle vacanze o di eventi speciali. Diverso il discorso per gli adulti per i quali diventa spesso uno strumento professionale».
Instagram come nuovo LinkedIn?
«In effetti è molto utilizzato da chi magari ha un’attività da promuovere: per esempio il ristoratore, il gestore di un bar, il titolare di un negozio, che lo usano un po’ come vetrina. Anche per chi organizza eventi Instagram è un’opportunità di promozione: spesso si può seguire in diretta, anche e soprattutto perché si tratta di una piattaforma molto “visiva”, che punta su immagini e video. Non richiede, poi, grandi testi né costi, quindi può essere più comodo rispetto alla gestione di un sito o di LinkedIn stesso. Anche per questo i settori principali sono quelli della moda e dei viaggi», sottolinea Farinelli.
Ig è diventato meno “fresco” e più patinato
La differenza rispetto a poco tempo fa, però, sta anche nella sensazione che ne deriva: «Rispetto a TikTok, che è nato per catturare soprattutto utenti più giovani, Instagram oggi risulta fin troppo patinato e meno fresco. L’effetto può essere più estraniante, come se fossimo di fronte a foto troppo e video troppo perfette. Oggi, invece, c’è forse più voglia di trovare qualcosa di autentico, oppure di divertente e in questo TikTok offre maggiori meme, anche sugli argomenti che sono trend topics». A fare la differenza, però, sarebbe anche l’algoritmo: «TikTok è molto più profilante e in grado di fornire contenuti mirati che interessano maggiormente l’utente. A volte propone profili anche sconosciuti, con pochi followers, ma che risultano in linea con gli interessi di chi visita la piattaforma».
Ogni social ha la sua fascia di età
A conferma usi e consumi diversi sono le ricerche sulle principali piattaforme social. Facebook resta frequentato soprattutto dagli utenti over 35 e comunque dal 60% degli utenti di Internet. È utile anche in ambito professionale, per aziende e attività di marketing. A questo impiego si sta avvicinando Ig: come osserva StartupItalia, «Le funzionalità come Stories, Reels e Shopping hanno trasformato questa piattaforma in un vero e proprio ecosistema digitale, dove gli utenti non solo condividono contenuti, ma scoprono anche prodotti e tendenze». Quanto a TikTok, grazie a video brevi e «all’algoritmo avanzato che propone contenuti personalizzati», è diventato punto di riferimento per la Gen Z, «ma sta conquistando anche un pubblico più adulto grazie alla varietà di contenuti educativi, di intrattenimento e promozionali».
I limitatori di tempo contro la “Instagram fatigue”
Intanto, che fare contro la “Instagram fatigue”? Per chi non vuole rinunciare a “sbirciare” su Instagram o a utilizzarlo in modo più responsabile, si fa largo il ricorso ai limitatori di tempo: «È così e a utilizzare questi semplici strumenti non sono solo gli adulti: sia i Millennials e la Gen X, sia spesso gli studenti dei master, quindi di età intorno ai 24-25 anni, mi raccontano di aver adottato questi sistemi per non rimanere vittime di un uso eccessivo dei social e alla fine stancante, affaticante. Spesso dopo mezz’ora su Instagram si ha la sensazione di sentirsi consumati a livello mentale».