Trump è presidente: e ora cosa accadrà?

19 01 2017 di Monica Triglia
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20 gennaio 2017: il miliardario Donald Trump è ufficialmente il nuovo presidente degli Stati Uniti. È successo ciò che nessuno aveva previsto. E ora che cosa accadrà all'America e al mondo intero?

Donald Trump è il 45° presidente degli Stati Uniti. Per dirla con le parole di Paolo Magri, direttore dell’Ispi:

«È successo ciò che nessuno aveva previsto».

Proprio per questa ragione, ci troviamo ora di fronte a tante domande. Che ne sarà dell’eredità di Obama in settori quali la sanità, i diritti civili e la politica economica? Quale impatto avrà la presidenza Trump sulle relazioni con l’Europa e la Russia? Come si muoveranno gli Usa in Medioriente? Quali conseguenze ci saranno sui fragili equilibri in Asia e in America Latina? E che ne sarà dei trattati commerciali e dello storico accordo sul clima di Parigi? 

Di questi interrogativi si è discusso in un incontro organizzato a Milano dall’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale, in occasione della presentazione del saggio “Il mondo secondo Trump” curato da Magri e appena uscito nelle librerie per Mondadori.

Perché tanta incertezza?

In passato, dei nuovi presidenti si sapeva molto. Erano note le loro idee ispirate al Partito Democratico oppure a quello Repubblicano e, soprattutto, era ben chiaro cosa avessero fatto negli incarichi (governatore, senatore…) che avevano avuto prima della loro elezione. Al contrario, Donald Trump non solo ha sfidato buona parte dei principi del Partito Repubblicano («Trump è di fatto un indipendente che ha fatto una scalata ostile al Partito» ha detto Paolo Magri), ma non ha mai ricoperto incarichi elettivi e si è circondato di fedelissimi le cui storie professionali non aiutano a comporre il quadro di ciò che potrebbe avvenire.

«Trump è uno e trino» ha sottolineato Magri. «Anzi più trino che uno. E' l'uomo rabbioso con i media, l'intelligence, le imprese che non investono in America. Ma è anche il presidente pacato della notte della sua elezione. Ed è insieme il leader dialogante con Taiwan, la Russia, la Gran Bretagna della Brexit».

Trump ha vinto proponendo un programma radicale: lo ha fatto con un messaggio estremo, semplificato e spesso brutale. La prima cosa da capire è se continuerà su questa strada di rottura oppure si limiterà a semplici aggiustamenti di tiro.

Ipotesi uno: rottura radicale

Forte del controllo repubblicano della Camera e del Senato, Donald Trump potrebbe mettere in discussione “pilastri” come il sostegno al libero commercio (con la cancellazione degli accordi esistenti e il blocco di quelli in corso di negoziazione) e il sistema di relazioni internazionali incentrato sulla presenza e sull’impegno degli Usa in Europa, Asia e Medioriente, con un ridimensionamento del ruolo della Nato (che il neo presidente ha definito obsoleta per non aver saputo occuparsi del terrorismo, per poi correggersi almeno in parte) e maggiori spazi di manovra per la Russia e alcune potenze regionali.

Sull'Europa Trump è stato chiaro. In un'intervista a due quotidiani, il britannico Times e il tedesco Bild, ha detto che l'uscita dalla Gran Bretagna dall'Unione Europea è una grande cosa e che altri Paesi faranno lo stesso. «Il plauso del neo presidente alla Brexit potrebbe essere pericoloso per gli inglesi» ha detto Giancarlo Aragona, tra i partecipanti alla conferenza dell'Ispi di cui è stato presidente fino allo scorso anno. «Potrebbero infatti illudersi di essere più forti di quello che in realtà saranno».

«Trump non considera Usa ed Europa una comunità coesa» ha osservato Aragona.

In più occasioni il miliardario ha sottolineato come il ruolo della Unione europea non sia importante per gli Stati Uniti, dicendo che è stata fondata per colpire gli Usa nel settore del commercio. E aggiungendo: «Che resti unita o no, per l'America è lo stesso».

Ipotesi due: semplici aggiustamenti di tiro

Condizionato dalle pressioni delle lobby, del Pentagono, della Cia e soprattutto da un Congresso controllato sì dai repubblicani ma da repubblicani non necessariamente allineati alle sue posizioni, il presidente Trump potrebbe limitare la sua politica a meno sanzioni alla Russia, qualche dazio in più ai prodotti cinesi, qualche riluttanza in più a pagare i conti della Nato e alla prosecuzione in Medioriente del “leading from behind” (guida dietro le quinte) inaugurato da Obama in Libia.

Cosa farà negli Stati Uniti

«Metterà mano all'Obama care» ha osservato il relatore Oliviero Bergamini, caporedattore esteri del Tg1. «Ma non si capisce come. Perché ogni volta che ne parla si contraddice». Anche sugli immigrati non c'è chiarezza. «Sicuramente non riuscirà a "deportare” - come ha promesso ai suoi elettori - 3 dei 12 milioni di immigrati clandestini. Tanto meno riuscirà a farlo in tempi brevi». Forse non arriverà neppure a costruire un muro al confine con il Messico, «ma è molto probabile che qualche cosa metterà in atto per frenare l’afflusso di immigrati negli Stati Uniti e per cacciare fuori i lavoratori irregolari».

Cercherà di contrastare, come ha già dimostrato di voler fare, la delocalizzazione delle aziende, imponendo loro di produrre in America e non all’estero, e allenterà le norme per la tutela dell’ambiente. «Questo è più sicuro» ha detto Bergamini. «Con Trump si allontana quella green economy tanto cara ad Obama. Del resto, per essere aggressivi contro l'ambiente basta non fare nulla, non applicare regole o imporre limiti». 

Cosa farà in politica estera

Il contrasto al terrorismo giocherà un ruolo di primo piano. E il concetto di pace sarà quello di “peace through strenght” (pace attraverso la forza) reso esplicito dalle nomine di generali interventisti; dalle proposte di incremento delle spese militari; dalla disponibilità ad alleanze tattiche con Paesi (Russia, Egitto, Turchia) disponibili a contribuire con la loro forza a portare la pace; dall’insofferenza nei confronti di Paesi (a partire dall’Europa) restii a condividere i costi della sicurezza.

Che conseguenze avranno le sue minacce 

Nei rapporti con la Russia Trump farà perno sulle visioni comuni sul contrasto al terrorismo ma non potrà prescindere dalle radicate diffidenze antirusse da parte del suo partito e del pentagono. Le dure reazioni della Cina alle ripetute minacce di Trump di introdurre dazi pesanti lasciano intendere con chiarezza la posizione che adotterà nei confronti del nuovo presidente la seconda economia mondiale. In America latina la campagna elettorale condotta dal neo presidente con insulti sprezzanti nei confronti dei “latinos”, insieme a provocazioni razziste e minacce di protezionismo commerciale, hanno ricompattato un fronte anti Trump. Lo scenario più a rischio a causa dell’inesperienza e dell’imprevedibilità di Trump è quello del Medioriente, una regione dove ogni decisione presa dal neo presidente degli Stati Uniti (dall’abbandono dell’accordo iraniano al riavvicinamento a Israele o all’Egitto del presidente Abd al-Fattah al-Sisi), avrà conseguenze importanti.

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