C’è un libro che i 20enni di oggi dovrebbero leggere. Tutti, ragazzi e ragazze. Un libro non di facilissimo approccio, vista e considerata la mole – quasi 700 pagine – e il taglio filosofico a cui spesso e volentieri chi scrive fa ricorso. Ma in questo caso la fatica, come si dice, fa bene. Il saggio è Il secondo sesso. L’autrice Simone de Beauvoir, di cui il 14 aprile ricorrono i 40 anni dalla morte.

Scrittrice e filosofa dall’esistenza libera e scandalosa, icona del femminismo, compagna per la vita del filosofo Jean-Paul Sartre, fu messa all’indice e giudicata sia per le idee sia per i comportamenti fuori da ogni regola. Un’esploratrice della vita, artefice del proprio destino e della propria infaticabile opera. Secondo quel credo che nelle sue parole, scritte nell’introduzione al Secondo sesso, suona così: «La prospettiva che adottiamo è quella della morale esistenzialista. Ogni soggetto si pone concretamente mediante progetti come una trascendenza. Attua la propria libertà solo in un oltrepassamento perpetuo verso altre libertà. La sola giustificazione dell’esistenza presente è la sua espansione verso un avvenire indefinitamente aperto».

Il secondo sesso è ancora attuale

Parole scandalose quando furono scritte, nel 1949. Così sovversive – perché opera di una donna – da essere messe all’indice dal Vaticano nel 1956. Quel libro, di recente ripubblicato dal Saggiatore, fu eletto “testo sacro del femminismo” nel maggio francese del 1968, con una frase diventata nel tempo il mantra di ogni battaglia femminile: «Donna non si nasce, lo si diventa». A riprenderlo tra le mani ora – con in mente l’emozione che provocavano, a me ragazza degli anni ’60, certe affermazioni in cui Simone, con la penna intinta nella linfa della ribellione, descriveva la condizione delle giovani, mogli, madri, lavoratrici sottomesse al potere maschile – mi viene da dire che, sì, oggi è più attuale che mai.

Anche se la società si è evoluta e le donne hanno fatto parecchia strada. Qualcuno potrebbe chiedersi: ha ancora senso leggere de Beauvoir? La risposta è, semplicemente, sì. Tale è la portata delle sue riflessioni, tanto profonde sono ancora le disparità di genere che in quelle pagine possiamo trovare spunti, teorie, prese di posizione perfettamente contemporanee. Le domande poste da Simone bruciano ancora: «In che modo un essere umano potrà realizzarsi nella condizione femminile? Quali vie le sono aperte? Quali finiscono in un vicolo cieco? Come ritrovare l’indipendenza nella dipendenza? Quali circostanze limitano la libertà della donna, e lei potrà superarle? Sono questi i problemi fondamentali che vorremmo chiarire».

La donna tra dipendenza e libertà

Simone s’interrogava a partire dalla sua stessa vita. Più tardi, nei lavori autobiografici Memorie di una ragazza per bene (1960), L’età forte (1961), La forza delle cose (1966), darà corpo, col racconto delle sue esperienze, a molti dei temi affrontati nel Secondo sesso in forma di saggio.

Nata in una famiglia parigina alto-borghese, conquistata dalla filosofia fin da ragazza, sceglie di diventare insegnante legandosi in una relazione intellettuale e amorosa di lunga durata a Jean-Paul Sartre, col quale non si sposerà mai ma coltiverà un rapporto su cui molto è stato scritto: fuori dalle regole sociali, aperto a ogni altro incontro erotico, in grado di durare nel tempo, costruito sulla reciproca stima e amore…

Simone scriverà di sé raccontando il peso dell’educazione borghese che la vorrebbe inquadrata in una vita di dipendenza dall’uomo, il bisogno di rinnegare la famiglia patriarcale, l’urgenza di dare forma alla propria vita, le contraddizioni che ogni relazione con l’uomo porta con sé, l’irrinunciabile diritto per ogni donna alla libertà. Una scrittura capace di partire dalla propria vicenda personale per arrivare a un discorso universale. Politico, si potrebbe dire.

La storia della donna tra miti e realtà

In Il secondo sesso Simone aveva già formulato tutto ciò in forma di saggio suddiviso in due parti: I fatti e i miti e L’esperienza vissuta. Nella prima passa in rassegna come veniva considerata la donna dall’antichità a oggi. Aristotele diceva: «La femmina è femmina in virtù di una certa assenza di qualità… Dobbiamo considerare il carattere delle donne come naturalmente difettoso». San Tommaso decretava che la donna è «un uomo mancato», un essere «occasionale»; mentre, tra i favori di cui Platone ringraziava gli dei, il primo era che l’avessero creato libero e non schiavo, il secondo che fosse uomo e non donna.

Ma Simone non cita soltanto le posizioni negative, sentite qui: «Tra i letterati Montaigne ha assai ben capito l’arbitrio e l’ingiustizia della sorte assegnata alla donna: “Le donne hanno ragione a ribellarsi contro le leggi, perché noi le abbiamo fatte senza di loro. È naturale che non corra buon sangue tra loro e noi”».

Sempre capace di tenere il giusto equilibrio, Simone nella seconda parte traccia l’esistenza della donna dall’infanzia all’iniziazione sessuale, dalla maturità fino alla vecchiaia, descrivendo le varie tipologie: la narcisista, l’innamorata, la mistica, la lesbica, la prostituta, la madre di famiglia, la donna indipendente, spronandoci con ogni parola a lottare per dare forma alla nostra “trascendenza”, a espandere la nostra esistenza. Anche se poi, con la lucidità che le era propria, scrive anche: «L’azione delle donne non è mai stata altro che un movimento simbolico: hanno ottenuto solo ciò che gli uomini si sono degnati di concedere; non si sono prese niente: hanno ricevuto». Oggi è il momento di prendere.