Scorri Instagram o TikTok, osservi il feed e te li ritrovi lì: giovani uomini che ostentano sicurezza, ripresi mentre parlano a una platea, in studi lussuosi o per strada mentre fermano donne sconosciute e dispensano pillole di saggezza su come conquistare e “non farsi dire mai di no”. Sono i Love Coach per soli uomini, i nuovi “professori del rimorchio” che dominano il mercato digitale.

Hanno migliaia di follower, una pioggia di reel sponsorizzati e scelgono di trasformare il corteggiamento in una scienza esatta, fornendo presunte tecniche di persuasione e nozioni di psicologia spicciola. I clienti sono uomini smarriti di tante età diverse che fanno fatica a relazionarsi con le donne da sempre, per timidezza, insicurezza e vissuti di isolamento sociale. A loro i guru della seduzione vendono una promessa pericolosa: la certezza che un incontro tra due persone sia solo il risultato di un metodo infallibile da applicare attraverso un copione.

Cosa propongono i love coach

Dalle dirette gratuite sui social ai videocorsi, fino a manuali online e ai costosi bootcamp dal vivo: weekend intensivi, in grandi città come Milano e Roma, dove gli allievi vengono portati a fare pratica dei vari approcci bloccando per strada, nelle piazze, nei centri commerciali, nei ristoranti, donne a caso, per allenarsi e affinare tecniche di “rimorchio” considerate infallibili, sotto l’occhio attento del coach che corregge i loro errori in tempo reale.

L’obiettivo è imparare a superare la paura dell’approccio, gestire il rifiuto, dominare la conversazione e ottenere un appuntamento, o almeno il numero di telefono e il contatto sui social. Il loro messaggio è che la seduzione non si improvvisa, né dipende dalla fortuna, ma è una competenza che si apprende.

Il business del coaching sentimentale

Il business del coaching sentimentale è in crescita ed è alimentato da strategie di vendita molto aggressive. Spesso i guru della seduzione demoliscono la già traballante autostima dei clienti dandogli degli “sfigati” per poi vendergli la soluzione attraverso i loro prodotti. «Siamo davanti a un mercato in rapida espansione e c’è un investimento di 450 mila euro al mese in sponsorizzazioni su Google. – racconta Vincenzo Barbagallo, esperto di digital marketing e comunicazione strategica –

I guadagni sono alti: un love coach chiede dai 70 euro l’ora per una consulenza singola fino a 2 mila euro al mese per cliente. Il target di riferimento è un uomo privo di capacità relazionali: al Nord, specialmente in Lombardia, i clienti arrivano tramite pubblicità sulle app di appuntamenti, al Sud in particolare dalla Campania, vengono intercettati su Instagram. Questi coach sono abili venditori e usano strategie di marketing efficaci. Non escludo – continua Barbagallo – che possano nascere a breve grosse accademie di formazione. Non è un bisogno nuovo quello a cui rispondono, ma un vuoto emotivo esplicitato dalla rete. Il loro cliente tipo potrebbe essere il collega vicino di scrivania a lavoro: non sono una minoranza».

Le “competenze” dei love coach

Costruiscono la loro autorità in maniera grottesca e se provi a scorrere nei commenti sotto i loro video, quando un utente chiede quali titoli di studio posseggano, loro si vantano di essere studiosi autodidatti di sociologia e psicologia comportamentale. Rivendicando con orgoglio di essere laureati all’ ”Università della strada e della vita” e sottolineano di avere anni di competenze pratiche, apprese sul campo, che nessun professore potrebbe insegnare.

Il loro linguaggio tradisce una visione del mondo in cui le donne sono prede, oggetti, trofei. Usano espressioni come “valore percepito”, “posizionamento”, “ragazze champions league” come se il consenso fosse sempre scavalcabile con le regole di approccio giuste. In molti corsi infatti insegnano che se una ragazza dice di “no” sta mettendo alla prova il suo impegno e bastano le istruzioni giuste per ribaltare la situazione.

Molti di loro sostengono che con l’avvento del femminismo alcuni uomini avrebbero perso la capacità reale di sedurre, per questo chiedono ai loro clienti di recuperare autorità e sicurezza, convinti che le donne in fondo vogliano essere corteggiate solo da uomini capaci di dominarle.

Perché cercare un love coach?

Cosa spinge a rivolgersi a questi “professori del rimorchio”? Lo abbiamo chiesto a Ameya Canovi, psicologa e PHD, autrice del libro Le stelle non sono mai sole: «Esiste un profondo problema socioculturale e questi corsi si inseriscono pienamente in una mentalità patriarcale che rende la donna un oggetto. Sembrano contare di più i follower e la capacità di creare contenuti virali rispetto alle competenze e ai titoli di studio. Gli utenti comprano questi percorsi senza farsi domande sulla reale professionalità di chi sta dall’altra parte dello schermo. Si tratta di un impoverimento culturale preoccupante».

La solitudine degli uomini

«Gli uomini oggi vivono una solitudine profonda – sottolinea la dottoressa Canovi – non sanno decodificare i loro disagi né esprimerli. Se si parlassero tra loro, confrontandosi su emozioni e vissuti avrebbero il potere di dirsi gli uni con gli altri cosa non va nel loro modo di approcciarsi alle relazioni. E invece vivono una pressione reciproca costante che gli impedisce di essere vulnerabili. Così si genera, dentro e fuori dai social, un mondo maschile fatto solo di una socialità vissuta come performance. Questi profili sono i sintomi di un malessere identitario che serpeggia e che è molto grave. Questo tipo di approccio alla seduzione conferma personalità fragilissime e un cortocircuito emotivo di cui dobbiamo farci carico tutti».

Il comportamento dei seguaci dei love coach

Identificare un approccio studiato e da manuale richiede attenzione. La dottoressa Canovi suggerisce alle donne di ascoltare il linguaggio: se la comunicazione punta a essere svilente, producendo stordimento emotivo e cognitivo siamo davanti a un possibile manipolatore. Questi uomini fanno fatica a confrontarsi con la donna nella sua interezza e a sostenere un dialogo naturale, ma tendono invece a focalizzarsi su dettagli fisici ed estetici, frammentandola come certi copioni di seduzione prevedono. Spesso questi coach insegnano a non ascoltare le parole della donna, ma a focalizzarsi su piccoli segnali come i capelli, le labbra, la posizione dei piedi, considerandoli indicatori di interesse, anche quando invece potrebbero essere solo espressione di noia o imbarazzo.

Persiste l’idea che la donna sia un territorio di conquista attraverso una strategia di marketing. Mentre noi lottiamo per essere riconosciute nella nostra interezza con le nostre idee, i nostri desideri, il nostro reale consenso, assiatiam a un ritorno al passato travestito da innovazione digitale che ci chiede di tenere alta la guardia. «Oggi si cercano soluzioni semplici per vivere le relazioni e le emozioni – conclude la dottoressa Canovi – ma alla base servono solo spontaneità e autenticità. Senza questi elementi l’incontro tra due persone non può avvenire davvero».