Meningite, le domande che ci facciamo tutti

16 02 2016 di Cinzia Testa
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L'ultimo caso della donna deceduta a Milano riporta alla ribalta tutti i nostri dubbi: come ci si protegge da questa malattia? Quanto copre il vaccino? Si deve fare il richiamo? Ecco le risposte di uno dei massimi esperti

Dopo un periodo di tregua, una donna è morta a Milano per colpa della meningite. Ciclicamente questa malattia torna alla ribalta.

Tutti ci ricordiamo di quando l’epidemia di meningite era in Toscana. Poi è seguita la campagna, diventata virale, "Win for Meningitis", in cui la campionessa paralimpica Beatrice Vio posava per la fotografa Anen Geddes, insieme ad altri atleti colpiti dallo stesso male.

Insomma, la meningite fa sempre paura. Tanti sono ancora gli interrogativi sul contagio, su come riconoscere i sintomi e sulla vaccinazione. Ecco cosa ci risponde Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli studi di Milano e direttore sanitario dell’Istituto G. Galeazzi. 

Quante forme di meningite ci sono?

In linea generale, una batterica e una virale, ma è difficile alla visita capire di quale si tratti. Alla base si tratta sempre di un’infiammazione della meninge, cioè del rivestimento del sistema nervoso centrale, collocato nel cervello e nel midollo. E in tutti i casi gli esiti possono essere mortali, in particolare nel caso di bambini molto piccoli, anziani e in generale di chi ha un sistema immunitario compromesso.

Esiste un vaccino?

Ce ne sono diversi, e al momento proteggono contro circa il 90 per cento delle forme batteriche più frequenti. Ci sono il vaccino contro l’Haemophilus influenzae di tipo B, il vaccino contro lo pneumococco e il vaccino contro il meningococco C. Sono tutti raccomandati e non obbligatori, ma certamente maggiore è il numero di persone protette, meglio è. Il suggerimento in caso di dubbi è di farsi guidare dal pediatra se si tratta di bambini, oppure dal medico di famiglia, perché orientarsi da sé può essere complicato.

Il vaccino si paga?

Per certe categorie come i bambini piccoli, generalmente le vaccinazioni sono gratuite ma è sempre meglio chiedere alla propria Asl di zona, dal momento che ogni Regione ha una gestione sanitaria a sé. In Toscana ad esempio, per gestire le emergenze dei mesi scorsi, è stata realizzata una campagna straordinaria contro il meningococco C, e la vaccinazione veniva offerta gratuitamente oppure dietro pagamento di un semplice ticket, anche agli adulti.

Chi è già stato vaccinato deve ripetere l’iniezione?

Non è necessario il richiamo. Circa dieci giorni dopo l’iniezione si sviluppa nell’organismo la cosiddetta memoria immunologica che si attiva in caso di contagio per eliminare il batterio. Questo effetto è per sempre. Certo, con gli anni può diminuire, ma in ogni caso rimane uno scudo protettivo non indifferente.

Quali sono i sintomi?

A tutte le età si manifesta la cosiddetta triade: febbre che sale oltre i 39 gradi nell’arco di pochi minuti, mal di testa insopportabile, stato di rigidità alla nuca e al collo. In questi casi non bisogna perdere tempo ma correre subito al pronto soccorso.

La meningite si cura?

Prima si interviene e meglio è. La cura è prevalentemente a base di antibiotici da somministrare in endovena, con l’obiettivo di debellare il batterio. Al momento della diagnosi inoltre è fondamentale ricostruire in tutta fretta i movimenti del paziente nei giorni precedenti e iniziare subito la profilassi, cioè la cura antibiotica, a chi è entrato in contatto col paziente. Questo è l’unico modo per sgominare il batterio eventualmente presente prima che si scateni.

Ci sono regole di prevenzione?

Vale sempre il consiglio di lavarsi le mani con sapone e acqua calda, più volte durante il giorno e soprattutto dopo essere stati in luoghi affollati. Ricordiamoci però che la prevenzione migliore rimane la vaccinazione.

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