Premio “Donna dell’anno” 2017. Ecco le tre finaliste (E come votarle)

Una biologa, una dottoressa e una imprenditrice: sono le tre finaliste del Premio, che si terrà a Saint-Vincent, a fine maggio. Il pubblico potrà votare e scegliere la “sua” donna dell’anno, via web. Una targa verrà consegnata anche dalla direttrice di "Donna Moderna"

La biologa scozzese Karina Atkinson, la dottoressa italo-svizzera Monika Hauser, l'imprenditrice sarda Alessandra Farris: sono le tre finaliste dell'edizione 2017 del Premio internazionale “Donna dell’Anno 2017”, promosso dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta. Riconoscimento che arriva alla 19/esima edizione e che vede il nostro settimanale media partner: Donna Moderna assegnerà infatti, per mano della sua direttrice Annalisa Monfreda, una targa speciale. La consegna del Premio è prevista il 31 maggio a Saint-Vincent.

Chi sono le tre finaliste

Karina Atkinson, biologa scozzese, arriva in Paraguay nel 2008 in Paraguay per prendere parte a un progetto di volontariato, fonda “Para La Tierra", una Ong la cui missione è la protezione di diversi habitat e specie, attraverso la ricerca scientifica che lega il lavoro della comunità autoctona con l'educazione ambientale. La sua laurea in genetica e biologia e il Master in zoologia sono alla base di un progetto concretizzatosi nella salvaguardia della Laguna Bianca, vasta riserva naturale che si trova alla confluenza di tre grandi eco-regioni: l’Upper Paranà Foresta Atlantica, Cerrado (entrambi habitat in via di estinzione a livello globale) e il Bosque Centrale del Paraguay. L'iniziativa ha interessato la popolazione locale, che non aveva alcun concetto di conservazione o di valore dell’habitat. Grazie ai fondi ottenuti con il Premio Rolex, Karina Atkinson ha sviluppato un progetto di emancipazione femminile attraverso la creazione di cooperative di allevamenti avicoli che forniscono uova e carne destinate alla vendita, o al nutrimento per 50 nuclei familiari. Inoltre, la biologa britannica sta cercando risorse per migliorare il rifornimento di generi alimentari nelle località vicine alla riserva.

L’italo-svizzera Monika Hauser, alla fine del 1992, vede i reportage sugli stupri di massa delle donne bosniache durante la guerra civile (1992-1995). Si reca immediatamente nelle zone di guerra in soccorso e ad aprile 1993, insieme a 20 donne psicologhe e a dottoresse locali, apre il centro di terapia “Medica Zenica”, nella città bosniaca di Zenica. Nello stesso anno fonda “Medica Mondiale”, organizzazione non governativa con sede in Germania che si schiera a fianco di donne e ragazze che vivono in zone di guerra e di crisi in tutto il mondo, nell'intento di consentire loro di condurre una vita dignitosa e autodeterminata. Le regioni in cui “Medica Mondiale” interviene sono principalmente l'Africa centrale – la Regione dei Grandi Laghi – l'Africa occidentale, l’Europa sud-orientale, l'Afghanistan e la Germania. Sin dalla sua istituzione nel 1993, Medica Mondiale ha perseguito il compito di affrontare il dramma della violenza sessuale in guerra. In molti paesi del mondo, le donne e le ragazze sono violentate e considerate come legittimo "bottino di guerra" nei conflitti bellici, l'organizzazione interviene in contesti dove le vittime degli abusi non ricevono alcun sostegno e sono lasciate a se stesse.

Alessandra Farris, “startupper” sarda, ha vissuto la dolorosa esperienza di avere entrambi i genitori sordi, vivendo sulla sua pelle le difficoltà quotidiane così come le discriminazioni nei confronti dei suoi genitori. Questa ragazza ha sentito il dovere di reagire, di mettere in campo ogni possibile azione per aiutare i suoi cari e toglierli da quella “disabilità invisibile”, come lei chiama la sordità, che ha condizionato tutta la loro vita. Nel 2014, è arrivata la svolta della sua vita: all’Università di Cagliari, nell’ambito di un programma chiamato Contamination Lab, Alessandra ha incontrato Giorgia e Antonio, oggi suoi soci, due ragazzi sensibili e appassionati. Insieme hanno dato vita alla start-up "IntendiMe" e hanno inventato, attraverso un sistema innovativo, un rivelatore universale di suoni che consente di individuare qualsiasi suono si desideri. Era l’occasione che Alessandra Farris aspettava per vedere realizzato finalmente il suo sogno: creare uno strumento capace di abbattere alcune di quelle barriere che intralciano il percorso di vita delle persone sorde per renderle più indipendenti e al sicuro.

Karina Atkinson, biologa scozzese - guarda il video

Monika Hauser, dottoressa italo-svizzera - guarda il video

Alessandra Farris, imprenditrice sarda - guarda il video

Il voto popolare

Le tre finaliste sono state selezionate da una giuria, scegliendo fra 23 nomi proposti da Ong, enti e associazioni di tutto il mondo. Riceveranno ciascuna uno dei tre premi in palio: il primo “La Donna dell’Anno” del valore di 20mila euro, il Premio Popolarità di 15mila euro, e un terzo premio da 10mila euro; tutte somme che dovranno essere spese interamente per la realizzazione o il completamento dei progetti umanitari e di sviluppo per i quali le vincitrici sono state selezionate.

Mentre i nomi della prima e della terza classificata saranno indicati dalla giuria nel corso della cerimonia, il Premio Popolarità sarà scelto dal pubblico del web di tutto il mondo attraverso una consultazione on line che comincerà mercoledì 3 maggio. Potrai partecipare anche tu, votando sul sito del Consiglio regionale della Valle d’Aosta .

La targa di Donna Moderna

Durante la cerimonia di premiazione, una targa speciale sarà assegnata a una delle tre finaliste da Annalisa Monfreda, direttrice del nostro settimanale, che è media partner del Premio. «Donna Moderna - spiega la nostra direttrice - ogni settimana racconta la storia di una donna speciale, che nel piccolo della sua quotidianità o nello spazio della sua professione ha fatto qualcosa di straordinario per gli altri. Proprio per questo motivo, sentiamo il Premio internazionale “La Donna dell’Anno” particolarmente affine al nostro settimanale».

Il tema della 19/esima edizione

Il tema dell’edizione 2017 del Premio si ispira alla frase di Gandhi: «La vera fonte dei diritti è il dovere». Dovere inteso come valore etico e capacità di dare forma a progetti di convivenza civile, economici e sociali, a sostegno dei diritti umani fondamentali. «Il compito della giuria non è stato facile perché le candidature sono tutte meritevoli e raccontano storie di donne coraggiose che si sono spese per gli altri» ha detto il presidente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta Andrea Rosset. «Le finaliste incarnano perfettamente il tema scelto per l'edizione di quest'anno: hanno fatto del dovere un valore morale, da mettere a servizio del prossimo per abbattere barriere, per promuovere i diritti umani, per valorizzare uno sviluppo sostenibile». Il Premio “Donna dell’Anno” è stato istituito nel 1998 con l’obiettivo di valorizzare il ruolo delle donne nella società, nella cultura, nel mondo del lavoro, nella politica, nella comunicazione, nelle arti e nello spettacolo.

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