Facciamo il possibile per vivere più a lungo. Dieta sana, moto, integratori. Smettiamo di bere e di fumare, alleniamo il cervello con le parole crociate, teniamo sotto controllo il colesterolo e la pressione. Ci innamoriamo di qualsiasi nuovo ritrovato capace di regalarci una manciata di anni in più. Prima era la papaya, poi le bacche di goji, ora i funghi funzionali, Reishi, Shiitake, Maitake … Siamo disposti a buttare giù qualsiasi cosa pur di rinforzare il sistema immunitario, detronizzare i radicali liberi, mantenere la memoria lucida e reattiva, prolungare energia e resistenza. Perché biasimarci? Già che le nostre esistenze si stanno allungando a dismisura grazie ai progressi della scienza, tanto vale godersi la vita che avanza, regalandoci una vecchiaia piena e stimolante. Doppiato l’ultimo giro di boa della pensione, ci sono almeno una ventina d’anni da organizzare. Mica vorremo passarli tutti ai giardinetti!
I più anziani dell’Unione europea
L’Italia, lo sappiamo, è il Paese più anziano dell’Unione europea. Con un numero record di 65enni, che, al netto di qualche acciacco, ancora si sentono giovani. Decisamente più pimpanti e in salute dei coetanei di qualche decennio fa. Non a caso l’ingresso nella cosiddetta terza età è slittato a 74 anni per gli uomini e 77 per le donne, una soglia che utilizza come parametro la speranza di vita residua. Benissimo. Non possiamo che rallegrarci di questo prolungamento dei nostri giorni. Di questo rimandare il momento della fine. Un tempo gli ultracentenari si contavano sulla punta delle dita. Oggi sono circa 24.000. Oltre duemila in più rispetto al 2024. Otto su 10 sono donne. Auguri! Non era quello che volevamo?
La beffa della longevità
Sì, è così, lo volevamo. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia. Per quante bacche rosse infiliamo nello yogurt, per quanti funghi di eterna giovinezza ci facciamo a colazione, a un certo punto per davvero si diventa vecchi. La vista non è più quella di una volta, le gambe diventano fragili e anche la voglia di uscire, leggere, persino contemplare i cantieri va piano piano scemando. A volte da due si resta in uno soltanto, le relazioni si diradano, i nipoti diventano grandi, i figli hanno da lavorare e magari vivono lontani. Così piano piano vivere diventa sopravvivere, sfangare la giornata, annoiarsi tra un controllo dal medico e una puntata dell’Eredità.
L’assistenza dei genitori anziani sulle spalle delle donne
Finché a un certo punto non si è più autosufficienti. E anche se è difficile accettarlo, c’è bisogno di una mano. Badanti, servizi di assistenza, centri diurni. Ma soprattutto parenti. E soprattutto figlie. In Italia si contano 7 milioni di caregiver familiari, persone che forniscono sostegno pratico, relazionale ed emotivo a propri cari in difficoltà. Talvolta in modo occasionale, talvolta a tempo pieno, a titolo totalmente gratuito, e con un investimento di tempo e di energie che spesso non lascia spazio ad altro. Un fenomeno in crescita costante, che impegna tante donne ancora nel pieno della loro attività professionale, le quali, dopo essersi totalmente o parzialmente affrancate dai doveri della maternità, si ritrovano a dover fare “da madri” ai propri genitori, diventati di colpo vulnerabili e bisognosi di cure.
La solitudine dei caregiver familiari
C’è chi è costretta a tour de force massacranti per tenere insieme tutto, chi si alterna con figure dedicate per non andare in tilt, chi arriva a lasciare il lavoro. Purtroppo non tutte le famiglie hanno le disponibilità economiche per affidarsi a strutture o aiuti domiciliari full time. E caricarsi tutto sulle spalle ha ricadute spesso pesanti. Soprattutto in estate, quando tra ferie e operatori sottostaffati ci si sente veramente sole. Pensavamo che la preoccupazione più grande fosse dove lasciare i figli una volta finita la scuola, non sapevamo che poi sarebbe arrivato di peggio. Solo nel mio gruppo di amiche, almeno tre hanno rinunciato alle vacanze per non lasciare soli i propri anziani. Un problema gigante, figlio di un Paese che non fa abbastanza per favorire un corretto ricambio generazionale e dare una reale rete di sostegno alla popolazione più fragile e via via più numerosa. Ché tanto a casa qualcuno se ne occuperà. Ovviamente, sempre noi. E per fortuna che c’è la papaya.