Cosa hanno in comune Eleonora Daniele, Lorena Bianchetti, Laura Freddi o Giulia Montanarini? O ancora Hilary Swank, Chloe Sevigny, Alanis Morissette, Brigitte Nielsen e Janet Jackson? Non si tratta solo di volti noti della tv nostrana o del mondo del cinema e della musica internazionale. Sono tutte madri che hanno avuto figli oltre i 40 anni e persino dopo i 50, come per le ultime due.

Segno dei tempi che cambiano, come per Natalie Portman, che ha mostrato con orgoglio la sua pancia, dovuta alla terza gravidanza. Fin qui tutto bene, se non fosse per le critiche, anche molto dure, legate proprio alla sua età (quasi 45 anni), che hanno spinto qualche leone da tastiera a parlare persino di “gravidanza geriatrica”.

Natalie Portman e le madri over 40, orgogliose e criticate

«Io e Tanguy siamo molto emozionati. Sono davvero grata, so che è un privilegio e un miracolo», ha detto l’attrice premio Oscar nell’intervista ad Harper’s Bazaar, in cui ha ufficializzato l’attesa del terzo figlio, insieme al compagno e musicista francese Tanguy Destable.

Portman è già madre di Aleph, di 14 anni, e Amalia, di 9, avuti dal coreografo francese e suo ex marito, Benjamin Millepied. Ma è sulla terza gravidanza che si concentrano ora le attenzioni del pubblico e le critiche, legate alla sua età.

Da “primipara attempata” a “madre anziana”

Se per Eleonora Daniele, madre per la prima volta a 44 anni, e Lorena Bianchetti (a 45) i commenti non risparmiavano definizioni come quella di “primipara attempata”, nel caso della Portman qualcuno è arrivato a parlare di “gravidanza geriatrica”, ricorrendo quindi a un giudizio tranchant.

Eppure quello della maternità over 40 sembrava un tabù ormai superato: «La donna che oggi affronta una gravidanza oltre i 40 anni non rappresenta più un’eccezione. Molte arrivano a questa scelta dopo aver consolidato la propria vita personale e professionale; altre desiderano un secondo o terzo figlio», commenta Daniela Galliano, ginecologa esperta in PMA, direttrice della clinica IVI Roma.

I rischi dopo i 40 anni

Eppure rimane l’idea che una gravidanza dopo i 40 anni sia “pericolosa”. Cosa c’è di vero? «Dal punto di vista ostetrico è corretto affermare che l’età materna avanzata rappresenta un fattore di rischio, indipendente per alcune complicanze della gravidanza – chiarisce Galliano. – Per esempio, ci potrebbero essere un aborto spontaneo, anomalie cromosomiche fetali, diabete gestazionale, ipertensione arteriosa, preeclampsia, restrizione della crescita fetale, placenta previa, parto pre-termine e una maggiore probabilità di parto mediante taglio cesareo. Va però sottolineato che il rischio non dipende esclusivamente dall’età cronologica».

Cosa va valutato

Come spiega Galliano, «Incidono anche lo stato di salute della donna, l’indice di massa corporea, eventuali patologie croniche, il fumo, lo stile di vita e la qualità dell’assistenza ostetrica. Oggi disponiamo di strumenti che consentono di ridurre significativamente molti di questi rischi: per esempio, una consulenza preconcezionale, una gestione ottimale delle patologie preesistenti, uno stile di vita corretto, un attento monitoraggio ostetrico e gli screening prenatali – incluso il test del DNA fetale – permettono nella maggior parte dei casi di accompagnare la gravidanza in modo sicuro».

La gravidanza over 40 non è patologica

«Una donna di 42 o 45 anni non è “troppo vecchia” per diventare madre. Ha semplicemente bisogno di informazioni corrette, di una valutazione personalizzata e di un’assistenza basata sull’evidenza scientifica. Il nostro compito come medici è accompagnarla in questo percorso senza creare false illusioni, ma nemmeno inutili paure», chiarisce la ginecologa, che sottolinea: «Da una parte non bisogna minimizzare l’impatto dell’età sulla fertilità: l’ovaio non invecchia allo stesso ritmo del resto dell’organismo e la medicina non è ancora in grado di invertire questo processo. Dall’altra, però, non bisogna trasformare la gravidanza dopo i 40 anni in una condizione patologica».

Gravidanza spontanea o PMA?

Il caso di Natalie Portman, però, apre anche a un’altra riflessione: le gravidanze “tardive” tramite PMA, la procreazione medicalmente assistita. Il padre dell’attrice israeliana naturalizzata americana, infatti, è Avner Hershlag: «Ho lavorato per un periodo con lui nel New Jersey. È un medico specialista di infertilità, che oggi lavora in Commack, New York, alla Island Fertility eStony Brook Medicine», spiega Daniela Galliano.

Non è chiaro se quella della Portman sia una gravidanza spontanea o no. Nel caso della Nielsen, però, lei stessa nel 2018, a 54 anni, aveva parlato di «una lunga strada» che aveva preceduto la nascita della quinta figlia, Frida, dopo 13 cicli di fecondazione in vitro.

Cosa comporta la PMA

«La possibilità di una gravidanza spontanea esiste ancora, ma diminuisce progressivamente con l’età, soprattutto per la riduzione della quantità e della qualità degli ovociti. Il fenomeno più rilevante non è tanto la diminuzione numerica della riserva ovarica, quanto l’aumento delle alterazioni cromosomiche, che riducono la probabilità di concepimento e aumentano il rischio di aborto spontaneo. Per questo motivo aumenta anche il ricorso alla PMA, che però non può annullare gli effetti biologici dell’età ovarica. Se vengono utilizzati gli ovociti della paziente, i risultati dipendono principalmente dalla loro qualità».

Ovodonazione: quando vi si ricorre

Per questo «Dopo i 43-44 anni, le probabilità di ottenere una gravidanza evolutiva con ovociti propri diventano molto basse nella maggior parte delle donne, anche attraverso la fecondazione in vitro. In questi casi, se non è stato effettuato in precedenza un congelamento degli ovociti, la strategia che offre le maggiori probabilità di gravidanza è la donazione di ovociti», spiega Galliano.

Con l’ovodonazione, quindi, si supera l’invecchiamento dell’ovocita, mentre «l’utero mantiene nella maggior parte dei casi una buona capacità di portare avanti una gravidanza anche dopo i 45 anni, purché la donna sia in buone condizioni di salute generale».

Come preservare la fertilità

Il tema è quanto mai di attualità, perché le donne sempre più spesso posticipano la gravidanza, in particolare la prima (e spesso unica) per potersi prima dedicare al lavoro, ben consapevoli del fatto che dopo la nascita di un figlio la carriera potrebbe subire “contraccolpi”. Come ricorda Galliano i tassi di successo dell’ovodonazione dipendono prevalentemente dall’età della donatrice e sono nettamente superiori rispetto ai cicli con ovociti propri nella stessa fascia di età.

«Questa è anche la ragione per cui oggi insistiamo molto sul concetto di preservazione della fertilità: il congelamento degli ovociti quando la donna è ancora giovane rappresenta l’unico modo per conservare il proprio potenziale riproduttivo», conclude la ginecologa.