Frequentare l’università è sempre più costoso. Tra tasse in aumento, libri, trasporti e soprattutto affitti, per molte famiglie sostenere il percorso di studi dei figli rappresenta un impegno economico importante. È anche da questa consapevolezza che nasce il Reddito di merito per studenti universitari, una proposta di legge presentata in Senato da Forza Italia con prima firmataria Stefania Craxi.
L’obiettivo è offrire un sostegno economico agli studenti che ottengono i risultati migliori, valorizzando il merito e cercando, allo stesso tempo, di limitare la fuga dei giovani talenti verso l’estero.
È importante, però, fare una precisazione. Al momento non si tratta di una misura già in vigore, ma di un disegno di legge che dovrà affrontare l’intero iter parlamentare. Non è quindi possibile presentare domanda né conoscere con certezza tutti i criteri che saranno applicati. Alcuni dettagli, infatti, saranno definiti soltanto con un successivo decreto ministeriale.
Che cos’è il Reddito di merito per gli studenti universitari
La proposta introduce il cosiddetto Reddito di merito nazionale, un contributo economico destinato agli studenti universitari che dimostrano un rendimento accademico particolarmente elevato.
Secondo il testo depositato in Senato, la finalità è duplice. Da un lato si vuole premiare l’impegno e l’eccellenza negli studi, riconoscendo concretamente il percorso di chi ottiene risultati brillanti.
Dall’altro si punta a rendere più attrattivo il sistema universitario italiano, a cui viene riconosciuto sempre più prestigio nelle classifiche internazionali, sostenendo gli studenti più preparati e cercando di contrastare il fenomeno della cosiddetta fuga dei cervelli. Il disegno di legge prevede, inoltre, l’istituzione di un Fondo per il Reddito di merito, gestito dal Ministero dell’Università e della Ricerca, con una dotazione prevista di 300 milioni di euro all’anno a partire dal 2026. Le modalità di erogazione dovranno però essere definite attraverso un decreto ministeriale successivo.
L’idea si inserisce in un dibattito sempre più ampio sul diritto allo studio. Negli ultimi anni, infatti, il costo della vita universitaria è aumentato sensibilmente, soprattutto nelle grandi città, dove trovare una stanza in affitto è diventato sempre più difficile per gli studenti fuori sede.
Chi potrebbe ricevere fino a 1.000 euro al mese
Il disegno di legge stabilisce alcuni requisiti generali che dovranno essere rispettati.
Potrebbero accedere al beneficio gli studenti iscritti a corsi di laurea triennale, magistrale biennale o a ciclo unico, purché siano residenti legalmente e stabilmente in Italia da almeno un anno e mantengano la regolarità del percorso universitario.
Per valutare il merito non verrebbe considerata soltanto la media degli esami sostenuti. Il testo indica, infatti, che dovranno essere presi in esame anche il numero dei crediti formativi acquisiti, la continuità del percorso di studi e altri criteri che saranno fissati dal Ministero dell’Università attraverso un successivo decreto attuativo.
La proposta prevede, inoltre, che gli studenti partecipino ad attività formative e di orientamento individuate dal Ministero per continuare a beneficiare del sostegno economico negli anni successivi.
Importi e requisiti: che cosa sappiamo davvero
Uno degli aspetti che ha attirato maggiore attenzione riguarda l’importo dell’assegno, che potrebbe arrivare fino a 1.000 euro al mese.
Negli ultimi giorni sono circolate diverse ricostruzioni secondo cui il contributo sarebbe articolato in tre fasce da 500 (con una media tra 27 e 28), 750 (con una media tra 28 e 29) e 1.000 euro (con una media sopra il 29), collegate a specifiche medie universitarie. Allo stesso modo sono stati citati requisiti come il diploma con almeno 95/100, il piazzamento nel primo 10% del test TOLC oppure una laurea triennale con almeno 108/110.
È, però, opportuno distinguere le informazioni confermate da quelle ancora da definire.
Nel testo del disegno di legge depositato in Senato questi criteri non sono indicati. La proposta demanda, infatti, a un successivo decreto ministeriale il compito di stabilire nel dettaglio le modalità di accesso, gli importi effettivi e gli indicatori con cui sarà valutato il merito degli studenti. Fino all’approvazione di tali provvedimenti, quindi, non è possibile considerare definitivi questi requisiti.
Quando potrebbe entrare in vigore
Un altro elemento fondamentale riguarda i tempi. Il Reddito di merito non è ancora operativo. Il disegno di legge è stato presentato al Senato e dovrà seguire l’intero iter parlamentare prima di un’eventuale approvazione. Solo dopo l’entrata in vigore della legge il Ministero dell’Università potrà emanare il decreto attuativo necessario per definire le modalità pratiche di assegnazione del contributo.
Questo significa che, almeno per il momento, non esiste una data di apertura delle domande e non è possibile sapere quando il beneficio potrebbe essere effettivamente erogato.
Chi sta programmando il prossimo anno accademico dovrà quindi continuare a fare riferimento alle borse di studio regionali e agli altri strumenti già previsti dal diritto allo studio universitario.
Reddito di merito e borse di studio: quali differenze
Se approvato, il Reddito di merito si affiancherebbe alle misure già esistenti senza necessariamente sostituirle.
Le tradizionali borse di studio universitarie vengono assegnate soprattutto sulla base della situazione economica dello studente e della sua famiglia, valutata attraverso l’ISEE, oltre che del rendimento accademico richiesto per mantenere il beneficio.
Il Reddito di merito, invece, nasce con una logica diversa: il criterio centrale sarebbe rappresentato dall’eccellenza del percorso universitario. Secondo il disegno di legge, inoltre, il nuovo contributo potrebbe essere compatibile con altre forme di sostegno economico, anche se le modalità di cumulabilità saranno chiarite soltanto nei provvedimenti attuativi.
La proposta ha già aperto un confronto tra chi ritiene giusto premiare gli studenti più brillanti e chi teme che un sistema fondato quasi esclusivamente sui voti possa penalizzare chi affronta il percorso universitario partendo da condizioni economiche o sociali più difficili.
Una proposta che apre il dibattito sul diritto allo studio
L’idea di riconoscere un sostegno economico agli studenti più meritevoli incontra il favore di chi vede nel merito uno strumento per incentivare l’impegno e valorizzare il talento. Allo stesso tempo, però, il tema solleva interrogativi sul rapporto tra merito e pari opportunità.
Molte associazioni studentesche ricordano che il successo universitario dipende anche dalle condizioni di partenza: poter studiare senza dover lavorare, sostenere il costo di un alloggio o acquistare il materiale necessario può incidere significativamente sui risultati accademici.
Il confronto, quindi, non riguarda soltanto l’importo dell’eventuale assegno, ma il modello di sostegno che il sistema universitario italiano intende adottare nei prossimi anni. Per il momento resta una proposta di legge ancora all’inizio del suo percorso parlamentare. Solo dopo l’eventuale approvazione sarà possibile conoscere con precisione chi potrà beneficiarne e secondo quali criteri.