Sfogo di una donna normale

05 12 2016 di Redazione
Credits: Ansa

Una donna normale ha sulle spalle un carico che può schiacciare. Tra maternità, lavoro, famiglia e nessun tempo per sé, una lettrice si è sfogata con la direttrice di Donna Moderna 

Cara Annalisa,
mi è venuto in mente di scriverti (mi permetto di darti del tu) osservando questa mattina la pila di riviste Donna Moderna alla quale sono abbonata e appassionata avvolte nel cellophane settimana dopo settimana ricevo il tuo giornale ma non ho più il tempo di leggerlo purtroppo da quando ho avuto la grandissima gioia di diventare mamma.
Ho infatti una meravigliosa bambina di 16 mesi fortemente voluta.
Ti scrivo questa lettera perché voglio raccontarti la difficoltà di conciliare la vita lavorativa e familiare di una donna come me che ha un lavoro normale (impiegata in una ditta tessile da 12 anni) e che ha a che fare quotidianamente con impegni economici pratci, tipo pagamenti di rate mutuo, condominio, asilo, auto etc.


Durante la gravidanza avrei voluto lavorare fino all'ottavo mese ma ho avuto una minaccia di parto al settimo mese, sono stata ricoverata e in effetti ho partorito una bimba prematura. Dopo terapia intensiva e incubatrice la mia piccola ha reagito benissimo, sono riuscita ad allattarla e sono rientrata al lavoro quando ha compiuto 4 mesi.
È stata molto dura. La portavo dai nonni alle 7 mattino finché dopo qualche mese ha iniziato l'asilo nido.


Al rientro al lavoro tutto era cambiato e forse sono cambiata anche io… non è facile avere la mente fresca e la concentrazione di prima dopo notti insonni e serate passate a cucinare,lavare, pulire etc... Prima di entrare in ufficio hai già steso i panni, comprato il pane, organizzato la giornata e così via.
Ti senti scalzata dai colleghi e meno considerata dai titolari, e quel lavoro iniziato a 19 anni a cui hai dato tutto senza risparmiarti mai, facendo quotidianamente straordinari (quasi non pagati) senza mai prendere ferie se non 10 giorni in agosto, si trasforma in un luogo dove vieni assalita da cattivi pensieri e depressione.
L’unica cosa che ho chiesto in 12 anni di contratto è stato durante il periodo dell'allattamento dove è consentito lavorare 6 ore, di fare queste sei ore a orario continuato,in modo da essere libera per la bambina nel primo pomeriggio.
Non mi è stato consentito e ora mi ritrovo a correre con una matta tra asilo e nonni (che ci danno una bella mano) nel traffico delle ore di punta.


Mio marito è meraviglioso, quando è a casa mi aiuta in tutto, solo che la sera non torna dal lavoro fino alle 8 e tutta la gestione della casa è sulle mie spalle.
Mi sento molto in colpa a lamentarmi perché ho una figlia e un marito stupendi.
E mi sento ancora più in colpa perché il sorriso della bimba mi scalda il cuore e mi invade di felicità, di una felicità che però non riesce a sovrastare, se non per poco tempo, tutta la stanchezza e il nervosismo che mi invadono costantemente.
Mi piacerebbe anche avere un secondo figlio ma non oso immaginare come potrei fare a livello economico emotivo e pratico.
La cosa che mi logora di più è il non potermi godere la bimba quanto vorrei, la consapevolezza che crescerà velocemente senza che io me ne accorga presa dalla pazza corsa della vita.
Inoltre, per una persona dal carattere indipendente e autonomo come me, ritrovarsi a dipendere dai nonni e a chiedere favori per guardare la piccola quando sta male e non può frequentare il nido è una cosa straziante.


La mia stanchezza perenne non mi consente di essere totalmente serena in casa e mi porta spesso a discussioni, per futili motivi con mio marito rovinando il clima familiare. Il più delle volte non riesco a rilassarmi neppure nel weekend quando mi ritrovo alle prese con la pianificazione della settimana successiva. Queste tensioni si riflettono sul mio fisico ovviamente, causandomi disordini e disturbi alimentari, mal di testa e in certo senso, depressione


A volte penso di essere pazza, incapace di portare avanti una famiglia


E così non vedo via d'uscita da questo tunnel in fondo al quale non è previsto nessun conforto e nessun aiuto per noi donne normali.
Vorrei che questa mia confessione, che questo stralcio di racconto della mia vita fosse utile ad altre donne ma probabilmente il mio sfogo cadrà nel vuoto e le mie riviste di Donna Moderna resteranno ancora molto incartate.
Non penso di essere speciale faccio quelle che tutte le mamme fanno! Voglio solo denunciare la mancanza di sostegno alla famiglia e la dura realtà della condizione della donna. La parità dei sessi forse è impossibile non so se per natura o per volontà dei poteri forti.
Sono sicura, cara Annalisa, che tu da mamma e donna in carriera capisci quello che dico

grazie e buon lavoro
E.

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