Fortissima scossa in Italia centrale: cosa succede?

Una nuova scossa di magnitudo 6.5 è stata avvertita in Umbria, epicentro tra Norcia, Preci e Castelsantangelo sul Nera. Molti i danni, anche nei comuni già colpiti: è crollata la Chiesa di San Benedetto a Norcia

Una nuova scossa di magnitudo 6.5 è stata avvertita in Umbria, epicentro tra Norcia, Preci e Castelsantangelo sul Nera, verso le 7.40 di domenica 30 ottobre. Il terremoto è stato a 10 chilometri di profondità. Il sisma si è sentito in tutta Italia, dal Trentino Alto Adige alla Puglia. E’ crollata la  chiesa di San Benedetto di Norcia. A Roma la gente è scesa in strada ed è stata fermata la metro.

Secondo la Protezione Civile, «si tratta di una delle più forti dell'ultimo secolo in Italia, sicuramente quella con la magnitudo maggiore dal 1980, anno del terremoto in Irpinia, a oggi, surclassando persino il sisma dell'Aquila del 2009»

Ecco quello che hanno rilevato i sismografi del Centro di Ricerca Sismologica dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste:

Dai primi controlli dei Carabinieri e degli altri soccorritori, al momento non risultano vittime. Secondo quanto riferito da fonti della protezione civile, tre persone sono state estratte vive dalle macerie a Tolentino, dove si sono avuti diversi cedimenti.

E’ drammatica invece la situazione nei paesi già colpiti il 26 ottobre: «E’ crollato tutto, vedo colonne di fumo, e' un disastro, un disastro!» ha detto il sindaco di Ussita, Marco Rinaldi. «Dormivo in auto, ho visto l'inferno…». E Aleandro Petrucci, il sindaco di Arquata, cittadina già martoriata dalle scosse di fine agosto: «E' venuto tutto giù, ormai non ci stanno più i paesi. Per fortuna che erano zone rosse. La poca gente che è rimasta è scesa in strada, si sta abbracciando. Adesso stiamo andando in giro per le frazioni per vedere quello che è successo».

La scossa del 30 ottobre arriva dopo i due nuovi eventi sismici, con una magnitudo 5.4 e 5.9 quindi molto forti, che hanno interessato l’Italia Centrale, la sera del 26 ottobre. Gli epicentri erano stati rilevati fra le province di Macerata, Perugia e Ascoli Piceno. Particolarmente colpiti i comuni di Camerino, Villa S. Antonio, Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera, Norcia.


Credits: ANSA/VIGILI DEL FUOCO

Nuovi crolli nella zona tra Arquata e Pescara del Tronto dopo il forte sisma che ha colpito l'Italia centrale, 30 ottobre 2016.

Credits: ANSA/VIGILI DEL FUOCO

Nuovi crolli nella zona tra Arquata e Pescara del Tronto dopo il forte sisma che ha colpito l'Italia centrale, 30 ottobre 2016.

Credits: ANSA/ESERCITO ITALIANO

Nuovi crolli dopo il forte terremoto nelle aree già colpite dai simsi di agosto e del 26 ottobre

Credits: ANSA/ STEFANO ANGELETTI

La nuvola di polvere causata dai nuovi crolli a Norcia provocati dalla scossa di magnitudo 6.1 delle 7.40 del 30 ottobre 2016.

Credits: ANSA/MATTEO GUIDELLI

Crolli e macerie nei pressi di Norcia

Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

La metro A di piazza Re di Roma chiusa per verifiche dopo la scossa, Roma, 30 ottobre 2016.

Credits: ANSA

La chiesa di San Francesco a Norcia prima e dopo il terremoto del 30 ottobre

Credits: ANSA/LUCA LAVIOLA

Il centro storico di Tolentino dopo il violento terremoto

Credits: ANSA/GABRIELLA VOLPI

Calcinacci crollati dal tetto della chiesa di Sant'Agostino a Orte (Viterbo)

Credits: ANSA

La chiesa di Santa Maria Argentea a Norcia prima e dopo il terremoto del 30 Ottobre.

Questi terremoti sono collegati a quelli dello scorso agosto?

Per rispondere a questa domanda, guardate questa mappa: è quella della sequenza sismica dal 24 agosto 2016 al 30 ottobre 2016 (fino alle ore 8.00).

L’evento sismico di magnitudo 6.5 di domenica 30 ottobre è identificato dalla stella rossa. Le stelle bianche più a nord sono le due forti scosse del 26 ottobre. Le altre più a sud si riferiscono al terremoto di fine agosto.

Immaginate ora di tirare una linea fra quei punti. Lì sopra passa la faglia appenninica.

«Dalle prime informazioni raccolte, quello che possiamo dire che c’è stata una rottura lungo quella che che tecnicamente si chiama faglia monte Bove - monte Vettore. E’ una faglia molto lunga. A fine agosto, la frattura  ha interessato 25 km di crosta terreste: mille chilometri cubici sono collassati e il rilascio di questa energia ha prodotto il terremoto della scorsa estate. La nuova scossa si è innescata sulla stessa ‘linea’, ma più a nord. E’ una sua propagazione verso nord» ci spiega Laura Peruzza, dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste. Facciamo un esempio pratico, per chiarire. «L’effetto è quello del sasso contro un parabrezza. E’ molto probabile che dopo il colpo una crepa compaia: ma noi non sappiamo se in direzione nord o in direzione sud»

Questa che corre lungo l’Appenino è una faglia pericolosa?

Nel 1997, sempre in quella zona c’è stato il terremoto nella zona di Colfiorito, Foligno. La faglia di cui stiamo parlando è il ‘confine’ occidentale della microplacca adriatica. «Essa corrisponde all’area occupata dalla pianura padana e del mar Adriatico e il cui bordo occidentale corre lungo la dorsale appenninica: nei suoi movimenti questa preme in senso antiorario contro la placca europea, spingendo contro le Dinaridi (le montagne nell’area ex-Jugoslavia), e scivola, a sud, lungo la fascia appenninica, determinandone l’alta sismicità» ci spiega Dario Slejko, sismologo e affiliato dell’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale di Trieste.

Queste rotture della faglia si possono prevedere?

Molte risposte le abbiamo dalla geologia, dalla storia sismica della zona e dai rilievi con sistemi Gps, che ci forniscono delle buone indicazioni sugli spostamenti. L’Appennino si dilata di 3-4 millimetri l’anno. Ogni secolo, sono 40 cm circa. Ma questi spostamenti sono conseguenze delle rotture sottostanti: avvengono proprio per effetto dello ‘scaricamento’ di energia prodotta da questi crolli. Esattamente come i terremoti. Sono una liberazione di energia. L’Ingv, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, aveva già detto che la rottura poteva propagarsi verso nord, perché c’erano indicazioni di propagazione verso nord della zona di sismicità.

Come mai la scossa si è avvertita anche al nord e nella zona di Napoli?

Perché la scossa delle ore 21.18 ha avuto una magnitudo di 5.9: è un numero importante. La magnitudo è la misura dell’energia rilasciata da un terremoto, energia che si sprigiona alla sorgente e che misuriamo con diverse scale, la più conosciuta delle quali è la Richter. In quella delle 19.10, la magnitudo è stata di 5.4. I sismologi assumono 5.5 come valore soglia del danno. E non è un caso che la seconda abbia fatto più danni della prima. La loro profondità ha fatto sì che si siano sentite ovunque. «Una scossa così energetica, soprattutto quella di 5.9, è facile che si propaghi e si percepisca anche al Nord o al Sud. Non è una cosa difficile che si verifichi. Inoltre, la percezione del terremoto dipende anche da particolari condizioni ambientali. Io sono di Trieste e in città è stata percepita da chi abitava ai piani alti dei palazzi ed era in situazione di silenzio» aggiunge Peruzza.

Perché ci sono crolli e frane in montagna?

«Quando ci sono terremoti così forti si riscontrano frane, anche con smottamenti di centinaia di chilometri quadrati. Se il terreno è soggetto a uno scuotimento molto forte si registrano questi effetti. Frane e massi che si staccano sono una conseguenza attesa con queste tipologie di scosse» spiega Peruzza.

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