Cos’è la Variante Epsilon del Covid

È conosciuta da qualche mese e il fatto che non sia ancora dominante per ora rassicura. Diffusa in 40 Paesi al mondo, Italia compresa (per ora solo nella zona di Pescara) pare però più aggressiva nei confronti del sistema immunitario

Mentre la variante Delta spinge i contagi al rialzo, si affaccia anche in Europa una nuova mutazione, che ha una caratteristica nuova rispetto alle altre: presenta ben tre mutazioni sulla proteina Spike, quella che permette l’ingresso del virus nell’organismo umano. Questo la renderebbe in grado di intaccare la protezione degli anticorpi, sia naturali, sia dati da vaccinazioni con siero a Rna messaggero, mentre il vaccino monodose J&J risulterebbe più efficace nella difesa.

Cos’è la variante Epsilon

Si tratta di una mutazione, il cui nome scientifico è B.1.427/B.1.429, identificata per la prima volta in California, negli Stati Uniti, all’inizio del 2021. È stata ribattezzata Epsilon lo scorso marzo. A scoprirla è stato il ricercatore biochimico Matthew McCallum, dell’Università di Washington a Seattle, che l’ha descritta in un articolo pubblicato sulla rivista Science.

In Italia ne ha parlato di recente il virologo Paolo Fazii, primario della Uoc di Virologia e Microbiologia della Asl di Pescara e responsabile del Laboratorio analisi dell’ospedale, che ha messo in guardia rispetto ai rischi connessi a questa mutazione, più presente in Paesi del terzo mondo.

Perché è più aggressiva

La mutazione «ha già dimostrato di riuscire a superare le barriere delle difese immunitarie» ha spiegato Fazii, in audizione in commissione Ambiente del Comune di Pescara, nella cui provincia sono stati segnalati i due casi noti al momento in Italia. La sua caratteristica sarebbe di risultare più aggressiva nei confronti del sistema immunitario. Come spiegato dall’esperto, infatti, «possono ammalarsi anche coloro che già hanno contratto una prima volta il virus da Covid-19 e sono guariti, come i vaccinati».

Secondo gli studi condotti da McCallum su 57 campioni, la variante Epsilon presenta ben tre mutazioni che la rendono resistente agli anticorpi e che si trovano sulla proteina Spike, “l’aggancio” con il quale il virus entra nell’organismo umano. «Gli studi condotti finora, seppure su campioni numericamente ancora limitati, mostrano che le tre mutazioni la rendono diversa dalle altre varianti già isolate» spiega Massimo Ciccozzi, epidemiologo e direttore dell’Unità statistica e medica del Campus Biomedico di Roma, tra i massimi esperti di varianti, tanto da essere stato definito “l’uomo delle mutazioni”.

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La resistenza agli anticorpi

Secondo quanto emerso finora la variante Epsilon è resistente sia agli anticorpi generati dall’infezione da malattia Covid, sia a quelli prodotti grazie ai vaccini a Rna messaggero. Le osservazioni pubblicate si basano sull’analisi del plasma prelevato da 15 persone vaccinate con due dosi di Moderna, da 33 vaccinate con due dosi di Pfizer-BioNtech e da 9 che avevano avuto l’infezione da SarsCoV2.

Sarebbe efficace, invece, il vaccino monodose J&J. L’azienda statunitense produttrice del siero, infatti, ha dichiarato al New England Journal of Medicine che il proprio farmaco «ha dimostrato una risposta immunitaria duratura e ha generato risposte anticorpali neutralizzanti contro la variante Delta e altre varianti di Sars-CoV-2 che destano preoccupazione», compresa la Epsilon.

«La conosciamo da qualche mese e il fatto che non sia ancora dominante rassicura, anche se preoccupa la possibile maggiore resistenza agli anticorpi. Come scritto su Science, la caratteristica è che ha tre mutazioni delle quali due in quello che è chiamato dominio NTD. Queste mutazioni sono capaci di cambiare la struttura della proteina Spike, il che renderebbe possibile una maggiore evasione nei confronti del sistema immunitario. In pratica gli anticorpi la riconoscono di meno» spiega Ciccozzi, che ha appena ricevuto il riconoscimento dell’Associazione “Medicina e frontiere” insieme ad altre personalità, compreso il commissario straordinario, Francesco Paolo Figliuolo.

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Dove è diffusa

Se la possibilità di superare le barriere del sistema immunitario desta qualche preoccupazione, rassicura il fatto che al momento in Italia sono segnalati solo due casi, un numero molto inferiore a quello di altri Paesi, anche europei. Ad oggi, infatti, sono 40 i contagi da Variante Epsilon in Danimarca, 10 in Gran Bretagna e Germania, 7 in Francia e Irlanda, 5 in spagna e Olanda, 4 in Svizzera, 3 in Norvegia, 2 in Svezia, Finlandia e Italia e uno in Belgio.

Secondo la banca dati Gisaid, nelle ultime settimane si è diffusa in 44 Paesi (a maggio erano 34) dagli Stati Uniti alla Corea del Sud, all’India e al Giappone. 

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Cosa vuol dire che è una variante “di interesse”

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha inserito la nuova mutazione tra le cosiddette Varianti di interesse (VOI). Come spiegato dalla Società italiana di Scienze mediche (Sismed) sul proprio sito, in questa categoria rientrano le mutazioni che presentano due caratteristiche: 1) mutazioni tali da essere causa di trasmissione in comunità, fonte di focolai o casi di contagio multipli di Covid-19; 2) se la variante è stata rilevata in più paesi. «Il fatto che sia classificata come variante di interesse è normale, perché accade ogni volta che se ne scopre una nuova. Ora è sotto monitoraggio e, in base alla sua azione e alla diffusione, potrebbe diventare variante “di preoccupazione”» conclude Ciccozzi.

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