Apnea: emozioni da restare senza fiato

Avete mai pensato di provare l’apnea? Io l'ho fatto. Mi sono tuffata nella piscina più profonda del mondo e ho scoperto che noi donne abbiamo una marcia in più

Sono a Montegrotto Terme, a pochi chilometri da Padova, dove si trova la “Y-40”, la piscina più profonda della Terra, per una competizione no limits: immergermi in profondità e per più tempo possibile in apnea, affidandomi al solo controllo del respiro. Una sfida con me stessa prima che con gli avversari e compagni di questa avventura. Siamo un gruppo variegato di adulti ignari di quello che ci aspetta. Ci metteremo alla prova nel “Breathless Challenge”, una gara all’ultimo respiro organizzata da Sector No Limits.

Tra noi qualcuno ha già esperienza di immersioni in mare, qualcun altro già dalla partenza è seriamente terrorizzato all’idea di rimanere senza fiato sotto un muro d’acqua. Io sono eccitata all'idea di provare questa esperienza, anche se man mano che si avvicina il momento di farlo sul serio l'ansia aumenta e il battito cardiaco accelera notevolmente. Mi conforta l’idea che non saremo soli; al nostro fianco ci sarà un allenatore d’eccezione, Mike Maric, campione mondiale di apnea nonché preparatore di fuoriclasse olimpionici del nuoto come Federica Pellegrini e Filippo Magnini, ma anche dello spadista medaglia d'argento a Rio 2016 Paolo Pizzo e della karateka Sara Cardin. Ok, mi fido del coach, ma ha a disposizione pochissimo tempo per trasformarci in provetti apneisti…o almeno per sperare di farci sopravvivere alla sfida.

Inizia il primo approccio teorico con la disciplina. Seduta diligentemente nel banco ascolto con attenzione le spiegazioni, ma mi sento come se fossi un po’ nello studio di “Amici” di Maria de Filippi e po’ sull’ “Isola dei famosi” prima di una prova immunità. Mike ci illumina sui segreti della respirazione diaframmatica, “di pancia”:

«Alla nascita sappiamo respirare in modo corretto ma poi, nel corso della vita, disimpariamo e iniziamo a utilizzare il muscolo diaframmatico, il principale muscolo della respirazione, meno del 40% della sua capacità. Per questo siamo in affanno come se avessimo sempre fame d’aria».

Sbloccare il diaframma e reimparare a respirare nel modo naturale ci permetterà di ossigenarci meglio, quindi di controllare l’ansia, quindi di superare lo stress di questa sfida. Detto così sembra facile.

Dopo una breve spiegazione "a secco" su come indossare la maschera e sulla tecnica di compensazione indispensabile per evitare dolori lancinanti ai timpani, andiamo verso la piscina per l'allenamento in acqua. Camminiamo nel tunnel, l'unico tunnel panoramico al mondo immerso e trasparente, che attraversa la vasca da una parte all'altra e la paura si trasforma in adrenalina.

Courtesy of Press Office Sector No Limits

Il coach Mike Maric spiega in aula l'utilizzo delle attrezzature e la tecnica della compensazione.

Y-40, The Deep Joy, Millepini

La Y-40, la piscina dei record di Montegrotto Terme, con il tunnel sospeso e le piattaforme a diverse profondità.

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Il gruppo inizia ad allenare la respirazione in piscina: così si rallenta il battito cardiaco e si supera l'ansia.

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Il boccaglio è un utile strumento per allenare la respirazione sott'acqua.

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Grazie alla respirazione in acqua il corpo si rilassa e diventa più leggero.

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Il ritmo della respirazione diaframmatica: inspirazione-stop-espirazione-stop

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Il coach Mike Maric mostra la tecnica per scendere in apnea dinamica e come compensare.

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Si risale in superficie senza panico: la sensazione di non avere più aria è solo mentale.

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Il coach Mike Maric assiste ai primi tentativi di apnea in profondità come un angelo custode.

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Aiutati dal cavo guida inizia la prova di apnea fino alla profondità di -5, -10, -13 metri.

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Obbiettivo raggiunto. Si risale in superficie sotto lo sguardo dei compagni.

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Mike Maric si concentra prima della sua immersione in profondità a -42 metri.

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Mike Maric tocca l'abisso della Y-40 e si appresta a risalire.

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Il nostro coach e campione Mike Maric ricompare dall'oscurità del pozzo più profondo della piscina. Compie l'immersione e la risalita in pochissimi minuti.

La struttura è un capolavoro dell’architettura e dell’ingegneria completamente italiana e un paradiso per tutti gli amanti delle attività subacquee. La piscina ha piattaforme a diverse profondità e un pozzo del diametro di 6 metri che arriva fino all'abisso di -42,15 metri (più o meno come un palazzo di 14 piani, quasi completamente interrati). Procedo nel tunnel sospeso e mi sento come dentro un acquario: sopra di me in ogni direzione i sub si allenano nell’assetto e non si muovono di un millimetro, apneisti esperti provano l’ebbrezza di arrivare fino alla massima profondità, ragazzini sfrecciano su e giù con uno scooter a propulsione. Cresce il desiderio di immergermi con loro, gli esercizi per il controllo della respirazione funzionano, sono più tranquilla.

Iniziamo il training nell’acqua calda termale, ripeto la sequenza: inspirazione (4 secondi) - stop (4 secondi) - espirazione (8 secondi) - stop (4 secondi). Il diaframma detta il ritmo e il mio addome lo segue. Ora comincia la prova di apnea statica e io cerco la concentrazione guidata dalla voce tranquilla del coach e dal ritmo del mio cuore. Non respiro. Mi rendo conto che il battito rallenta e i muscoli si rilassano, fluttuo sospesa senza gravità, i suoni sono ovattati, il tempo si dilata. Anche i più tirati tra i miei compagni alla fine della prova sorridono distesi e soddisfatti per la riscoperta di una nuova confidenza con l’acqua. Quindi il primo obiettivo è stato decisamente raggiunto!

Siamo già pronti per la prossima sfida: l’apnea dinamica in profondità. Aiutati dal cavo guida scendiamo fino a -5, -10, -13 metri. Ognuno sceglie la sua prova in base alla percezione del proprio limite. Decido che il mio obiettivo sarà la piattaforma dei -10. Inizio a scendere con cautela, compenso e mi sento subito a mio agio, così procedo con decisione fino in fondo. La discesa e la risalita si svolgono in modo assolutamente naturale e senza stress. Acquisisco una nuova consapevolezza di me stessa e controllo la situazione, perché

«il vero limite non è nel corpo (quando ci sembra di non avere più ossigeno la capacità polmonare è ancora di almeno un litro e mezzo) ma nella mente. Se sei padrone del tuo respiro, lo sei del tuo corpo, della tua mente, della tua vita»

spiega Mike. Ma ora tocca a lui: con la sua fedele monopinna si tuffa in acqua e nuota leggero e potente come un delfino…arriva in fondo all'abisso della vasca e risale in una manciata di minuti.

Anche l’obiettivo della seconda sfida è stato raggiunto: vincere le proprie paure. L’apnea non è una disciplina da supereroi:

«Cercare la profondità in acqua è come un tuffo in noi stessi. Ritrovarsi e rinascere».

Maric si sbilancia e confessa che in questo le donne sono più brave, perché sono più abituate a guardare dentro se stesse e non a cercare la migliore performance a tutti i costi… E in effetti i risultati ottenuti in piscina dal nostro piccolo gruppo di apneisti per un giorno lo confermano in pieno!

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