Il terzo episodio di Roberta Valente – Notaio in Sorrento ha acceso un dibattito. Sui social e tra il pubblico televisivo emergono giudizi netti. La protagonista viene definita «antipatica», «rigida», a tratti difficile da seguire. Ma è davvero un problema di scrittura o siamo davanti a una scelta precisa? Dopo le polemiche per la dicitura di “notaio”, di cui vi abbiamo già parlato, andiamo a leggere questa nuova querelle.
“Roberta Valente – Notaio in Sorrento” e le critiche del pubblico
La reazione del pubblico è stata immediata. Fin dalle prime puntate, il personaggio interpretato da Maria Vera Ratti ha diviso. Da una parte chi fatica a entrare in sintonia con il suo carattere. Dall’altra chi ne riconosce la coerenza.
Molte critiche si concentrano sul suo modo di porsi. È fredda, poco empatica, spesso distante. In un panorama televisivo che ha abituato a protagoniste più concilianti, questa figura spiazza. Il risultato è una frattura nel pubblico.
Tuttavia, questa lettura rischia di fermarsi alla superficie. Giudicare un personaggio solo in base alla simpatia significa applicare un criterio riduttivo. Soprattutto quando si parla di una narrazione che sembra costruita per svilupparsi nel tempo.
L’antipatia come costruzione narrativa consapevole
L’aspetto più interessante della protagonista è proprio quello che genera rifiuto. La sua rigidità non appare casuale. Fa parte di una costruzione precisa.
Roberta Valente è un personaggio fatto di contrasti. Vive una dimensione professionale esigente, che si riflette nei rapporti personali. Non cerca il consenso immediato. Non si rende facilmente accessibile.
Questa distanza crea attrito. Ma è proprio l’attrito a generare movimento nella storia. Senza questa tensione, il racconto perderebbe spessore.
Nella serialità contemporanea, personaggi di questo tipo sono sempre più presenti. Non sono costruiti per piacere subito. Chiedono tempo. E soprattutto chiedono allo spettatore uno sforzo in più.
Personaggi femminili complessi: perché oggi dividono ancora
Quando una protagonista è difficile, il dibattito si accende. E questo accade in modo ancora più evidente con i personaggi femminili.

Per anni, la televisione ha proposto modelli più rassicuranti. Donne empatiche, accoglienti, facilmente leggibili. Oggi qualcosa sta cambiando. Le protagoniste diventano più sfaccettate. Più contraddittorie. Più reali.
Questo passaggio, però, non è sempre immediato per il pubblico. L’aspettativa di «piacere» resta forte. Quando viene disattesa, scatta il rifiuto.
Il caso di Roberta Valente – Notaio in Sorrento si inserisce proprio in questa trasformazione. Non è solo una questione di gradimento. È un cambiamento nel modo di raccontare.
Una fiction che punta sulla complessità, non sul consenso
La serie sembra scegliere una strada chiara. Non semplificare. Non addolcire i personaggi. Ma costruirli attraverso le loro imperfezioni.
La scrittura mantiene una linea coerente. Gli episodi sviluppano tensioni emotive e professionali senza cercare scorciatoie. In questo contesto, la protagonista resta fedele a sé stessa.
Le reazioni contrastanti diventano così parte del gioco. Un personaggio che divide è anche un personaggio che funziona. Significa che non lascia indifferenti.
Ridurre tutto a una questione di simpatia rischia di impoverire la lettura. La serie sembra chiedere qualcosa di diverso. Più attenzione, più tempo, meno giudizi immediati.