Speranza Ponti aveva 50 anni quando scomparve ad Alghero, in provincia di Sassari, il 5 dicembre 2019. Per quasi due mesi della donna non si ebbero notizie, fino al ritrovamento del corpo in una zona di campagna alla periferia della città.

A indicare agli investigatori il luogo era stato il compagno Massimiliano Farci, che ha sempre sostenuto che la donna si sia tolta la vita. La sua versione non ha però retto alle indagini e al processo: Farci è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della donna e la sentenza è diventata definitiva con la decisione della Corte di Cassazione nell’ottobre 2024.

La scomparsa di Speranza Ponti

Speranza Ponti, originaria di Uri, viveva ad Alghero e aveva una relazione con Massimiliano Farci. I due gestivano una pizzeria e conducevano una vita apparentemente normale. Il 5 dicembre 2019, però, la donna scompare. La famiglia, non riuscendo più a mettersi in contatto con lei, lancia l’allarme e partono le ricerche.

Fin dalle prime fasi dell’indagine l’attenzione degli investigatori si concentra sul compagno, già condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’imprenditore Renato Baldussi, commesso nel 1999. Al momento della scomparsa di Speranza Ponti si trovava in regime di semilibertà.

Il ritrovamento del corpo

Alla fine, 31 gennaio 2020 il corpo di Speranza Ponti viene ritrovato in una zona di Monte Carru, nelle campagne di Alghero. A indicare il luogo agli investigatori è proprio Farci, che nel corso degli interrogatori ammette anche di avere trasportato e nascosto il cadavere.

Su una cosa però è irremovibile: non è lui il responsabile della morte della compagna. Secondo la sua versione, Speranza si sarebbe suicidata il giorno dopo la scomparsa e lui, invece di rivolgersi alle forze dell’ordine, avrebbe deciso di occultarne il corpo. Gli accertamenti investigativi e medico legali portarono a escludere questa ricostruzione e a sostenere l’ipotesi dell’omicidio.

Chi ha ucciso Speranza Ponti

Secondo i giudici, a uccidere Speranza Ponti è stato proprio Massimiliano Farci. Il suo comportamento dopo la morte della compagna è uno degli elementi più importanti a sostegno dell’accusa.

Il movente parrebbe essere sia economico sia legato alla gelosia. Farci avrebbe temuto di perdere il controllo sulle disponibilità economiche di Speranza e, allo stesso tempo, avrebbe reagito alla scoperta che la donna aveva riallacciato i rapporti con l’ex marito.

Un ruolo importante nell’inchiesta hanno avuto anche i movimenti di denaro successivi alla morte della donna. Gli accertamenti hanno evidenziato prelievi effettuati utilizzando le disponibilità di Speranza Ponti e altri movimenti che, secondo i giudici, erano incompatibili con il racconto fornito dall’imputato.

La versione di Massimiliano Farci e la condanna

Massimiliano Farci ha sempre respinto l’accusa di omicidio mantenendo sempre fede alla prima versione data.

L’uomo ha spiegato di avere avuto paura di non essere creduto e di avere agito in modo irrazionale. Una ricostruzione ritenuta non credibile dai giudici, che hanno considerato incompatibili con il suicidio diversi elementi emersi durante le indagini.

Farci è stato condannato il primo grado all’ergastolo in quanto ritenuto unico responsabile dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere. La decisione è stata successivamente confermata in appello e in cassazione.

Il caso di Speranza Ponti a Un giorno in Pretura

La vicenda di Speranza Ponti è raccontata nella puntata del 12 agosto di Un giorno in Pretura, in onda su Rai 3 alle 21:15.

Un giorno in pretura

Il programma, storico appuntamento della rete dedicato alla cronaca giudiziaria, porta il pubblico nelle aule dei tribunali attraverso immagini dei processi, testimonianze, interrogatori e documenti, seguendo le diverse ricostruzioni emerse durante i procedimenti.

Nel corso degli anni ha affrontato alcuni dei casi più noti della cronaca italiana, dall’omicidio di Stefania Aru, pensionata di Tor Bella Monaca, alla storia vera dietro la morte del paracadutista Emanuele Scieri, ai perché dietro l’uccisione di Nadia Cella. Proprio questa attenzione alle diverse prospettive processuali, insieme alla possibilità di ascoltare direttamente protagonisti, testimoni e imputati, a rendere il programma uno dei riferimenti televisivi per chi segue i grandi casi giudiziari italiani.