Con la premiazione di Woman Unknown di May el-Toukhy (Leone d’oro e Coppa Volpi per la protagonista), si chiude ufficialmente l’83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Un Festival che ha fatto discutere – soprattutto per la scelta di includere solo una regista donna, la stessa el-Toukhy, nel Concorso – e che è cambiato molto, già rispetto all’anno scorso.
I film di quest’anno mantenevano le lunghezze presuntuose degli ultimi anni, ma trattavano di tematiche molto spinose, scomode, di interesse per pochi. Sicuramente ci si aspettava tutto tranne un grande successo, e invece ancora una volta il mondo intero era connesso con la Laguna. Segno che di questi argomenti vogliamo parlare, a costo di scontrarci o faticare. Segno che i personaggi che arrivano al Lido ci raccontano, ci interessano. E segno che il cinema, d’autore, ricercato e “pesantone”, non è più cosa da pochi. Sia che siamo passati dal Lido, sia che abbiamo seguito le attività da casa, Venezia83 ci resterà nel cuore: ecco alcune ragioni per cui non la dimenticheremo.
Il Leone, una vera (e bellissima) sorpresa: Woman Unknown
Il film più chiacchierato era Wild Horse Nine, ma anche quest’anno alla Mostra del Cinema il Leone d’oro è una sorpresa per tutti. A vincere è stata infatti May el-Toukhy, con il suo Woman Unknown, la storia di una bambinaia danese (Marie, interpretata da Mathilde Arcel) combattuta tra un passato che le presenta i conti e un futuro in cui ha la possibilità di cambiare status sposando il padrone vedovo.
Di Woman Unknown, durante i giorni del Festival, non si è parlato molto. Ha attirato maggiormente l’attenzione la regista, unica donna in Concorso: un altro caso in cui “una donna” passa inosservata, sottovalutata, e poi si prende tutto. Tra gli altri film premiati, anche Possible Love di Lee Chang-Dong (che ha conquistato il Leone d’argento) e Naza (Premio Speciale della regia), un documentario che espone la crudeltà del governo israeliano.
Il racconto della surveillance culture
Riprese che sembrano rubate, storie di segreti che vengono rivelati all’insaputa dei protagonisti, film su giornalisti (Ink, La ragazza con la Leica e Primetime) o documentaristi (Possible Love) che perdono il contatto con la realtà e l’empatia nel tentativo di raggiungere la verità (e il successo). A Venezia si comincia a riflettere sulle conseguenze di un mondo in cui ci sentiamo sempre tutti osservati.

Ci si chiede se davvero non abbiamo contribuito tutti all’arrivo della società della post-verità, se sotto sotto non ci troviamo gusto ad essere esposti alla gogna continuamente. E, come sempre, non si danno risposte, non ci si nasconde dietro alla Storia per non parlare di oggi. I film in kermesse, quest’anno, hanno frantumato la quarta parete come forse mai prima.
Greta Scarano: la conduttrice che ci mette la faccia
«Io sono così, mi dovete prendere con tutto o niente», ci ha raccontato, ironizzando sulle polemiche che deve aver scaturito il suo messaggio di pace. Scarano ha infatti inaugurato la Mostra con il solito saluto sulla spiaggia, ma invece di comportarsi da “madrina” ha sollevato un ventaglio a forma di anguria (chi sa, sa – anche se ormai dovrebbero saperlo tutti).
Ha fatto capire subito in che modo intendeva utilizzare la sua piattaforma, e nel corso di tutto il Festival ha continuato a farlo. Sfilando sul Red Carpet con un messaggio contro la violenza sulle donne, per esempio, o firmando petizioni. A differenza di chi ha preferito non parlare, Scarano ha capito molto bene il suo ruolo, la responsabilità che aveva, e non ha esitato a far risuonare dovunque il grido dei suoi valori.
Il ritorno di Nanni Moretti
A 37 anni dall’ultima partecipazione, dopo non poche polemiche, è persino tornato al Lido Nanni Moretti. L’ha fatto con un film per tanti versi “nuovo”: c’è il suo umorismo, ci sono le sue ansie e le sue nevrosi, ma lui appare pochissimo e la storia è quanto più di vicino a una rom-com poteva produrre.

Succederà questa notte è infatti una rielaborazione dei racconti, Legami, di Eshkol Nevo, attraverso la storia d’amore di Greta (Jasmine Trince) e Matteo (Louis Garrel), improbabili innamorati il cui momento giusto sembrava non arrivare mai. L’amore secondo Nanni Moretti sembra essere una combinazione di timing, chimica e senso dell’umorismo, in cui non è necessario cogliere il primo attimo, ma aspettare quello giusto.
Naza, ovvero perché voltarsi dall’altra parte è un crimine
I registi, Yuval Abraham e Rachel Szor, hanno dichiarato: «Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile. Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall’interno un sistema del genere?»
Naza, mostrato in anteprima nel corso degli ultimi giorni, è un documentario che ha lasciato tutti senza parole e ha ottenuto, con merito, il Premio Speciale della regia. Un racconto di quello che avviene a Tel Aviv ogni sera, della crudeltà che c’è dietro – perché non esiste altro modo per definirla – e di tutto quello che non possiamo più fingere di non sapere.
L’esordio cinematografico di Lance Oppenheim
Il documentarista Oppenheim ha scelto la Mostra del Cinema per debuttare con un film che racconta la storia vera di Chris Hansen, ambizioso reporter alla guida di To catch a predator, un programma che esponeva (e arrestava) i pedofili in diretta. Nei panni di Hansen, Robert Pattinson porta una delle sue migliori performance, spiccando in un cast immacolato.
Ogni personaggio in Primetime è un archetipo, ogni performance è impeccabile. E se la storia, che riguarda un programma non così rilevante in Italia, forse non è così irresistibile, basta questo a tenere incollati alle poltrone per quasi due ore. Tra l’altro, prima della fine della kermesse, Oppenheim ha lanciato l’arrivo di un altro attesissimo documentario: vediamolo arrivare.
I giovani, cinefili di oggi e di domani
I primi numeri che riguardano la Mostra di quest’anno sono stati rilasciati. Si parla di 117.656 biglietti venduti al pubblico (+14% sul 2025, già anno record), con 14.000 accrediti ritirati. Anche se le statistiche riguardanti questi accrediti nel 2026 non sono ancora pubbliche, è altamente probabile che anche quest’anno siano aumentati i cosiddetti Accrediti Verdi, soprattutto ragazzi (studenti e giovani) che avevano la possibilità di accedere alla Mostra a prezzo calmierato.
Dalle file davanti al Red Carpet alle Sale, i ragazzi a Venezia erano tantissimi, ovunque. Avevano film prenotati e affollavano le rush line, arrivavano con la voglia di incontrare attori e registi (persino i più di nicchia), e avevano opinioni ben ponderate su ogni film, forti di studio e curiosità. Lo dimostrano anche le interazioni social, il loro regno per eccellenza, dove si contano oltre 37,3 milioni visualizzazioni dei contenuti pubblicati durante la Biennale Cinema 2026 (Facebook, X, Instagram, TikTok e YouTube), con 739.341 interazioni.
C’è chi parla di performatività, perché i fatturati del cinema spesso non riflettono questa passione, ma a noi piace pensare si tratti di altro. La voglia di immergersi nei film, certo, ma soprattutto quella di fare un’esperienza a 360°, magari in gruppo, una sorta di vacanza. La fotografia di una generazione che sceglie di spendere per vivere qualcosa che merita davvero, e che non teme di lottare per avere il massimo.
Emanuela Fanelli nel 2049
Come sempre, Fanelli poteva fare la cosa più divertente del mondo e l’ha fatta. L’attrice, protagonista di Perdono, la serie in cui interpreta sé stessa tra 23 anni dopo essersi ritirata dalle scene, si è presentata al Lido con una protesi che la invecchiava vistosamente. E un taglio di capelli che contribuiva a calarla nel “personaggio”. Ancora una volta, non si poteva resistere a scoppiare in una risata alla vista delle foto, e domandarsi: “Chi altri farebbe una cosa del genere?”. Di Fanelli ce n’è una.
Gli Oasis.
I fratelli Gallagher, tra i più attesi al Lido, hanno sfilato sul Red Carpet a testa alta come per le strade di Manchester. Fermandosi a salutare i fan, a firmare autografi, prendendosi il tempo per guardarsi intorno e respirare a pieni polmoni l’affetto che in tanti, tantissimi provano per loro.

I dietro le quinte della loro reunion sono al centro di Oasis: don’t look back in anger (che arriva su Disney+ il prossimo 10 novembre), dove tra le riprese della prima data a Cardiff e quelle delle prove si alternano i racconti sinceri dei due fratelli. Le loro paure, quello che li ha spinti a perdonarsi, e l’incredulità che provano ancora oggi davanti a quello che rappresentano per una (e in realtà non solo) generazione. All’anteprima, hanno strappato quasi 10 minuti di applausi, e hanno conquistato tutti.