«Negli ultimi anni non ero andata oltre una lezione di pilates a settimana e una sessione di personal training con le amiche. E infatti, quando ho visto la forma degli altri partecipanti, mi è venuto male». Ogni sfida ha i suoi avversari e chi ha frequentato i podi olimpici lo sa. C’è chi li studia e chi sceglie l’effetto sorpresa ché, tanto, controllare tutto non si può. Figuriamoci poi se dall’ultima gara ai Giochi sono passati 10 anni e l’adrenalina della competizione ha lasciato il posto a due figlie.

Eppure Tania Cagnotto, regina italiana del trampolino, a 41 anni l’istinto di tuffarsi non l’ha perso. Stavolta, sotto, non c’è la vasca, ma l’arena di un reality: Physical Italia: da 100 a 1, il nuovo competition show di Netflix in onda dall’11 settembre che riunisce 100 concorrenti – campioni olimpici, atleti, creator e volti dello spettacolo, da Federica Pellegrini a Jury Chechi, da Elisabetta Canalis a Luis Sal – chiamati a sfidarsi in prove estreme di forza e resistenza.

Tania Cagnotto nel reality Physical
Tania Cagnotto nel reality Physical

La sfida di Physical Italia e la mentalità dell’atleta

Un gioco dove le medaglie vinte contano meno della capacità di spingersi oltre il limite.
Ha recuperato?
«Sì. Mi sono fatta un mazzo quadrato e ho colmato le distanze. Mi ha aiutata la testa dell’atleta che sono stata: quella funziona ancora, di certo meglio del fisico! (ride, ndr). La voglia di fare fatica non c’è più, però ho capito che la mentalità dell’agonista è ancora lì. Durante il programma volevo arrivare all’obiettivo a tutti i costi. E ritrovare quell’adrenalina mi ha fatto bene».

Accettare il corpo dopo due gravidanze

Accettare che il fisico non sia più quello di prima non è mai semplice.
«Sì, ma non ci sono alternative. Dopo due gravidanze il corpo cambia, e negarlo non porta da nessuna parte. Devi accettarti. Prima mi allenavo per ottenere risultati. Oggi lo faccio per stare bene, evitare gli acciacchi e non invecchiare troppo in fretta».

Quel corpo che ha imparato ad accettare racconta anche la scelta di diventare madre. Per un’atleta che lavora con il proprio fisico è una decisione non banale.
«Avere un figlio è un po’ come un’Olimpiade: ci vogliono quattro anni per vedere la luce. Le mie gravidanze sono arrivate al momento giusto, quando nello sport avevo già dato tutto. E ne ho un ricordo bellissimo, a parte le nausee dei primi 3 mesi».

Dalle Olimpiadi di Rio alla maternità

La prima è arrivata dopo le Olimpiadi di Rio. Ha detto: «Smetto» e poco dopo era incinta.
«Era il momento perfetto. Ero arrivata alla frutta, mentalmente e fisicamente. Ero stanca delle pressioni e della gestione continua dello stress, ma anche molto realizzata. A Rio avevo vinto un argento e un bronzo, avevo l’età giusta per smettere. E non ho mai rimpianto quella scelta».

Eppure un tentativo di tornare a gareggiare ai Giochi di Tokyo l’ha fatto.
«Sì. Francesca Dallapé, che nel frattempo era diventata mamma anche lei, mi aveva convinta a riprovarci. Ritrovare la forma è stata un’impresa. Poi è scoppiata la pandemia e abbiamo dovuto fermarci di nuovo. Io volevo un secondo figlio e ho pensato: è un segno. Ho lasciato decidere al destino. Sono rimasta incinta poche settimane dopo».

Tania Cagnotto ai Mondiali di Rio 2016
Tania Cagnotto alle Olimpiadi di Rio 2016.
Foto Ipa

Dopo il trampolino, una nuova vita

Figli a parte, dal trampolino come immaginava il futuro?
«In realtà, non ci pensavo troppo. Ai miei tempi studiare e allenarsi ad alto livello non era realistico. Oggi, con le università online e i percorsi di dual career, è più facile, anche se c’è ancora tanta strada da fare. Io ero in Guardia di Finanza, avevo il mio stipendio e sapevo che dopo Rio mi sarei sposata. Poi sono diventata mamma e gli anni sono passati in fretta. Ho provato a fare la commentatrice in tv, ma non era il mio ruolo. Così ho scelto di dedicarmi soprattutto alle mie figlie».

La libertà di scegliere tra carriera e famiglia

Una scelta che non tutti capiscono e condividono.
«Ed è una cosa che mi dà fastidio. Si parla tanto di lasciare le donne libere, allora bisogna lasciarle libere davvero: sia quelle che tornano al lavoro dopo 4 mesi, sia quelle che, se possono, decidono di stare a casa con i figli. Ognuna deve fare quello che funziona meglio per sé e per la propria famiglia. Perché una famiglia è una squadra».

In quella squadra lei ha scelto un ruolo a senso unico. Perché?
«Era una scelta che avevo in testa già prima di diventare mamma: per tanti anni avevo vissuto pensando a me stessa ed ero pronta a dedicarmi alle mie figlie. Perché lavorare per forza, magari prendendo una baby sitter, se poi non sei serena? Se una donna vuole fare carriera è giustissimo. Ma non deve diventare un modello obbligatorio».

I nonni e l’aiuto alla famiglia

Che nonni sono Giorgio Cagnotto e Carmen Casteiner?
«Affettuosi. Mio papà all’inizio faceva fatica a vedermi con il pancione e ad accettare i cambiamenti del mio corpo. Oggi lui e mia mamma ci aiutano, ma si godono anche la vita. Papà scia e va in bici con gli amici. Mamma, invece, è quella che tiene tutti insieme e ci dà una mano come ha sempre fatto».

Tania Cagnotto e le figlie: quale sport scegliere?

E con le sue figlie ha provato a tenere i tuffi a distanza?
«No, ma non le ho nemmeno incoraggiate. Maya aveva scelto la ginnastica artistica, poi quest’estate ha fatto un corso di tuffi e le è piaciuto tantissimo. Adesso non sa quale sport scegliere. E io non so se esserne contenta oppure no».

Per quale motivo?
«Da quando è piccola le dicono: “Diventerai una campionessa come la tua mamma”. Non sono cose che fanno bene. Se penso a questo, preferirei che facesse un altro sport. Dall’altra parte, conosco quell’ambiente, so che è bellissimo, vedo che è portata e penso: perché no? Sceglierà lei».

Dieci anni dopo Rio: tra nostalgia e gratitudine

Dalle medaglie di Rio sono passati 10 anni esatti: sente nostalgia o gratitudine?
«La nostalgia c’è, perché ho provato emozioni così forti che basta ripensarci per sentirle tornare a galla. Ma so anche che quella era la mia stagione. Mi sento fortunata di averla vissuta e, soprattutto, realizzata. Per questo sono riuscita a voltare pagina serenamente. Ho accettato molto volentieri di essere altro».