Domenica 13 settembre, alle 23.15 su Rai 3, Un giorno in pretura riporta in televisione uno dei casi di cronaca più impressionanti degli ultimi anni.
La puntata Omicidi in diretta ricostruisce il processo a Giandavide De Pau, accusato di avere ucciso tre donne a Roma il 17 novembre 2022. Due vivevano e lavoravano nello stesso appartamento di via Riboty. La terza si trovava a poche centinaia di metri, in via Durazzo. Tutte e tre erano sex worker.
Chi è Giandavide De Pau, l’uomo al centro di Un giorno in pretura
Quando viene arrestato, Giandavide De Pau è un uomo già conosciuto dalle forze dell’ordine. Romano, ha precedenti penali ed è stato autista e uomo di fiducia di Michele Senese, figura di primo piano della criminalità organizzata romana.
Durante il processo. la difesa insisterà sui problemi psichiatrici dell’imputato e sul consumo di cocaina. Anche Omicidi in diretta si interroga sulle ipotesi di seminfermintà, abuso di cocaina e un piano criminale lucidamente costruito.
La perizia psichiatrica disposta dalla Terza Corte d’Assise ha concluso che De Pau era capace di intendere e volere al momento dei fatti. La sequenza delle azioni e alcuni elementi precedenti ai delitti hanno pesato nella ricostruzione giudiziaria.
Tra questi c’è anche una conversazione risalente al luglio 2022. De Pau parlava di Donato Bilancia, il serial killer condannato per 17 omicidi, evocando l’idea di uccidere in modo più “mirato”. Quattro mesi dopo, Roma si sarebbe svegliata davanti a tre donne assassinate in poche ore.
Giandavide De Pau e gli omicidi del 17 novembre 2022
La mattina del 17 novembre comincia con una telefonata. Alle 9.29 De Pau contatta attraverso un sito di incontri le donne che lavorano nell’appartamento di via Riboty 28. Era un numero che aveva già chiamato in precedenza.
Le telecamere della zona consentono agli investigatori di seguirne i movimenti. Poco prima delle dieci viene ripreso nelle vicinanze e si ferma in un bar. Alle 10.01 entra nel palazzo di via Riboty.
Nell’appartamento ci sono Li Yanrong e Yang Yun Xiu, due cittadine cinesi. Qui avvengono i primi due omicidi. De Pau aveva attivato la videocamera del proprio cellulare.

Lo smartphone registra due filmati. Il primo dura circa 14 minuti, il secondo circa 42. Le immagini non documentano sempre ciò che accade, ma rimane registrato anche l’audio. Sarà proprio quel telefono, dimenticato nell’appartamento, a trasformarsi in uno degli elementi più importanti dell’inchiesta.
Alle 10.41 De Pau esce dal palazzo. Due minuti dopo una delle donne viene trovata agonizzante sul pianerottolo. Arrivano i soccorsi e le forze dell’ordine, mentre l’uomo si è già allontanato.
Le telecamere, i tabulati telefonici e le registrazioni dello smartphone permetteranno agli investigatori di ricostruire quel percorso quasi minuto per minuto. E la mattina di violenza non è ancora terminata.
Da via Riboty a via Durazzo: l’omicidio di Marta Castano Torres
Poco più tardi De Pau si sposta verso via Durazzo. Alle 11.21 le telecamere riprendono la Toyota che utilizza mentre viene parcheggiata in via Gomenizza. Un minuto dopo entra al civico 38 di via Durazzo.
Lì incontra Marta Castano Torres, cittadina colombiana di 65 anni. Anche lei è una sex worker. De Pau rimane nell’edificio per circa un quarto d’ora. Alle 11.37 le telecamere lo riprendono mentre si allontana.

Intorno alle 12.30 viene trovato il corpo di Marta. Anche lei è stata uccisa con un’arma da taglio.
I giudici hanno riconosciuto l’aggravante della crudeltà per l’omicidio di Marta Castano Torres, mentre l’hanno esclusa per le altre due vittime.
Nelle motivazioni della sentenza, rese note nel febbraio 2026, la Corte descrive contro Marta un numero elevatissimo di colpi. Secondo i giudici, quell’accanimento esprimeva anche un profondo disprezzo verso le prostitute.
L’arresto e il processo: Giandavide De Pau era capace di intendere e volere?
Le indagini si concentrano rapidamente su De Pau. Contribuiscono all’identificazione le telecamere di sorveglianza, i tabulati e il cellulare lasciato in via Riboty. Anche l’abbigliamento ripreso dalle telecamere consente agli investigatori di collegare gli spostamenti tra i due luoghi.
Dopo gli omicidi, De Pau continua a muoversi per Roma. Nella notte raggiunge anche il Jackie O’, storico locale della Capitale. Una donna incontrata lì racconterà successivamente di averlo visto in uno stato di forte alterazione.
Circa due giorni dopo i delitti viene fermato. Comincia così un percorso giudiziario nel quale la questione psichiatrica assume progressivamente un peso decisivo.
Il processo davanti alla Terza Corte d’Assise di Roma si apre il 22 febbraio 2024. La difesa chiede di approfondire le condizioni mentali dell’imputato. Nel 2025 la Corte dispone una perizia psichiatrica.
La difesa lega il comportamento dell’uomo anche all’uso prolungato di sostanze e contesta la sua piena imputabilità. I periti arrivano però a una conclusione diversa: De Pau era capace di intendere e volere.
Il 29 ottobre 2025 la Procura di Roma chiede l’ergastolo e tre anni di isolamento diurno. L’accusa sostiene che i tre omicidi fossero premeditati e commessi per futili motivi. Per Marta viene contestata anche la crudeltà.
Ergastolo: gli altri casi trattati da “Un giorno in Pretura”
Il verdetto arriva il 20 novembre 2025. Dopo oltre sette ore di camera di consiglio, la Corte d’Assise di Roma condanna Giandavide De Pau all’ergastolo. Alla pena aggiunge tre anni di isolamento diurno.
Anche un altro caso documentato da Un giorno in pretura, quello dell’omicidio di Silvana Aru, si è chiuso in primo grado con la condanna all’ergastolo per Spartaco Salvatori.
Mentre nel caso del delitto di Agata Scuto la Cassazione ha annullato con rinvio l’ergastolo inflitto a Rosario Palermo, disponendo un nuovo giudizio d’appello.
Un percorso diverso è arrivato invece alla sua conclusione giudiziaria. Per Speranza Ponti l’ergastolo a Massimiliano Farci è diventato definitivo nell’ottobre 2024, dopo la decisione della Cassazione.
Le motivazioni del processo De Pau nel febbraio 2026
I giudici riconoscono la premeditazione e i futili motivi per tutti e tre gli omicidi. Riconoscono inoltre la crudeltà nell’uccisione di Marta Castano Torres, aggravante che fu riconosciuta a Alessandro Impagnatiello per l’efferato omicidio di Chiara Tramontano.
Le motivazioni del processo De Pau vengono rese note nel febbraio 2026. La Corte non nega l’esistenza di una condizione psicopatologica. Ritiene però che non fosse tale da annullare la capacità di comprendere e scegliere. Per i giudici, diversi comportamenti indicano pianificazione e consapevolezza.
Uno dei punti che la difesa contesta è la questione della premeditazione, aggravante che fu riconosciuta a Davide Fontana, l’uomo che massacrò a martellate Carol Maltesi. Subito dopo il verdetto, l’avvocato di De Pau, Alessandro De Federicis, annuncia infatti l’intenzione di impugnare la sentenza. Contesta sia la valutazione sull’imputabilità sia le aggravanti, in particolare quella, appunto, della premeditazione.