«Ciao, bella del mio cuore». Comincia così il mio incontro con un sorridente e spiritoso Don Winslow. Lo scrittore statunitense, 72 anni, è uno degli autori crime più amati e acclamati a livello mondiale, con una penna che affonda nelle pieghe più oscure dell’essere umano e della società americana. Società che conosce come le sue tasche, essendo un ex investigatore privato, consulente giuridico ed esperto di antiterrorismo. Ha scritto 26 bestseller, vincendo numerosi premi. Il romanzo Le belve nel 2012 è diventato un film di Oliver Stone, mentre Crime 101, ora al cinema con protagonista Chris Hemsworth, è tratto dal suo omonimo racconto.
Il nuovo romanzo di Don Winslow
Adesso torna a sorprenderci con L’ultimo colpo (HarperCollins) una raccolta di 6 romanzi brevi che catturano fin dalla prima pagina. E Don Winslow è così stimato dai suoi colleghi che di questo libro Stephen King ha detto: «Il miglior crime che abbia letto negli ultimi vent’anni». Winslow è riuscito a scrivere un corpus di romanzi che raccontano l’America attraversando i generi, con uno stile personalissimo in cui fonde azione, umorismo e grande umanità.
Sei storie tra umanità e umorismo
In queste 6 storie Don Winslow racconta di un rapinatore leggendario che vuole terminare la carriera con un colpo quasi impossibile; un ragazzino che consegna alcolici illegalmente, convinto di rendere un servizio alla comunità; due uomini della mala che raccontano una vicenda incredibile; un surfista-detective che sorveglia una star del cinema che qualcuno vuole morta; un poliziotto costretto a scegliere tra il suo dovere e l’affetto per un familiare; un padre di famiglia che diventa suo malgrado un assassino e in carcere subirà ogni genere di sopruso.
Don Winslow, maestro del crime
Dopo lavori epici come la Trilogia del Cartello, perché tornare alla forma breve?
«Il primo motivo è che alcune storie sono molto buone, ma non hanno il respiro ampio del grande romanzo. Il secondo è che, grazie a questa raccolta di racconti, ho avuto la possibilità di parlare di tanti argomenti diversi. Ricordo che, un tempo, essere uno scrittore camaleontico era considerato un problema. Oggi non è più così, e sono contento, perché credo che essere capaci di spaziare sia una cosa buona».
In questo libro è più camaleontico che mai.
«Esploro temi universali come lealtà, corruzione, violenza, redenzione, mettendo in scena personaggi con difetti e virtù, pieni di chiaroscuri. Perché il crimine non è mai solo una questione di leggi infrante, ma spesso una scelta dettata dalla necessità o da un errore fatale che sconvolge la vita. Per esempio, nel racconto Collisione una reazione istintiva e legittima di Brad McAlister, un onesto padre di famiglia, rovina la sua esistenza e quella di sua moglie e suo figlio. E in L’ala nord un poliziotto integerrimo si trova nella difficile situazione di dover scegliere se rispettare la legge o sacrificare la libertà di un caro cugino».
Quando le persone perbene diventano delinquenti
Lei ha lavorato tanti anni come investigatore. Si delinque più per volontà o per necessità ed errore fatale?
«Le circostanze possono portare persone perbene a delinquere: in questi casi il lettore empatizza anche se sono moralmente ambigue o compiono azioni discutibili, come nel caso di Nick, il ragazzino che consegna alcolici illegalmente in La lista delle domenica. Dalla mia esperienza di investigatore ho capito che coloro che violano le leggi in modo volontario hanno background quasi sempre problematici. Ho avuto a che fare con reati efferati e molto spesso erano commessi da persone con un passato difficile, che li aveva rotti dentro».
Voi americani dite: «Fai la cosa giusta». Tuttavia i suoi racconti dimostrano che non esistono un bene e un male universali.
«Ci sono momenti e situazioni in cui la scelta tra il bene e il male è molto evidente, per esempio nel racconto che dà il nome all’antologia, L’ultimo colpo, in cui John Highland è un criminale per scelta. Potrebbe smettere di delinquere, invece decide di fare un colpo clamoroso che, secondo il suo punto di vista, lo farebbe uscire di scena da vincente. Ma in molte situazioni, è vero, non è facile capire quale sia “la cosa giusta”, perché le circostanze della vita possono portare a dover fare scelte difficili».

Don Winslow crea i personaggi prima della trama
Alcuni momenti fanno gelare il sangue, altri fanno sorridere. Come riesce a bilanciare umorismo e tensione narrativa?
«Quando penso a un libro, immagino i personaggi prima delle storie. Poi, quando comincio a conoscere bene i personaggi, cerco di far quadrare tutti i passaggi della trama. Ironia e ritmo fanno parte di certe situazioni molto tipiche, come nel racconto Una storia vera, in cui due uomini della malavita, seduti in un locale, descrivono episodi divertenti e agghiaccianti insieme. C’è ironia, c’è ritmo in quei dialoghi. Io, dopo averli scritti, li rileggo ad alta voce, perché sono convinto che il suono di certi passaggi, di alcune parole, abbia una dimensione di piacevolezza fisica. Nel tempo la mia attenzione è diventata sempre più acuta, quindi faccio caso a tutti gli elementi e cerco di bilanciarli nel giusto mix».
Alcuni dei suoi romanzi sono stati adattati per cinema e tv. Come si sente quando le sue storie prendono vita su altri media?
«Con Savages (Le belve, ndr) di Oliver Stone ho collaborato alla scrittura della sceneggiatura. Per gli altri film i registi e gli sceneggiatori mi hanno sempre consultato sui vari aspetti della trasposizione, quindi sono soddisfatto».
Il mondo sempre più digitale e tecnologico è una sfida che la affascina come autore?
«Assolutamente no. Non sono molto esperto di tecnologia, ma non mi intriga più di tanto: a me interessano le persone».
Don Winslow: «Non smetterò mai di scrivere»
Il suo stile è apprezzato da tanti grandi colleghi, da Stephen King a James Patterson. La vive come gratificazione o responsabilità?
«Entrambe le cose: mi sento stimato e onorato, e proprio per questo motivo anche più responsabile e motivato a fare meglio».
Il titolo del libro, L’ultimo colpo, suggerisce un saluto a un mondo che ha raccontato per decenni. È un’ipotesi possibile?
«Amo incontrare le persone, dire grazie ai miei lettori, ma viaggiare molto diventa sempre più faticoso e quindi non escludo nulla. Una cosa però è certa: non smetterò mai di scrivere».