«Per aver dimostrato come gli eventi più drammatici si riflettano su affetti, desideri e paure delle persone comuni. Israele non è mai solo uno sfondo geografico, ma un laboratorio umano attraversato da conflitti, speranze e domande universali. Nevo racconta una società segnata dalla storia, ma ancora capace di immaginare il futuro. In un tempo in cui il rischio è ridurre tutto a slogan e contrapposizioni, ricorda che il romanzo resta il luogo privilegiato per esercitare comprensione, dubbio e ascolto, restituendo alla letteratura la sua più preziosa funzione civile». Con questa motivazione va a Eshkol Nevo la 19ª edizione del Premio Crédit Agricole “La storia in un romanzo”, in occasione di Pordenonelegge.
L’autore israeliano è uno di quegli autori che raramente separano letteratura e realtà, ma non ci sta a essere ridotto al ruolo di commentatore politico, ribadendo che il compito dello scrittore non è fornire soluzioni ma allenare empatia e speranza in chi legge. L’ho incontrato alla vigilia della premiazione del 19 settembre al Teatro Verdi di Pordenone, cui seguirà un incontro per dialogare dei temi a lui cari: da Nostalgia, esordio ripubblicato nel 2026, a La simmetria dei desideri, rieditato nel 2025, fino a Legami, raccolta di racconti del 2024 (tutti Feltrinelli Gramma) che ha ispirato il nuovo film di Nanni Moretti Succederà questa notte, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.
Si riconosce nella motivazione del premio?
«L’ho letta con gratitudine, provando la rara sensazione di essere stato compreso profondamente. Sono cresciuto in una famiglia politicizzata. Ancora oggi, quando chiedo a mia madre: “Come stai?”, risponde: “Preoccupata, il Paese va nella direzione sbagliata”. Sono cresciuto anche nell’empatia: i miei sono psicologi. Tutto è confluito nella scrittura, rendendola incentrata sulle persone ma consapevole della Storia».
Allenare la speranza in tempo di guerra
La narrativa racconta ciò che giornalismo e politica non riescono a fare?
«Sì. La scrittura, per me, amplia la prospettiva. Chi ha letto i miei reportage di guerra mi ha detto che ho permesso loro di andare oltre i titoli delle notizie e di provare empatia per le sofferenze altrui. Oggi gli israeliani hanno più che mai bisogno di comunità e di vicinanza per affrontare tutto questo dolore».
Dice che il compito dello scrittore è coltivare la speranza: è ancora possibile?
«All’inizio della guerra ho perso la capacità di scrivere fiction, la realtà era troppo tragica. Dopo 2 anni sono tornato alla narrativa e ho pensato che forse il ruolo della letteratura è ricordarci che, in quanto esseri umani, abbiamo la capacità, e a volte il dovere, di immaginare una realtà diversa da quella che ci fa soffrire».
Legami, Springsteen e la musica nei libri di Eshkol Nevo
«Everybody’s got a hungry heart» canta Bruce Springsteen nel brano che ispira il titolo della sua raccolta di racconti Lev Raev, cuore affamato. Il titolo in italiano, invece, è Legami.
«Adoro il doppio significato della parola Legami in italiano: trasmette la mia convinzione che il senso della vita risieda nelle relazioni, la più grande fonte di gioia e di dolore di ogni essere umano».
Altro sentimento ricorrente di questi racconti è il desiderio.
«A 55 anni sono felice di avere ancora desideri potenti, uno è scrivere. “Devi rimanere affamato” canta Bruce, il mio desiderio è rimanere affamato d’amore e creatività. Springsteen aggiunge: “Non puoi accendere un fuoco senza scintilla”, quindi cerco scintille per le strade di Gerusalemme e di Roma, sulle spiagge del Sinai e della Puglia…».
Nella raccolta ci sono prospettive diverse e finali aperti.
«Mio padre e mia madre avevano opinioni diverse su tutto e le loro voci hanno sempre combattuto nella mia anima. Così, ogni volta che comincio a raccontare una storia, dentro di me una vocina dice: “Deve esserci un altro punto di vista”. Finali aperti? Mi piace il vuoto che viene dopo…».
La musica – classica, rock, pop – ha un ruolo importante nella sua narrativa.
«Un anno fa ho scritto una canzone d’amore per la mia compagna. Le è piaciuta molto, così l’ho affidata a uno dei miei musicisti preferiti in Israele, Danny Robas. Si è innamorato del testo e lo ha registrato, ora è un successo in radio e le persone la suonano ai matrimoni. La combinazione tra musica e parole è la forma d’arte più magica e io cerco di entrare in contatto con questa magia aggiungendo una “colonna sonora” ai miei libri».
Le elezioni israeliane e l’empatia come antidoto all’odio
Ha detto: «Scrivere è parlare di cose oscure», riecheggiando W.G. Sebald. Il racconto Everything is fragile riflette sulle ferite mai rimarginate tra Israele e Palestina. E dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 lei tiene laboratori per persone traumatizzate.
«Ho incontrato madri in lutto, feriti gravi, famiglie degli ostaggi, sopravvissuti al massacro. Cosa ho imparato in quelle stanze piene di dolore? Primo: a riconoscerlo, ignorarlo è una pessima idea. Secondo: aiutare a raccontare la propria storia ha un effetto curativo. Infine, a offrire speranza, la possibilità di immaginare una primavera».
Ha espresso critiche verso il governo israeliano e parlato della necessità di una leadership capace di immaginare il futuro. Cosa si aspetta dalle elezioni del 27 ottobre?
«Abbiamo una possibilità di cambiare direzione, di sostituire l’attuale governo con leader orientati alla pace. Mi sono ripromesso di dirlo a ogni presentazione in Israele. Gli ultimi anni sono stati un’interminabile notte, noi israeliani meritiamo di vedere la luce del mattino».
Parla di empatia come antidoto alla disumanizzazione. Quanto è difficile, per uno scrittore israeliano, andare in giro per il mondo in questo clima di odio?
«Ultimamente le domande sono diventate più dure, aggressive. Rispondo cercando di mantenere la mia onestà intellettuale, la mia voce indipendente, di portare nel dibattito ciò che la letteratura può offrire: complessità, tenerezza, apertura all’altro. “La funzione di un artista in tempo di guerra” dice la poetessa israeliana Lea Goldberg “è ricordare alle persone che non è mai troppo tardi per tornare a essere degli esseri umani”».
Il suo nuovo libro Life and Writing uscirà in Italia a novembre. Qualche anticipazione?
«Esiste questa immagine dello scrittore solitario, invece la mia ispirazione arriva dall’ascoltare storie e prendermi cura di loro. Anche il prossimo libro è pieno di storie e di riflessioni, che ho maturato in 25 anni di insegnamento di scrittura creativa».
Pordenonelegge 2026: info utili
“Semina chi legge” è il tema della 27ª edizione, dal 16 al 20 settembre. Apertura con Salman Rushdie, chiusura con il Presidente Sergio Mattarella. Con oltre 650 ospiti, 350 eventi e 50 sedi in tutto il Friuli-Venezia Giulia, il festival si conferma punto di riferimento della letteratura e del pensiero contemporaneo. Tra gli ospiti internazionali, Michel Houellebecq, Vera Politkovskaja, Andrew Sean Greer, Leïla Slimani. Tra gli autori italiani: Ilaria Tuti, Valeria Parrella, Walter Siti, Concita De Gregorio, Maurizio de Giovanni. Spazio per l’attualità con Massimo Gramellini, Stefano Nazzi, Maria Latella. Il programma è su pordenonelegge.it.