Immagina di tornare a casa dopo aver partorito: stanca e piena di dubbi. E immagina che poco
dopo un’ostetrica ti chiami per dirti che potrà venire presto, direttamente a domicilio, ad aiutarti
gratis. No, non è un sogno, anzi: entro la fine dell’estate 2026 in Lombardia la visita ostetrica a una
settimana dal parto diventerà un diritto in ogni provincia.

In Lombardia i primi test per l’ostetrica a domicilio

A dare la conferma ufficiale è stato Mario Melazzini, direttore sanitario della sanità lombarda. Dal 2023 il consigliere regionale del Pd Dario Bussolati e la sindaca di Cernusco sul Naviglio Paola Colombo, con due emendamenti sul bilancio, hanno chiesto di non lasciare da sole le neomamme al rientro a casa. Nel 2025 la Regione aveva stanziato già 500 mila euro per avviare una prima sperimentazione del servizio solo in alcune aree dando priorità ai territori più isolati. Successivamente, per continuare i test in queste
zone chiave, sono stati messi a disposizione altri 700 mila euro. Per superare la fase sperimentale
e fare il grande salto garantendo l’assistenza fissa in tutte le province, la stima è chiara: serviranno
almeno due milioni euro per coprire il prossimo triennio e rendere il servizio diffuso e continuativo.

Il compito dell’ostetrica a domicilio

L’ostetrica a domicilio controlla il benessere fisico della mamma dopo il parto e la crescita del bebè. Aiuta la donna nell’allattamento al seno, prevenendo e risolvendo fastidi dolorosi come le ragadi e gli ingorghi. Inoltre fornisce un aiuto fondamentale per superare le fragilità emotive del primo periodo, il famoso baby blues, sostenendo l’equilibrio di tutta la famiglia, sciogliendo i dubbi sulla gestione del neonato e aiutando l’intero nucleo familiare a vivere questo nuovo inizio nella maniera più serena possibile.

A Brescia il servizio esiste dal 2001

C’è un territorio che fa scuola e che ha spianato la strada a questa rivoluzione: la provincia di
Brescia, capofila di questo genere di servizi, dove l’ostetrica a domicilio è una realtà attiva e
funzionante dal 2001.
«Il punto nascita quando dimette una donna, – racconta Antonella Novaglio, presidente dell’ordine delle ostetriche di Brescia e Mantova – in base alle condizioni della donna e del neonato, fornisce al consultorio un vero e proprio codice colore – rosso, giallo, verde – per far capire
all’ostetrica di riferimento sul territorio la complessità del caso
e calibrare la tempestività
dell’intervento. Poi la mamma viene contattata e insieme all’ostetrica concorda la visita
domiciliare. Dopo il primo intervento c’è la possibilità di decidere se fare un’altra visita o
programmare l’accesso agli ambulatori e ai corsi dedicati al post parto».

La rete d’assistenza esiste già: i consultori

Il piano della regione Lombardia punta a salvare una rete territoriale in forte sofferenza.
In teoria la continuità assistenziale che mette in comunicazione i punti nascita con i riferimenti
sanitari locali esiste già in tutto il Paese, ed è parte integrante della legge che nel 1975 ha istituito i
consultori familiari. Per questo motivo il servizio di ostetrica a domicilio dovrebbe essere garantito
in tutte le regioni d’Italia da un meccanismo automatico di segnalazione ospedaliera.

Quando la donna viene dimessa dal reparto maternità l’ospedale dovrebbe segnalare sempre il
caso al consultorio di zona e l’ostetrica del territorio dovrebbe attivarsi per programmare e fornire
aiuto a casa.

Pochi consultori e poche ostetriche

Nella realtà però, a causa della grande crisi dei consultori, sempre meno attivi per via
dei numerosi tagli su servizi e personale, questo diritto si scontra con una mancanza continua di
risorse. Secondo la norma infatti dovrebbe esserci un consultorio per ogni 20 mila abitanti, ma
oggi la media nazionale è di appena un consultorio su 35 mila,
con picchi drammatici soprattutto al
Sud (una struttura ogni 60 mila persone). Le pochissime ostetriche pubbliche rimaste nei
consultori, sempre più spesso svuotati e accorpati, riescono a coprire a mala pena le attività
interne, rendendo le visite a domicilio in molti casi un vero miraggio.

L’ostetrica a domicilio non è un automatismo

A causa di questa carenza di risorse l’Italia viaggia a velocità decisamente diverse. In quasi tutte le
regioni infatti l’assistenza dell’ostetrica a domicilio non è affatto un automatismo.
Tutto dipende
dalle organizzazioni delle singole Asl locali. Ci sono distretti sanitari in cui il passaggio dall’ospedale
al territorio è coperto e Asl magari vicine in cui il servizio è inesistente. In regioni come l’Emilia
Romagna, la Toscana, il Piemonte e il Lazio la copertura molto spesso non è omogenea e
l’assistenza post parto a domicilio è fortemente legata a singoli progetti. Nel Mezzogiorno la
situazione è ancora più difficile perché numerosi consultori sono stati smantellati e manca
fisicamente il personale ostetrico per andare a domicilio dalle mamme, tanto che gli ospedali non
inviano neanche le segnalazioni.

Quanto costa l’ostetrica a domicilio privata?

Laddove il servizio pubblico non arriva a causa dei consultori smantellati l’unica alternativa per la
neomamma è rivolgersi a una professionista privata. Ma quanto costa davvero? In genere una singola consulenza ostetrica a domicilio si aggira intorno ai 100 euro, ma se si sceglie di essere accompagnate durante tutto il post parto, con tre o quattro visite nei primi quaranta giorni dopo il parto, la cifra può oscillare tra i 300 e i 500 euro. Un costo non indifferente, che molte famiglie in un momento già pieno di spese, non possono permettersi. Ecco perché un servizio pubblico di questo tipo è una misura di vera uguaglianza sociale.

In città le donne sono più sole

Se la provincia spesso riesce ad organizzarsi le grandi città hanno problemi diversi, come ci spiega
la dottoressa Chiara Mastromauro, ostetrica e consulente allattamento IBCLC dell’ASST
Fatebenefratelli Sacco di Milano: «Le donne nel post parto in città grandi come Milano vivono in maniera amplificata la solitudine. Per loro questo servizio di assistenza ostetrica è particolarmente prezioso. Significa spezzare una condizione di isolamento che rischia di diventare pericolosa per la salute mentale e fisica della neomamma. In casi particolari, quando viene attivato il codice rosso, si interviene molto rapidamente su donne che vivono in condizioni socioeconomiche di disagio, neomamme
minorenni, senza fissa dimora, con problemi psichici.Interveniamo anche quando le donne
richiedono il parto in anonimato.
Il post parto è particolarmente complesso anche per loro ed è
necessario un supporto globale, per questo lavoriamo in rete anche con professionisti della salute
mentale».

L’obiettivo della Lombardia di rendere la continuità assistenziale un servizio strutturato e automatico in tutta la regione, tocca un nervo scoperto della sanità globale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti lanciato un allarme chiaro: nel mondo c’è una carenza drammatica di ben un milione di ostetriche. Per questo l’Oms invita i governi a investire risorse economiche per favore la diffusione e l’assunzione di queste professioniste, figure nodali per la salute riproduttiva delle donne e dei neonati.