Per ottenere risultati, nello sport come nella vita di tutti i giorni, occorre avere ben chiari i propri obiettivi, la strada per raggiungerli e la giusta preparazione. Ma allenare i muscoli può non bastare: occorre anche che anche la mente sia addestrata a concentrarsi e pronta a superare lo stress quotidiano. Le donne lo sanno bene, dal momento che si trovano a dover gestire più carichi, spesso contemporaneamente. E lo sa bene un preparatore atletico che ha messo nero su bianco una serie di consigli di mental training, utili nello sport come nella vita quotidiana.
Mental training contro lo stress non solo nello sport
Per un atleta l’allenamento fisico è fondamentale, la dimostrazione arriva dalle Olimpiadi e da esempi come quelli di Federica Brignogne: una sportiva che ha messo in campo (e in pista) non solo i muscoli, ma anche la forza di volontà, la determinazione e la capacità di tenere sotto controllo lo stress. Ma Brignone, come Sofia Goggia, Arianna Fontana, Francesca Lollobrigida e tutte le medagliate (e non) ai Giochi, sono anche donne che sanno bene cosa significhi fronteggiare i carichi mentali quotidiani, anche al di fuori dello sport. Come lo sanno bene tutte coloro che sono “solo” donne, madri, mogli, figlie. Ecco che il mental training può aiutare tutte loro e tutte noi.
Cos’è il mental training contro lo stress
Il punto di partenza è che «L’allenamento non riguarda solo il corpo: le stesse leggi che regolano lo sviluppo delle capacità fisiche valgono anche per le abilità mentali. Se queste possono essere apprese e potenziate, allora rispondono ai principi fondamentali dell’allenamento: ripetizione, carichi progressivi e pratica di qualità», spiega Michele Surian, professore di Scienze Motorie e Sportive, con alle spalle un master universitario in Psicologia dello Sport. Ecco perché il mental training, l’allenamento mentale, è cruciale in ogni momento e spazio della giornata.
Il mental training contro lo stress
«In fondo lo stress è, dal punto di vista fisiologico, identico sia che si affrontino una gara sia che tenga un discorso in pubblico, una presentazione aziendale o si affronti un’interrogazione a scuola, un carico di lavoro importante o una vita piena di impegni.Il mental training aiuta a interpretare nel modo giusto i segnali dello stress e a regolare le emozioni e il flusso dei pensieri, insegna a ottimizzare la concentrazione e a dosare in modo ottimale attivazione e rilassamento», chiarisce Surian.
Anche la mente va allenata
Come hanno dimostrato le atlete azzurre alle Olimpiadi Milano-Cortina, una volta in gara non esistono distinzioni tra uomini e donne, la determinazione e lo sforzo sono identici. Eppure nella vita quotidiana l’universo femminile è ancora alle prese con carichi di lavoro, mentale e non, spesso più gravosi di quelli maschili. Per questo le donne possono trarre enormi benefici dal mental training. Naturalmente occorre poi distinguere da persona a persona, come ricorda Surian: «Chiunque ha le sue peculiarità e le sue caratteristiche, segue i suoi sogni e i suoi obiettivi, che sono solo suoi. Ogni persona combatte le sue battaglie personali cercando di realizzare una vita piena e felice. Allo stesso modo dell’allenamento fisico, anche il mental training è un abito che va cucito addosso a chi lo deve indossare».
Le differenze tra uomini e donne
Eppure l’approccio può cambiare a seconda del genere: «Come tecnico sportivo, ho lavorato per decenni tanto con donne che con uomini. Devo dire che allenare le donne è stato, dal punto di vista mentale, molto più soddisfacente e proficuo: hanno un atteggiamento più curioso e più orientato a soluzioni in cui l’intelligenza deve sempre accompagnare lo sforzo e l’impegno. Allo stesso tempo, nelle donne c’è molta meno ritrosia nell’affrontare questioni di tipo emotivo e nell’avviare un percorso introspettivo».
Gli uomini e il retaggio del machismo
Come spiega ancora l’esperto, «La maggior parte degli uomini, ancora influenzati dai residui di un qualche tipo di machismo, prova un certo imbarazzo nell’aprirsi emotivamente e nell’ammettere certe fragilità. Naturalmente non è il caso di generalizzare però, ribadisco, ho trovato quasi sempre nelle donne un atteggiamento più aperto, una maggiore elasticità nel problem solving. Alla fine, mi sono convinto che le donne hanno una marcia in più».
Quali tecniche di mental training contro lo stress per le donne
Pur con la premessa che è difficile e non corretto indicare una tecnica identica per tutte le donne, l’esperto spiega: «Senza rischiare di banalizzare, ad esempio l’utilizzo di particolari tecniche di respirazione o visualizzazione può portare a gestire lo stress e a favorire rilassamento e concentrazione. Così come la tecnica del Self talk permette di interrompere rimuginazioni e pensieri negativi, e porta a orientare la nostra attenzione e il nostro impegno verso i nostri obiettivi». «Molti esercizi sono di una semplicità disarmante, ma non per questo risultano meno efficaci. Sembra incredibile ma davvero molte cose possono essere apprese anche solo attraverso un libro», prosegue Suian.
Il primo suggerimento: avere un goal setting
Per questo il primo passo è avere un goal setting che «non serve solo a ottenere risultati, ma a favorire lo sviluppo personale. Gli obiettivi devono contribuire a migliorare la qualità della vita e a rendere la persona più consapevole e capace. Devono essere coerenti con i propri valori e orientati a una crescita che porti benefici non solo individuali, ma anche nelle relazioni con gli altri», spiega ancora Surian nel suo libro Mental training per sportivi (Edizioni Lswr). L’importante, sottolinea, è delineare “obiettivi non vaghi, non troppo facili e concretamente raggiungibili».
Contro lo stress, obiettivi chiari e raggiungibili
Il goal setting, dunque, è la capacità di stabilire e perseguire obiettivi chiari, specifici e verificabili. Non riguarda solo lo sport, appunto, a anche lo studio e la vita professionale. Per farlo è fondamentale dare una direzione alle proprie azioni, programmare il lavoro, valutare i progressi e mantenere alta la motivazione. «Gli obiettivi sono la base di qualsiasi progetto, perché rendono possibile il monitoraggio continuo dei risultati. Obiettivi specifici funzionano meglio di obiettivi vaghi. È più efficace pianificare mete a medio e lungo termine, suddivise in tappe a breve termine».
Suddividere gli obiettivi
Un ulteriore passo riguarda la suddivisione degli stessi obiettivi in traguardi di risultato (finali), di prestazione (intermedi) e di processo (che hanno a che fare con il metodo che si segue). Inoltre, i target andrebbero sempre aggiornati: una volta raggiunti, vanno riformulati per sostenere la crescita, come spiega l’esperto nel libro, in cui illustra il suo metodo SMARTER, acronimo di: S – come obiettivo specifico e semplice; M – Misurabile e significativo; A – Accessibile e orientato all’azione, cioè traducibile in un comportamento concreto; R – Realistico e rilevante, altrimenti diventa solo fonte di frustrazione; T – Temporalmente definito; E – Emozionante ed ecologico, cioè non deve compromettere salute, ambiente sociale o qualità della vita; infine R – Registrato e rivedibile, quindi adattabile alle condizioni che possono mutare.
Allenare le proprie competenze
Parlare di abilità mentali, dunque, significa riconoscere che non si tratta di doti innate, ma di competenze allenabili, proprio come quelle motorie. «Nessuno nasce sapendo eseguire un gesto sportivo complesso: ogni tecnica si costruisce attraverso l’apprendimento. Lo stesso vale per concentrazione, gestione dell’ansia e controllo emotivo», prosegue Surian, che conclude: «L’obiettivo è la crescita globale, in un sistema integrato in cui dimensioni fisiche, psichiche, tecniche e tattiche si influenzano a vicenda» che si tratti di sport o di vita quotidiana, perché «un lavoro mirato sulla mente agisce soprattutto sul sistema nervoso: da qui l’effetto benefico contro lo stress».