Seduti vicini, Robert De Niro e Al Pacino si guardano negli occhi con intensità, si sfiorano le mani parlando a voce bassa. Con quei volti pazzeschi, su cui sono passati oltre ottant’anni e innumerevoli, indimenticabili, storie, le leggende del cinema sono i protagonisti della campagna di Moncler “Warmer Together”, scattata dal fotografo Platon. Due uomini, due vite intrecciate da decenni. Il loro legame, come si racconta in uno dei cortometraggi realizzati per l’occasione, “trascende i riflettori”. Nato quando erano ragazzi alla Stella Adler Conservatory di New York, ha resistito al tempo, a rivalità e alterne fortune. È un ritratto riuscitissimo dell’amicizia maschile, fatta di calore e rispetto profondo. Che può essere salda e salvifica quanto quella tra donne, conservando regole diverse, una grammatica emotiva particolare. E la capacità di restarsi accanto anche da lontano.

L’amicizia maschile ai tempi delle macchinine

Ci sono legami che si accendono prestissimo, già all’asilo, quando si sceglie l’amico con cui costruire la pista delle macchinine o condividere la merenda. «È raro che queste amicizie durino tutta la vita» spiega Giancarlo Ceschi, psicologo e psicoterapeuta. «Un tempo capitava spesso di nascere, crescere e invecchiare nello stesso contesto, continuando a frequentare lo stesso giro, adesso è più facile muoversi, andare a studiare o a lavorare altrove, e tendiamo a scegliere chi ci somiglia davvero. Le relazioni che resistono agli anni e, magari anche ai chilometri di distanza, sono quelle che ci fanno sentire sempre a casa, riportandoci proprio a quei primi sodalizi infantili: la complicità nel “fare insieme” come forma di amicizia primitiva ma autentica». Ed è proprio su questo “fare insieme” che, anche da adulti, si gioca la grande differenza tra amicizie maschili e femminili.

La memoria arcaica detta le differenze

«In genere, l’uomo tende a trovare la propria identità all’interno di un gruppo, la donna dentro relazioni più intime» chiarisce lo psicologo. «Una distinzione antropologica, con i maschi che, fin dai tempi antichi, cooperavano per cacciare o costruire, e le donne per accudire e condividere. Qualcosa di quella memoria arcaica resiste». Oggi lo si vede nella quotidianità: gli uomini si ritrovano più spesso attorno a un’azione (una partita, un progetto), mentre le donne si avvicinano più facilmente con le parole, intrecciando legami che passano dall’ascolto e dal confronto. «Le due modalità non si escludono e, comunque, sono solo linguaggi diversi per dire la stessa cosa. Per lui, anche emotivamente, la birra dopo il calcetto può valere quanto un pomeriggio di confidenze per lei».

Nell’amicizia maschile il gruppo puntella l’autostima

Non solo una comitiva dove si ride e si scherza. «Il gruppo di pari è un contenitore identitario, in cui l’uomo mette a punto autostima e senso di appartenenza» chiarisce lo psicologo. «È una piccola società con regole, ruoli, riferimenti comuni. Dentro quel perimetro, si può essere ironici e spensierati, ma spesso dietro la leggerezza si nasconde altro: un modo per darsi supporto e tenersi d’occhio a distanza di una battuta. Senza contare che anche nei gruppi nascono legami esclusivi. Tra tutti gli amici, capita infatti di individuare la propria “anima elettiva”, con cui scatta una specie di chimica, un po’ come avviene tra partner». Ma la forza di un legame non è sempre infrangibile: cresce, si trasforma, a volte vacilla.

L’importanza di esserci, almeno ogni tanto

Nuovi amori, figli, lavoro: la vita adulta lascia poco tempo libero e pochissime energie a disposizione. L’amicizia, anche quella più solida, può finire ai margini. «Molti uomini tendono a non vivere la distanza come una perdita» interviene il dottor Ceschi. «Possono trascorrere mesi, a volte anni, senza vedere né sentire un amico, e poi ritrovarsi come se nulla fosse». Per le donne, invece, la continuità fa parte del legame: cercano la presenza, il messaggio, la telefonata, la voce che rassicura e conferma che la connessione è viva. E nelle fasi più delicate – dalla maternità al climaterio – questa sorellanza, fatta di scambi intensi e confidenze che curano, è ancora più cruciale. «Il punto di contatto? Maschile o femminile che sia, l’amicizia va nutrita. Magari per gli uomini è sufficiente una cena all’anno e per le donne un caffè al mese, ma il principio non cambia: il legame ha bisogno di essere ravvivato, anche solo ogni tanto, per non diventare un ricordo». In fondo, ognuno ha il proprio modo di esserci: con le parole o con i gesti, l’importante è non smettere di farlo.

Amicizia maschile: la vulnerabilità che non si dice

«L’uomo tende a intervenire, più che a raccontare» dice lo psicologo. «È un po’ come Mr. Wolf in Pulp Fiction: quando c’è un problema, entra in azione e bonifica subito la scena del crimine, là dove una donna si sarebbe soffermata almeno per un momento a riflettere sul senso di quello che è appena accaduto» sintetizza lo psicologo. Un’immagine cruda ma efficace. «Non è mancanza di empatia, tutt’altro: l’uomo coglie il disagio dell’amico e cerca di scioglierlo a modo suo, con un gesto, una battuta, una presenza discreta. Il problema, semmai, è che tra uomini le parole a volte ci sono, ma restano in bilico: la paura di usarle male, di sembrare vulnerabili o fuori luogo, finisce per zittirle». Un preconcetto che le nuove generazioni stanno gradualmente superando.

Nuove generazioni, nuove dinamiche

Oggi l’amicizia maschile ha un volto leggermente diverso. «Il digitale ha modificato molto le dinamiche, ma il bisogno di appartenenza resta lo stesso» fa notare il dottor Ceschi. «Idem la predilezione per il gruppo e la tendenza a ritrovarsi per “fare qualcosa insieme” più che per condividere racconti ed emozioni». Il cambiamento più evidente tra i giovani di oggi sembra risiedere nella maggiore capacità di mescolare forza e vulnerabilità, azione e ascolto. «I ragazzi hanno una sensibilità diversa. Proprio da loro arriva la prova che la complicità maschile può esistere senza corazza, anche quando si concedono la libertà di mostrarsi imperfetti e fragili». Una lezione di cui gli uomini più grandi dovrebbero far tesoro.