Se pensi che lo yoga sia fatto solo di posizioni statiche e acrobatiche c’è uno stile che potrebbe farti cambiare idea. Si chiama Odaka Yoga ed è una disciplina innovativa che fonde la tradizione millenaria dell’hatha yoga con l’energia delle arti marziali, il tutto guidato da un elemento naturale preciso: il movimento dell’oceano.
Odaka Yoga, com’è nato
Nato dall’intuizione di Roberto Milletti e Francesca Cassia, l’Odaka Yoga non è soltanto una pratica fisica, ma un vero viaggio di ascolto e trasformazione che insegna a fluire con la vita, lasciando andare le rigidità di corpo e mente. Questo stile ha un’origine affascinante che risale a un viaggio lungo dieci anni. I fondatori Roberto e Francesca hanno vissuto in Australia per molto tempo ed è proprio lì, praticando ogni giorno sulla spiaggia davanti all’oceano, che ha preso forma il metodo Odaka.
L’acqua al centro della disciplina
Curiosamente il nome stesso racchiude un destino segnato: gli ideatori hanno infatti scoperto che in lingua pali (un antico idioma indiano) la parola Odaka significa proprio “acqua”. Una sincronicità perfetta per un metodo che fa della fluidità il suo centro. Come ci racconta la stessa Francesca Cassia, questo stile nasce dall’unione di due discipline che possono sembrare distanti. «In realtà si tratta di differenti strumenti per raggiungere uno stato di presenza e consapevolezza» sottolineando come questi due mondi abbiano in realtà molti movimenti in comune.
Proprio durante quelle sessioni in riva al mare, osservando la forza e la fluidità dell’acqua, è arrivata l’intuizione decisiva. «Come esseri umani siamo fatti in gran parte di acqua e possiamo riconnetterci profondamente con noi stessi attraverso dei movimenti simili alle onde del mare» rivela Francesca.
Cosa differenza l’Odaka Yoga dalle altre pratiche
C’è un aspetto fondamentale che definisce l’Odaka Yoga e lo differenzia da molte altre discipline contemporanee: il suo cuore umano. L’obiettivo di Francesca e Roberto, infatti, non è mai stato quello di creare un semplice stile di yoga o un brand di successo, bensì quello di dare vita a una comunità di persone che si sostiene reciprocamente.
Nell’Odaka Yoga non c’è spazio per la competizione né per l’esasperazione estetica delle posizioni. Non importa quanto una posa sia perfetta da vedere o instagrammabile, ciò che conta è l’intento con cui si pratica. La comunità di Odaka nasce per supportarsi, per tendersi la mano reciprocamente e aiutarsi a vicenda a superare i momenti di difficoltà. Questo forte senso di unione e condivisione serve a gettare le basi per fare il passo più importante: uscire dalla sala yoga e portare questa disciplina nella vita di tutti i giorni, mantenendo accoglienza ed empatia anche fuori dal tappetino.
Dai disturbi alimentari all’Odaka Yoga
Dietro la nascita e l’applicazione di questo metodo c’è anche un potente percorso di guarigione personale. «Ho sofferto per molti anni di disturbi alimentari – ci dice Francesca Cassia – e comprendo molto bene il dolore di chi vive il conflitto con il proprio corpo. Ho visto tanti allievi ritornare a vivere dopo anni di sofferenza grazie alla pratica dell’Odaka Yoga. Si può riscoprire il corpo come strumento e dono, imparando ad affidarsi a lui e smettendo di considerarlo un nemico».
Uno dei freni più grandi per chi non ha mai praticato yoga e vorrebbe avvicinarsi all’Odaka è la paura di essere “poco flessibili”. Su questo punto Francesca Cassia offre una prospettiva liberatoria: chi fa yoga, o chi decide di approcciarsi a questa disciplina per la prima volta, non deve essere flessibile fisicamente a tutti i costi. «Tutto ciò che attraversiamo nella vita costruisce la nostra struttura – spiega Francesca – l’obiettivo della pratica non è forzare o stravolgere se stessi, ma imparare morbidamente a lasciare andare le rigidità, sia fisiche che mentali».
Come si svolge concretamente una classe di Odaka Yoga?
La struttura della lezione segue un percorso preciso e progressivo, studiato per guidare il praticante dal movimento del corpo all’ascolto profondo.
La classe infatti inizia riportando l’attenzione su se stessi. Attraverso un gesto preciso di contatto con il nostro centro energetico, tre dita sotto l’ombelico fisico, ci si sintonizza sul momento presente e ci si riconnette alla propria energia vitale.
Successivamente si inizia a muovere il corpo con movimenti morbidi e ritmici molto simili alle onde dell’oceano. Questa fase è fondamentale per scaldare e dare fluidità a tutte le parti articolari del corpo. Da questa morbidezza si passa alla fase più intensa e si lavora in modo dinamico sulle posizioni, inserite in un flusso unico. Sul finire della lezione si lascia spazio alla staticità e si mantengono le asana per qualche respiro in più, un momento prezioso che serve ad ascoltarsi e assimilare il lavoro fatto. La classe si conclude rallentando il ritmo, dedicando gli ultimi minuti ad alcune tecniche di respirazione e a un profondo rilassamento finale.
A chi è adatto l’Odaka Yoga?
La risposta è breve: a tutti. Grazie alla filosofia di Francesca Cassia e Roberto Milletti questo stile è perfetto per i principianti che cercano un approccio accogliente e non giudicante verso eventuali limiti fisici. Al tempo stesso, i praticanti esperti o gli atleti trovano una sfida stimolante per migliorare la coordinazione e la mobilità articolare.
L’atto di muoversi senza interruzioni aiuta il corpo a lasciare andare le resistenze fisiche e i carichi interiori, restituendo stabilità emotiva.