Che poi uno ci prova anche a non invidiarla, Amal Alamuddin. Però è dura: l’eleganza senza sforzo, i capelli pazzeschi, il sorriso gentile che fa da contraltare al coraggio da leonessa con cui, nei tribunali internazionali, difende i diritti umani e combatte i crimini di guerra. Senza contare il successo nell’impresa che pareva impossibile: infilare la fede al dito all’ex scapolo più desiderato e impenitente del pianeta, George Clooney. E adesso, l’upgrade definitivo: l’attore 64enne ha rivelato che lui e Amal appartengono a quella ristretta categoria di coppie che non litigano. George, in particolare, sarebbe pronto a lasciar scivolare le piccole incomprensioni, a fare un passo indietro quando serve, a sfoderare molti più sorrisi che musi lunghi.

Coppie che non litigano: la parola a George Clooney

Durante un’intervista a CBS News, George Clooney ha svelato il segreto del felice matrimonio con Amal, celebrato a Venezia nel 2014: la coppia non ha mai litigato. Mai. Nemmeno una volta. George spiega che da giovani si vuole avere sempre ragione, mentre col passare degli anni è più facile imparare che conta infinitamente di più l’armonia, la serenità. Per dirlo con le sue parole: «Arrivi a un punto della vita in cui ti chiedi: perché questo dovrebbe essere motivo di discussione o di litigio?». Bella domanda, in effetti. Ma ce ne viene in mente subito un’altra: esistono davvero coppie che non litigano mai? E poi: questo è un segno di equilibrio raggiunto o di una quiete un po’ sospetta (del tipo, calma piatta e morte dei sensi)?

Dietro la facciata della calma piatta

«Quando una coppia sostiene di non litigare mai, bisognerebbe capire prima di tutto che cosa intende esattamente per “litigio”» spiega Eleonora Sellitto, psicoterapeuta e sessuologa a Roma. «Con questa parola si può indicare un confronto molto acceso, ma anche uno scambio di opinioni più tranquillo e razionale». Magari tra i Clooney funziona così: si confrontano, dissentono, si punzecchiano, ma senza trasformare ogni divergenza in un bisticcio dove volano i piatti. «Glielo auguro, anche perché la totale assenza di attriti – e quindi di chiarimenti – non è sana nelle relazioni: i problemi tendono ad accumularsi, irrisolti, mentre la passione gradualmente si spegne».

Dove finisce la passione delle coppie che non litigano mai?

Il confronto, nei rapporti, non è solo fisiologico: è importante per continuare ad alimentare la passione. «Un partner con cui ogni tanto discutiamo, che mette sul piatto idee diverse dalle nostre e ha reazioni non sempre prevedibili, ha sicuramente più chance di mantenere vivo il nostro desiderio rispetto a chi è super arrendevole e la pensa immancabilmente come noi» osserva la dottoressa Sellitto. «Ovviamente non si tratta di litigare in continuazione ma, perché la scintilla non si smorzi, l’altro va percepito come individuo a sé, forte di tratti, opinioni e pensieri che, anche dopo anni, sono ancora da scoprire, almeno in parte». Resta da capire come trasformare quella differenza di vedute, così naturale tra due individui, in un dialogo costruttivo e non in una rissa sterile.

Le regole base di un confronto costruttivo

Si può litigare male, urlando e scavando trincee, o fare il modo che quello scambio di vedute diventi un momento prezioso, in grado di rafforzare l’intesa. «La base di un confronto sano è, insieme al rispetto, la reciprocità: entrambi devono avere la possibilità di dire ciò che pensano, senza il timore di essere interrotti o messi all’angolo» suggerisce la psicoterapeuta. «Alla larga dai botta e risposta in cui, mentre l’altro parla, invece di ascoltarlo, ci si prepara mentalmente a controbattere». Litigare bene significa tenere a mente che l’obiettivo non è segnare punti, ma arrivare a intendersi. «Aiuta un piccolo spostamento linguistico: dire “io” al posto di “tu”, ossia raccontare cosa abbiamo provato noi, invece di elencare ciò che l’altro avrebbe sbagliato. In questa maniera, la discussione smette di essere un processo e diventa davvero un tentativo di chiarirsi e raggiungere un compromesso».

Coppie che non litigano: quando è questione di paura

E cosa dire di chi evita di litigare perché ha paura del confronto e dell’aggressività, propria e altrui? «Sono i cosiddetti “yes men” e “yes women”, persone che, fin dall’infanzia, imparano a smorzare i conflitti e a compiacere chi li circonda» precisa Sellitto. «In genere, temono, in modo più o meno consapevole, che altrimenti risulterebbero “scomodi”, sgradevoli, e verrebbero abbandonati. Ma sotto la superficie liscia scorre una corrente pericolosa. La rabbia inespressa non svanisce, si trasforma. Prima è frustrazione, poi delusione, e dopo ancora ci si ritrova con un groviglio di non detti impossibile da districare». Alla fine, proprio chi non voleva disturbare si porta dentro un vulcano sul punto di esplodere. «Il consiglio è esporsi prima che sia troppo tardi. Potremmo renderci conto che il mondo non crolla se alziamo la mano per dire “non sono d’accordo” e che, spesso, l’altro ci capisce molto più di quanto non immaginiamo».

La maturità di sapere scegliere bene le battaglie

Con gli anni, diventa più facile distinguere tra le situazioni che vale la pena affrontare di petto e quelle per cui non ha senso rischiare una battaglia. «Alcune questioni perdono peso, mentre altre restano identitarie e richiedono un confronto sincero» chiarisce Sellitto. «È qui che entra in gioco la maturità: capire la differenza tra accettazione e rassegnazione. La prima scalda, la seconda corrode. Conta anche il ritmo emotivo di ciascuno: c’è chi sente l’esigenza di chiarire al più presto e chi ha bisogno di un po’ di tempo per calmare la tensione e riordinare le idee. Nessuno ha torto, basta imparare a incontrarsi a metà strada. E magari, col tempo, ci si accorge che quel famoso “lasciar scivolare le piccole cose” di cui parlava Clooney non nasce dall’assenza di conflitti, ma dalla sicurezza di poterli attraversare insieme senza paura».