Quand’è che una discussione in coppia diventa litigio? Alla domanda «Quante volte litigate?» fatta in un sondaggio alla community di Matrimonio.com, un terzo delle coppie italiane dice di litigare almeno una volta alla settimana.

Quando le discussioni diventano litigio

È tanto o è poco? Tanto, se per litigio si intende una battaglia in cui ognuno dei due vuole imporsi sull’altro, cavalcando il proprio ego. Poco, se per litigio si intende uno scambio di opinioni, ovviamente all’ordine del giorno in una coppia che convive, dove ogni minimo episodio può diventare un terreno di scontro: da «Hai detto a tua madre di venire domani, io non ne ho voglia», a «Con chi eri prima su WhatsApp?» e «Perché vuoi sapere quanto ho pagato queste scarpe?». Pare proprio che suoceri (23%), gelosia (15%) e questioni di soldi (11%) siano tra i motivi più frequenti di discussioni. In fondo, l’educazione dei figli (5%).

Il limite tra routine vivace e routine insopportabile

Ma dove sta la differenza tra un rapporto vivace e una routine insopportabile? Quando tutti noi diventiamo petulanti e attaccabrighe, cercando di imporre il nostro punto di vista a ogni costo, attaccandoci a qualsiasi pretesto? Difficile dire quale sia il limite, forse sta nel numero di discussioni quotidiane. Una coppia su dieci dice di litigare almeno una volta al giorno: più credibili sicuramente di chi dice di non litigare mai, se non raramente (il 41 per cento). Se infatti è inconfutabile quell’assioma per cui “non si può non comunicare”, è altrettanto vero che non si può non litigare. Tutto sta nel gestire bene questo “litigio”, che magari è semplicemente un confronto.

Litigare in coppia per la politica

Ma se su tanti fronti come le faccende pratiche si può arrivare a un compromesso, sulle questioni politiche e religiose è assai più difficile. È così difficile perché la politica con la P maiuscola appartiene al quadro valoriale di una persona, si tira dietro, cioè, tutta la sua visione del mondo (quindi non bisogna credere a chi dice «Io di politica non mi occupo, non la seguo»: non è possibile). Sempre nel sondaggio, il 10 per cento delle coppie litiga proprio per la politica, però continua a stare insieme. Da costoro pare venire dunque una grande lezione: due persone che hanno concezioni politiche molto diverse, possono restare unite e volersi bene. Vuol dire che sanno litigare bene?

Cosa vuol dire litigare bene in coppia

Litigare bene vuol dire lasciare spazio all’altro di esprimersi, senza imporsi in modo ideologico. Quindi litigare per questioni di politica è ancora più difficile: si può riuscire cioè a staccarsi dalla propria visione per ascoltare l’altro e andargli incontro, su tematiche come queste? Lo chiediamo alla dottoressa Enela Nemilova, psicologa di origine russa che da anni lavora a Roma. Ci racconta che nell’ultimo periodo ha osservato un aumento della conflittualità in coppie in cui uno dei due (in genere la donna) è russo. «Da quando è scoppiato il conflitto con l’Ucraina, molti mariti italiani faticano a capire la sofferenza delle loro compagne, soprattutto perché l’Italia – in quanto Paese – non affronta scelte così estreme come la guerra da più di 80 anni. E qui entrano in gioco tanti fattori, come il senso di appartenenza alla propria Nazione, il patriottismo, gli ideali. Essere russa e vedere ciò che il proprio Paese sta facendo, mette di fronte a un forte conflitto interno: devi decidere se prenderne le parti o distaccarti, se accettare o combattere».

I terreni in cui lo scontro va bloccato sul nascere

Ma senza arrivare alla guerra, così profondamente divisiva, in grado di far diventare nemiche anche due persone sposate da tempo, ci sono situazioni in cui occorre chiedersi fino a che punto possiamo andare, per salvare la coppia. «Giulietta soffre quando Romeo uccide suo cugino ma la realtà della coppia appena nata va oltre le sue convinzioni, inculcate dalla famiglia. Giulietta quindi accetta che, un giorno, il suo futuro marito possa anche uccidere» spiega la dottoressa. «Se per noi, però, l’idea che il partner un giorno potrebbe anche uccidere una persona è inaccettabile, occorre accertarsene prima, e non iniziare neanche la relazione».

Vale la pena litigare su cose che possiamo cambiare

Ci sono quindi ambiti in cui è più semplice capire quando le posizioni divergono, e decidere di andarsene: la violenza in generale e la violenza di genere, per esempio. Questioni che sembrano astratte ma che invece sono molto concrete. «È semplicemente inaccettabile che il proprio partner giustifichi la violenza sulle donne. Perciò, è facile litigare e anche lasciarsi per questo motivo perché la negazione della violenza, oltre a far parte del quadro valoriale di una persona, è un’esperienza che, in modo più o meno forte, impatta sulla vita di tutti noi, e a noi donne tocca anche direttamente, in molti casi. E proprio il fatto di viverla sulla nostra pelle, in mille sfumature, ci mette in condizione di agire, di fare qualcosa, di cambiare la nostra realtà» dove la dottoressa. «Altro discorso quando si parla di macro temi, come per esempio la diversa distribuzione della ricchezza, che ci toccano in modo meno diretto: queste discussioni portano più a litigare sul piano teorico che a cambiare il mondo, ed è più difficile che una visione divergente su questo fronte possa diventare incompatibilità. Chiediamoci, cioè, fino a che punto abbia senso arrabbiarsi se l’altro ha un’idea diversa dalla nostra su questioni così ampie e astratte rispetto alla nostra vita».

Il “metalivello” di ogni discussione

E mentre, arrabbiatissime per la diversa visione della fame nel mondo, ci chiediamo se ha senso restare con quest’uomo, proviamo a pensare a cosa è, o dovrebbe essere, la coppia: uno spazio di supporto per entrambi. «Dovremmo tutti augurarci, in una discussione, di riuscire ad andare su un “metalivello”, quel livello cioè in cui ascoltiamo e sentiamo l’altro e gli vogliamo bene al di là di ciò che dice. Siamo capaci di farlo?» provoca la dottoressa.

Chiediamoci se ci vogliamo bene “nonostante” visioni diverse

Già: chi è capace, nel mezzo di un confronto sociologico, di chiedersi se ancora ci si vuole bene? «La verità è che ci sono categorie non razionalizzatili come l’affetto, l’amore, la cura: fattori che sono superiori a qualsiasi giudizio e opinione». Gli stessi fattori che dovrebbero renderci la vita più semplice, e a cui tutti ambiamo. «Tra Intelligenza Artificiale, macchine con guida assistita, robot, spesa a casa e relazioni virtuali, la meta a cui molti di noi ambiscono è un’esistenza vera, reale, il meno complessa possibile, fatta di sentimenti totali, puri, palpabili. Di dolcezza, di parole come «Ho sbagliato», «Mi dispiace», «Scusami», «Facciamo la pace». Ma ricordiamoci che in questa esistenza idealmente semplice, il rapporto di coppia è quanto di più complesso possa esistere. È qualcosa che ci costringe a una frustrazione quotidiana, ma allo stesso tempo ci fa vivere. E ci fa anche divertire».

Stare in coppia è molto impegnativo

A pensarci, non c’è niente di più impegnativo del confronto day by day con un’altra persona, in cui tutto viene passato al setaccio. In cui, volendo, si può trovare qualsiasi pretesto per dimostrare che l’altro la pensa diversamente da noi. «Ma è anche lì che, proprio giorno per giorno, puoi costruire la bellezza» conclude la psicologa. «In una visione molto romantica, la coppia è quello spazio in cui posso anche permettermi di essere arrabbiata, odiosa e antipatica, ma in cui so che posso rifugiarmi. Quello spazio in cui mi confronto e discuto, ma in cui alla fine scelgo sempre di restare». Tutto sta nel trovarlo, quello spazio. E poi nel restarci.