Esiste un preciso momento nella vita di una ragazza in cui ti fermi, ti guardi intorno e ti rendi conto che sei rimasta quasi l’unica single nel cerchio delle tue amiche. Ah no, non quasi, l’unica perché anche l’amica pazza single da una vita, si è fidanzata. Ottimo direi.

È quello che mi è successo un po’ di tempo fa, Capodanno precisamente, quando sotto al tavolo da pranzo alla mezzanotte ero rimasta solo io e l’uva acerba (perché non di stagione). Ma stavolta era un po’ diverso rispetto agli altri anni: non stavo più desiderando il ritorno di P., l’amico di mio fratello per cui ho sofferto due anni, né l’arrivo di qualcun altro. Stavo desiderando qualcosa per me, per il mio presente e per il mio futuro. Ho chiesto al nuovo anno una consapevolezza maggiore e ringraziato il vecchio per avermi iniziato a far aprire gli occhi. E allora ripenso alle mie amiche, alle loro storie di coppia, ai problemi col sesso di cui mi parlano, e durante la mia solita seduta con la psicologa le confesso: “Ma io sto proprio bene da sola”. La fierezza della mia frase viene subito smontata: “Ma tu sei sicura di stare bene da sola o stai solo evitando l’amore, per difenderti?”. E rieccoci, punto da capo. Confusa, prendo il mio diario e comincio con il flusso di pensieri.

Siamo un paese di single?

Non è solo una mia sensazione, né solo il mio solito Capodanno da single. Secondo l’Istat, in Italia i single sono in costante aumento: nel 2025 si è toccato la soglia dei 6.3 milioni di persone, ovvero il 33.2% della popolazione. E si stima che entro il 2050 saranno il 40% degli italiani. Un vero cambiamento di modello familiare che dimostra come la vita da single non è più un’eccezione ma una condizione sempre più diffusa, soprattutto tra i giovani della Gen Z. “I fattori sono molteplici e non c’è un’unica causa», spiegano le psicologhe Lara Ventisette e Lara Farinella, autrici di Impara ad amarti per scegliere chi amare: Guida pratica per donne single. «Viviamo in un’epoca in cui la famiglia è cambiata, il matrimonio non è più un rituale di passaggio obbligato e l’impegno sentimentale tra i 20 e i 30 anni non è più percepito come una tappa necessaria per diventare adulti».

Se anche solo fino a vent’anni fa le relazioni tra adolescenti erano quasi un “banco di prova identitario”, oggi non lo sono più. Cresciamo con l’idea che prima venga l’autonomia e l’indipendenza economica, emotiva, professionale e, poi, eventualmente, l’amore, se c’è spazio.

Gen Z: l’amore ci spaventa davvero?

Ma siamo sicure che sia solo questo? Il cambiamento non è solo sociale o familiare. Siamo noi stesse, in primis, a cambiare ogni giorno e vivere in un vortice di dubbi e incertezze. Non è un caso se anche Louisa May Alcott, inizialmente, non voleva far sposare Jo March. Poi dovette però cedere alle aspettative del pubblico del tempo. Ma, oggi, forse quella scelta non sarebbe poi così scontata. «Ciò che è cambiato profondamente è il timore», spiega la scrittrice e filosofa Annalisa Ambrosio. «Non è la paura dell’amore in sé che ci spaventa, quanto la paura che la coppia diventi una ragnatela capace di orientare lo sviluppo della nostra vita rispetto ad altre mille possibilità. Viaggiare. Lavorare. Coltivare amicizie, soprattutto le amicizie. In un’epoca in cui siamo più consapevoli dei nostri bisogni ma anche immerse in “un’architettura della scelta”, l’idea di scegliere una sola direzione può spaventare ancor più della solitudine».

In un mondo piccolo e socialmente regolato, trovare l’anima gemella era più facile. Ma oggi, di fronte a infinite opzioni, come si fa a trovare la persona giusta? Vuoto.

Autonome si, ma qual è il prezzo?

C’è un chiaro messaggio che martella le ragazze della Gen Z che vogliono essere sempre più autonome, brave, indipendenti.

«È una spinta sana», precisano Lara Ventisette e Lara Farinella, «ma può diventare stressante quando sembra che emancipazione o relazione siano le sole alternative». Come se scegliere l’amore significasse rinunciare al proprio potere.

E a rendere tutto più complesso sono ancora una volta i social che agiscono in modo ambivalente. Da un lato promuovono autonomia e indipendenza: influencer single, in forma e realizzate, tra una skincare e un adv. Dall’altro, coppie perfette e innamorate.

Inoltre, sempre più spesso online si stanno diffondendo format in cui l’approccio sentimentale diventa il contenuto principale: live in cui ragazzi chiedono baci a sconosciute, challenge in cui si valuta l’attrattività di una ragazza per fare views. E cosa imparano le ragazze in questo contesto? Che per essere scelte bisogna essere visibili, esposte, desiderabili ancora prima che desideranti. Che il corpo attira più della profondità e dell’empatia.

Video di tradimenti, confessioni umilianti, litigi: siamo invasi da narrazioni altrui che alimentano senso di insicurezza e sconforto. “Tanto sono tutti così”. Le ragazze non si fidano e non credono possa esistere una relazione sana.

«In più, alla base di questo meccanismo c’è un mantra generazionale», confermano le due psicologhe, «“YOLO, You Only Live Once”, la pressione costante che si vive una sola volta e che tutto va consumato nell’immediato, qualsiasi esperienza, amore incluso». L’idea che il presenta debba essere bruciato è una condizione di molti giovani che non riescono ancora a guardarsi dentro, ad attendere e a lasciare andare.

“Io sto bene da sola”

E allora quando diciamo “Io sto bene da sola” stiamo dicendo la verità?

Non esiste una risposta universale. Ognuna di noi vive la singletudine in modo differente. Se da un lato ci sono single felici e spensierate, dall’altro c’è chi soffre e desidera profondamente una relazione. Due estremi. Ma forse la parola chiave è un’altra: equilibrio.

«L’essere single dovrebbe essere una fase della nostra vita, non un’identità»

sottolineano Lara Ventisette e Lara Farinella.

«Un momento in cui impariamo a stare bene con noi stesse. Ed è proprio perché sto bene con me stessa che può esserci qualcun altro al mio fianco. Solo così l’altro diventa un valore aggiunto e non una necessità». Il punto non è negare il desiderio di coppia. L’essere umano nasce per la relazione, per la socialità. Il punto è distinguere tra bisogno e desiderio: «Se cerco qualcuno per riempire un vuoto, c’è il rischio di cadere in una relazione di dipendenza affettiva. Se sto bene da sola, posso allora desiderare qualcuno senza averne il bisogno».

“Sto bene da sola”, allora, può essere una verità per una fase di vita, e le fasi cambiano, necessariamente. Oggi il tuo desiderio può essere autonomia mentre tra un mese potresti avere voglia di coccole e carezze.

ragazza con occhi chiusi guarda il sole
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La Gen Z sta davvero rinunciando all’amore?

Ma quindi stiamo davvero rinunciando all’amore? Non averlo desiderato per il nuovo anno non significa che io abbia rinunciato all’amore. Significa che abbia iniziato a desiderare una relazione con me stessa, a stare senza scappare.

La Gen Z non è una generazione fredda né incapace di amare. È una generazione cresciuta tra modelli fragili e relazioni precarie. Una generazione che cerca la libertà anche quando fa paura. Forse è questo il senso di quella frase di Carla Lonzi, “voler essere all’altezza di un universo senza risposte”, dove qualunque cosa accada, noi sappiamo che resteremo fedeli a noi stesse.