Alessandro Di Battista ha rotto il silenzio sulle sue condizioni di salute. Intervenendo a Di Martedì, su La7, ha raccontato cosa gli è accaduto a Cuba: «Mi sono iniziato a sentir male in virtù di un edema cerebrale dovuto alla presenza di un tumore che mi è stato riscontrato», ha rivelato l’ex esponente del Movimento 5 Stelle, spiegando che ora dovrà procedere con le terapie, per poi tornare a l’Havana.

Prima di lui anche altri personaggi famosi avevano ricevuto diagnosi identiche, da Oriana Fallaci a Mark Ruffalo, senza dimenticare Kate Walsh, diventata celebre per il ruolo di Addison Montgomery nella serie Grey’s Anatomy, e altri.

Cos’ha Alessandro Di Battista

Come raccontato ancora da Di Battista, i medici cubani «hanno azzeccato immediatamente le cure, che hanno ridotto l’edema permettendo di operarmi, mi hanno asportato quasi tutto il tumore. Adesso farò le cure sperando che funzionino. Faccio parte di quel club di cittadini italiani che dicono ‘perché proprio a me’», per poi aggiungere: «Questa peste del XXI ha un pregio: è democratica. Io non sono uno di quelli che dice ce la farò, io devo fare le cure e avere un atteggiamento positivo. Dico no alla retorica del guerriero. Quelli che non devono mollare sono i dottori».

Quanti casi in Italia

Se Di Battista sta seguendo un percorso di recupero, per proseguire le cure, i dati dell’Associazione italiana ricerca sul cancro (AIRC) indicano che ogni anno in Italia si stimano circa 5.730 nuovi casi di tumore al cervello, «con una prevalenza più alta negli uomini (3.240 casi) rispetto alle donne (2.490 casi)». A differenza dei ben più noti tumori al seno, ai polmoni o alla prostata, quelli al cervello rappresentano circa l’1,6% delle neoplasie, con una sopravvivenza a 5 anni che è di circa il 24% negli uomini e del 29,4% nelle donne. I numeri indicano un andamento stabile, con alcune forme in calo e altre in crescita.

Un tumore che non fa distinzioni

Dei tumori al cervello, però, si parla poco: «Sicuramente fino a qualche tempo fa erano considerati rari. Purtroppo il glioblastoma, che è la forma maligna, sta aumentando e i motivi non sono ancora chiari alla comunità scientifica. È anche una forma che può colpire tutte le età e i generi, mentre solitamente queste neoplasie compaiono in età adulta avanzata. Ha anche la caratteristica di prevedere l’intervento di diverse figure: occorrono, per esempio, il neurochirurgo, il radioterapista, l’oncologo medico, l’anatomopatologo e specialisti in riabilitazione come il fisioterapista o il logopedista, a seconda dell’area del cervello interessata», spiega Saverio Cinieri, past president dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM) e direttore dell’Oncologia all’ospedale A. Di Summa di Brindisi.

I sintomi più comuni (e confondibili)

I campanelli d’allarme possono essere molti e in genere sono quelli «tipici dell’ictus e dell’emorragia cerebrale: possono comprendere crisi epilettiche, perdita di controllo dell’apparato motorio (come a un braccio o a una gamba, solitamente nella parte opposta al lato del cervello interessato dalla patologia), alterazioni importanti di memoria e linguaggio. Un altro sintomo è la cefalea, ma diversa da quella classica: non sorda, ma acuta e che non passa con i comuni analgesici – precisa Cinieri – Un altro sintomo l’edema».

Dall’edema cerebrale alla diagnosi, come per Di Battista

Di Battista ha raccontato di aver avuto un edema, che è un’altra costante: «È ricorrente perché sono patologie in cui la massa tumorale cresce all’interno del cranio, che è una struttura rigida. Proprio l’aumento del volume dà un edema da compressione: le cellule si infiammano e si forma un liquido che va a comprimere, appunto, con una serie di effetti collaterali che dipendono dalla zona interessata», spiega ancora l’oncologo. La diagnosi passa dall’esame istologico, che può avvenire anche con la tecnica della neuronavigazione, nel caso in cui non si possa operare per effettuare una biopsia. Va anche valutato se l’origine è nel cervello o se non sia una metastasi, in particolare del tumore ai polmoni, come può accadere.

Come si cura

Nel caso dell’ex esponente del M5S, è stato effettuato un primo intervento per ridurre l’edema (in genere con cortisonici) e di «enucleazione del tumore, ma non sempre è possibile: anche nel caso di tumori benigni come il meningioma, infatti, accade che si formino delle ‘cortecce’ intorno alle cellule, che non sempre si possono resecare perché magari hanno intaccato parti del cervello che, se tolte, potrebbero lasciare danni. Un caso tipico di inoperabilità è il tumore centrale, che interessa entrambi i lati sinistro e destro: l’intervento ridurrebbe il paziente a vegetale», chiarisce Cinieri.

Tante terapie, a seconda dei casi

Oggi, comunque, «le terapie oncologiche sono molte e differenti: la standard nei glioblastomi segue il cosiddetto ‘schema Stupp’, dal nome di un collega svizzero radioterapista: si inizia con l’enucleazione del tumore, poi la radioterapia e contemporaneamente la chemio con un farmaco specifico. Molto può dipendere anche dall’età: uno studio francese suggerisce la sola radio negli anziani, per evitare danni cognitivi maggiori di chemio e radio. Lo stesso vale in alcuni casi con la radio panencefalica, cioè su tutto l’encefalo. Esistono, poi, altre molecole nuove, affiancate a farmaci già noti e, sul fronte delle novità biomolecolari (che agiscono su target specifici), ci sono prospettive interessanti, ma siamo ancora alle fasi di sviluppo iniziali», conclude Cinieri.