Negli ultimi anni i bollitori elettrici sono diventati uno degli elettrodomestici più diffusi nelle cucine moderne, specialmente in Europa. Questione di tempo e di spesa: molti modelli, infatti, raggiungono il punto di ebollizione più velocemente rispetto ai metodi tradizionali, offrendo un evidente risparmio energetico. Con la distribuzione su larga sono cominciati a circolare consigli e miti riguardo l’uso corretto dei bollitori, in particolare sulla presunta pericolosità dell’acqua che vi rimane all’interno dopo l’ebollizione. Ma è proprio vero che riutilizzare più volte la stessa acqua può comportare rischi per la salute?

L’acqua nel bollitore non diventa “tossica”

Secondo il dottor Faisal Hai, docente e direttore della School of Civil, Mining, Environmental and Architectural Engineering presso l’Università di Wollongong, in Australia, questa paura è del tutto infondata. In un articolo pubblicato su The Conversation, Hai rassicura sul fatto che se l’acqua di partenza è di buona qualità, non ci sono rischi sanitari a ripeterne la bollitura. Bollire l’acqua ripetutamente non altera in modo significativo la sua composizione chimica, e sicuramente non la rende pericolosa. Al contrario, l’ebollizione è un processo che elimina microrganismi patogeni, rendendo l’acqua più sicura da bere, non meno.

Perché la concentrazione di sostanze non è un pericolo reale

Bollire rimuove solo l’acqua sotto forma di vapore: le sostanze non volatili (saline o metalliche) rimangono in soluzione. In teoria, se continuassimo a far evaporare troppa acqua, queste potrebbero concentrarsi. Ma nella pratica, i bollitori moderni interrompono il processo subito dopo la prima ebollizione, senza riduzione significativa del volume.

Hai prende ad esempio l’acqua del rubinetto della sua zona, fornita dalla Sidney Water, il più grande gestore pubblico australiano. Partendo da 1 mg/L di fluoro, dopo due bolliture e ipotizzando una perdita di 100 mL, la concentrazione sale di pochissimo (da 0,20 mg a 0,23 mg per tazza). Per quanto riguarda metalli come il piombo, iniziando da concentrazioni inferiori a 0,0001 mg/L, bisognerebbe ridurre 20 L a 200 mL per avvicinarsi al limite di 0,01 mg/L – un’ipotesi oltre la realtà domestica. Sebbene la concentrazione di composti inorganici possa aumentare con l’evaporazione dell’acqua potabile durante la bollitura, le prove dimostrano che ciò non avviene in misura tale da risultare pericoloso.

Bollitore elettrico

Minerali e residui: solo un problema estetico

Un fenomeno che può verificarsi con l’acqua bollita più volte è la formazione di calcare o la concentrazione di alcuni minerali, come calcio e magnesio, specialmente nelle zone con acqua «dura». Questi residui possono apparire come depositi bianchi sul fondo del bollitore, ma non rappresentano un rischio per la salute umana. Si tratta di sostanze naturali e, anzi, in piccole quantità, alcuni minerali sono benefici. L’unico inconveniente reale è di tipo estetico o funzionale, poiché i depositi possono ridurre l’efficienza del bollitore nel tempo.

Quando preoccuparsi?

L’unico caso in cui l’acqua lasciata nel bollitore potrebbe diventare un problema è se il bollitore non viene pulito regolarmente o se rimane acqua stagnante per molti giorni, creando un ambiente potenzialmente favorevole alla proliferazione di batteri o muffe. Tuttavia, nell’uso quotidiano, lasciare l’acqua nel bollitore per un giorno o due non comporta alcun rischio concreto.