La data di nascita, 1941, nel caso di Lella Golfo è davvero un dettaglio anagrafico. Lei sfodera lo stesso coraggio, pragmatismo e passione che aveva da ragazza, quando difese i diritti delle gelsominaie della zona Jonica e delle raccoglitrici di olive della Piana di Gioia Tauro. Da allora il suo impegno per la valorizzazione del talento e della leadership femminili non ha avuto sosta.

Lella Golfo ha promosso la legge per la parità di genere nei consigli di amministrazione

Commendatore e Cavaliere della Repubblica, fondatrice e presidente della Fondazione Marisa Bellisario, prima firmataria della legge Golfo-Mosca, la n. 120/2011 che impone una rappresentanza di genere equilibrata nei consigli di amministrazione delle società quotate e partecipate, è reduce dal successo della 25esima edizione di Donne, economia e potere, la cosiddetta “Cernobbio delle donne”, svoltasi di recente a Roma. Protagonista anche di un’ampia attività in campo internazionale che l’ha vista operare in Paesi come il Rwanda e portare tir di aiuti all’Ucraina in guerra, «non fermandomi al confine, ma entrando» sottolinea, quest’anno ha rappresentato l’Italia al Women Global Investment Summit di Tripoli, sottolineando il ruolo delle donne come motore della crescita economica nel Mediterraneo.

Sprona gli Stati europei ad adottare presto la direttiva sulla trasparenza salariale

Ha poi partecipato alla Gender Equality Week del Parlamento europeo, spiegando che «il talento non ha genere, ma troppe competenze femminili restano invisibili o sottovalutate. Ogni donna esclusa dai luoghi decisionali è una perdita non per il genere femminile, ma per l’Europa intera». E ha invitato l’Unione europea a trasformare i principi di parità in politiche concrete, accelerando l’attuazione della direttiva sulla trasparenza salariale. «Entro giugno 2026 tutti gli Stati, Italia compresa, dovranno recepirla: sarà un passo importante per mettere fine a pratiche come le buste paga non corrette e l’utilizzo delle dimissioni in bianco» sottolinea.

Sono tantissime le iniziative che ha portato avanti con la Fondazione dedicata a Marisa Bellisario. Che rapporto aveva con lei?

«Conservo nell’archivio, come molto caro, un suo biglietto da visita. L’ho ritrovato tempo fa, ma non ricordo quando me lo diede. Non ci frequentavamo: io calabrese, lei piemontese, eravamo distanti anche geograficamente. Ma Marisa Bellisario, prima manager di successo nel nostro Paese, era un modello per tutte le giovani donne. La sua scomparsa, nel 1988, fu per me un colpo durissimo e così decisi di istituire un premio in suo onore».

La Fondazione Marisa Bellisario premia ogni anno donne di grande talento

La Mela d’Oro è considerata l’Oscar delle donne. Quante l’hanno ricevuta in questi anni?

«Quasi 500, tra manager, imprenditrici, ricercatrici, giornaliste, attrici, stiliste e persino un’astronauta. Si tratta di un patrimonio di idee, competenze e visioni che rappresenta il volto migliore dell’Italia e del talento femminile nel mondo».

La Fondazione è nata nel 1991, si sta rivelando davvero longeva.

«Longeva e riconosciuta dalle principali istituzioni. In questo Paese un’associazione di donne autonoma e trasparente che opera da 34 anni è qualcosa di miracoloso. Nello stesso periodo ho visto nascere e morire tante altre associazioni. La nostra forza sta nelle persone, conosco tutte le nostre associate, (un migliaio, ndr) siamo come una famiglia. In questi anni solo tre persone erano entrate esclusivamente per scopi personali, ma le ho subito invitate ad andarsene. La cosa importante è, come diceva un vecchio amico, “Batti, batti che poi il chiodo entra”. E noi, a furia di battere, battere, possiamo dire di aver aperto un’autostrada alle donne italiane».

Far approvare la legge per la parità di genere è stata una dura battaglia

Una corsia fondamentale di questa autostrada è stata la legge n. 120/2011.

«Arrivata in Parlamento, nel 2008, nel PdL, avevo due scelte: starmene buona e spingere il bottone o agire anche grazie al materiale dell’osservatorio permanente della Fondazione Bellisario. Mi sono detta: “Ho questa opportunità, la voglio dedicare alle donne”».

Quali gli scogli principali?

«Mi hanno dato della pazza e hanno incominciato a dirmi che non c’erano donne da inserire nei consigli d’amministrazione. Ho lanciato una campagna per avere curricula eccellenti. In meno di un mese ne ho raccolti 600 e li ho fatti certificare da due società di head hunter. Poi, di fronte all’accusa che non fossero preparate, ho siglato un accordo con Deloitte e organizzato un corso di formazione dentro la Camera, con 600 donne che ogni settimana venivano a Roma da tutta Italia. Con quella legge si è innestato un cambiamento anche culturale: in pochi anni la rappresentanza femminile nel CdA è passata dal 5,6 al 43% e per una volta l’Italia non è stata fanalino di coda, in Europa. Ma è stata una dura battaglia».

Oggi è soddisfatta del risultato?

«Quando ho pensato a quella legge non ho pensato soltanto alle donne che sarebbero entrate nei consigli d’amministrazione. L’obiettivo era far sì che loro facessero poi salire ai vertici altre donne. Ora, se lei mi domanda se questo obiettivo è stato raggiunto, io rispondo “ni”, perché l’altruismo non è così diffuso».

L’evento Donne economia e potere ha toccato i principali temi di attualità

Quali le grandi sfide vede ancora aperte?

«Ce ne sono tante. Cito solo alcuni dati, a partire dal gravissimo problema della denatalità: nel nostro Paese il tasso di fecondità è di 1,18 figli per donna, il valore più basso mai registrato dall’Istat. In Italia, poi, le start-up femminili registrano spesso performance migliori in termini di ritorno sugli investimenti, ma solo il 2% dei fondi da venture capital va a imprese guidate da donne e solo il 19% delle grandi città ha una sindaca. Altro gap da colmare: le donne fino a pochi anni fa sono state escluse dagli studi clinici, ma tali disparità sanitarie e i bias nella ricerca costano all’Europa circa l’1,4% del Pil annuo. Questi sono alcuni dei temi di cui ci siamo occupate a Donne, economia e potere che ha visto riunite oltre 450 persone. Ci tengo anche a sottolineare che le due giornate di lavori si sono chiuse con il contest B Factor dedicato alle start-up femminili, un concorso che premia il talento delle donne che innovano e creano valore».

E ha ricevuto anche un messaggio speciale…

«Glielo leggo: “In occasione del seminario internazionale Donne, promosso da questa fondazione sul tema Governare il presente, generare il futuro, il Santo Padre Leone XIV rivolge agli organizzatori e ai partecipanti tutti il cordiale saluto nel sottolineare la capacità del genio femminile di rendere il mondo più bello mediante la sua sensibilità e determinazione”. Siamo arrivate ad avere il riconoscimento del Papa. Non le pare una bella soddisfazione?».