Secondo il report FragilItalia. Le previsioni per il 2026 – Uno sguardo al futuro, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, due persone su tre non si aspettano un miglioramento della situazione dell’Italia. Tra le preoccupazioni maggiori: le guerre, i cambiamenti climatici, le tasse e l’inflazione. Eppure Matteo Saudino, docente di Filosofia noto sui social come BarbaSophia, ha scelto di non cedere allo sconforto e di cercare nelle pagine degli antichi filosofi le ragioni per non farsi sopraffare dall’incertezza.
Secondo Matteo Saudino occorre ritrovare la fiducia nel futuro
La chiave, spiega nel saggio Anime fragili (Einaudi) e nella lectio magistralis a Taobuk, sta nel ritrovare la fiducia nel futuro: «Un atto politico, perché implica sapersi proiettare in una direzione in cui ti aspetti che le cose miglioreranno a partire dal fatto che tu stesso ti impegnerai in prima persona. È un’espressione di speranza e dedizione, necessaria per iniziare il cambiamento».
Perché definisce la nostra un’epoca di anime fragili?
«Perché si combinano tra loro molti fattori: il crollo delle grandi certezze, il tramonto della religione, della fede nel progresso, nella politica e nella crescita economica. La velocità con cui le cose mutano rende impossibile l’idea stessa di edificare qualcosa di solido. Per questo ritengo che non nel presente, ma negli scritti di Platone e Aristotele vadano cercati gli elementi su cui costruire una fiducia nuova, una felicità che si regge su cose piccole e concrete: l’amicizia, l’attivismo, il dialogo».
L’Intelligenza artificiale non va lasciata in mano a poche persone avide
Come si fa ad avere fiducia in un contesto che sembra rendere superfluo l’essere umano? Perfino Papa Leone XIV, nell’enciclica Magnifica Humanitas, ha messo in guardia contro i rischi dell’Intelligenza artificiale.
«Rimettendo al centro dell’evoluzione tecnologica il pensiero critico e l’azione politica, che devono indirizzare la tecnologia al servizio del Pianeta e di chi lo abita. Se invece lasciamo l’AI nelle mani di pochi mossi dall’avidità e dall’interesse privato, senza una discussione a livello globale, rischiamo che l’essere umano stesso determini la fine dell’umanità».
Saudino spiega la nostra crisi attingendo a Platone
«Un ammonimento profondo» continua Saudino «viene dal Timeo di Platone, che rievoca la vicenda di Atlantide: questa terra favolosa mise le sue ricchezze e conoscenze al servizio non del benessere dei propri abitanti, ma della sottomissione dei popoli vicini. E poi, “in un giorno e una notte”, come recita il testo, sprofondò inghiottita per sempre. Il mito ci ricorda che il problema non è la crescita impetuosa della tecnologia, ma il fine a cui viene asservita: se non viene impiegata nel modo più opportuno, nulla può impedire il collasso di una civiltà».
Il rimedio alla solitudine è l’amicizia
A dispetto delle promesse della Rete, che pareva poter cancellare la solitudine, secondo l’OMS oggi una persona su sei sperimenta l’isolamento. Come ritrovare fiducia nelle relazioni?
«La velocità dei mutamenti tecnologici, sociali ed economici ha eroso la dimensione comunitaria: il senso di solidarietà si è frantumato tra mille paure ed egoismi. A livello individuale, il rimedio alla solitudine è l’amicizia, un legame che richiede cura e tempo, entrambi elementi sempre più rari. Prendersi il tempo per costruire una relazione è una forma di ribellione: dagli altri impariamo a vivere bene, dice Platone, e ci rafforziamo in un comportamento virtuoso.
Saudino invita a riscoprire la bellezza dell’impegno e degli ideali
Certo, oggi possiamo dialogare con un computer, ma è un legame reale quello con un oggetto costruito su di te e i tuoi desideri o è invece il trionfo dell’ego, che ti isola ancora di più? Il mio invito è a riappropriarci di spazi sottratti al consumo in cui continuare a incontrarci: luoghi urbani, circoli, giardini, biblioteche. Scendiamo in piazza, aderiamo a un movimento o a un’associazione, riscopriamo la bellezza dell’impegno e degli ideali. L’antidoto alla solitudine non è tecnologico: è comunitario».
Si fa un gran parlare di longevità, quasi per esorcizzare l’idea della morte. Ma sperare di non morire mai ci fa davvero vivere meglio?
«La tracotanza dei milionari che praticano il biohacking è quella degli dèi antichi: immortali, ma soli. In loro manca la relazione con gli altri, che nasce proprio dal senso del limite, dall’impossibilità di bastare a se stessi. Eppure, come ricorda Heidegger, è la morte che dà senso alla vita: sapere di avere un tempo limitato spinge a usarlo al meglio. Solo confidando di poter lasciare un segno quando non ci saremo più, ci impegniamo a visitare un Paese, creare un’opera, educare un bambino. Platone ci ricorda che il dono più grande che gli esseri umani possono farsi è vivere preparandosi con intelligenza e bellezza all’ultimo appuntamento che avranno. Annullare questo evento non è un atto di fiducia nella vita: è una rinuncia a darle senso».
Occorre cercare una verità capace di farci vivere nel rispetto reciproco
Una celebre frase di Nietzsche recita: “Non ci sono fatti, solo interpretazioni”. In un’epoca di post-verità, come possiamo confidare che le persone riescano ancora ad accordarsi su qualcosa di comune?
«È sempre più difficile distinguere il vero dal falso. Eppure, paradossalmente, dalla crisi delle certezze assolute può nascere una nuova intesa. Attraverso il costante esercizio del dubbio nei confronti della versione dei fatti che ci viene presentata possiamo costruire un metodo di confronto, e da lì una verità condivisa: non arrogante, non definitiva, ma capace di farci vivere nel rispetto reciproco. Dalla crisi delle fake news possono emergere le verità, non la verità».
Da tutto ciò che ha prospettato, la fiducia sembra richiedere fatica. Perché vale la pena coltivarla, invece di abbandonarsi al nichilismo?
«Perché senza fiducia non possiamo vivere: non ti alzi dal letto se non pensi che oggi sarà meglio di ieri, e domani meglio di oggi. Senza fiducia non vivi: sopravvivi».
Su temi affini a quelli di cui parla in questa intervista, Matteo Saudino tiene la lectio magistralis La fiducia nell’era della fragilità, il 18 giugno alle ore 20 a BPER Agorà, Giardino di Palazzo Duchi di Santo Stefano, a Taormina. È uno dei tantissimi appuntamenti che dal 18 al 22 giugno animano Taobuk – Taormina Book Festival, ideato e diretto da Antonella Ferrara e dedicato quest’anno al tema della fiducia. Tra gli ospiti stranieri, la Nobel per l’Economia Esther Duflo, lo scrittore Jonathan Coe, il filosofo Bernard Henry-Levi, l’artista Anish Kapoor.