Se la mitologia, con il suo imprinting patriarcale, ci ha fatto associare le fatiche solo all’indefesso guerriero Ercole, Le fatiche di Eva (Harper Collins) ci riporta alla realtà: mostra, con serietà ma anche guizzi di delicata ironia, che una vita piena di improbe sfide è, quotidianamente, quella delle donne. A scriverlo è Paola Mascaro, che alla carriera da top manager, è Chief Marketing Officer di Accenture ICEG, ha associato un costante impegno contro le disuguaglianze di genere e per una società più equa e inclusiva, tanto da rivestire incarichi istituzionali come G20 Empower Chair ed essere Presidente emerita di Valore D.
Paola Mascaro nel suo libro denuncia gli stereotipi che colpiscono le donne
Pagina dopo pagina, mette in fila le difficoltà che le donne devono affrontare: dagli stereotipi di genere alla violenza domestica, dal divario salariale alla child penalty, dall’esigua rappresentanza femminile nei ruoli di leadership allo scarso sviluppo della medicina di genere. E lo fa «per offrire una prospettiva diversa, una sorta di filo rosso che colleghi vari aspetti della nostra vita».
La Eva del titolo riunisce tutte le donne, ma alla fine compare un’altra Eva, che sposta lo sguardo sull’intimità della sua famiglia.
«La scrittura mi ha consentito di recuperare e rileggere con la consapevolezza di oggi una storia familiare, quella di una zia a me molto cara, che ho chiamato Eva. La sua è stata una vita di umiliazione e scarsità: due soldi nel borsellino, un biglietto dei mezzi pubblici e poco altro. Aveva un marito che noi definivamo inutilmente avaro. Oggi sono in grado di riconoscere la sua come una storia di violenza economico-finanziaria. Pur nel dolore che mi ha riportato alla memoria, sono stata felice di aver rielaborato questa vicenda. È importante dare il giusto nome alle cose che accadono».
Secondo Paola Mascaro ci sono stereotipi contro le donne in tutte le classi sociali

Nel libro dimostra che gli stereotipi di genere sono trasversali a tutte le classi sociali.
«Racconto, per esempio, di una festa di Carnevale in una scuola per l’infanzia a Milano: su 21 bambine, 20 si sono presentate con l’abito di Elsa. Una principessa affascinante e in gambama la cosa preoccupante era l’assoluta omologazione: dobbiamo uscire dall’equivoco che il benessere sociale e l’elevata scolarità genitoriale siano immuni da stereotipi culturali e sociali».
A proposito di convinzioni da mettere alla prova, chi ha raggiunto livelli top di carriera è così sicura di sé da aver archiviato la sindrome dell’impostore?
«No, di fronte a ogni sfida parte dentro di me la vocina che mi dice: “Tanto non ce la farai”. Pur non riuscendo a silenziarla del tutto, ho trovato la mia strategia, una tecnica per tenerla a bada. Immagino di risponderle: “Sono una donna adulta e decido io”».
Nel libro parla della menopausa come tabù contro le donne sul lavoro
Lei invita le aziende a portare avanti l’Aging Management, le politiche per il personale senior, in modo diverso per le donne. Perché?
«Nel mondo delle organizzazioni la menopausa resta ancora un tabù, invece bisogna parlare di cosa succede alle donne dal punto di vista fisiologico, emotivo e psicologico. Un altro tema, ancora sotto traccia, sono i carichi di cura quando si smette di essere mamme e ci si ritrova figlie di persone anziane, fragili e malate».
Mostra che il pregiudizio sull’età colpisce ottime professioniste
«Non solo. Conosco donne che avevano raggiunto buoni livelli di carriera, ma a un certo punto sono state scartate a favore di uomini con qualche anno in meno. Dobbiamo smetterla con la storia che, a una data età, l’uomo è maturo e la donna è vecchia: in questo modo a tante ottime professioniste viene negata anche la possibilità di condividere e trasferire ai più giovani l’esperienza che hanno maturato».
E lei come ha vissuto la menopausa sul lavoro?
«A volte con disagio. Ricordo, riunioni importanti durante le quali soffrivo di vampate di calore e diventavo bordeaux… Mi sono dotata di ventaglio! Provavo un disagio professionale e personale, perché sentivo addosso gli sguardi dei presenti, perlopiù uomini».
Paola Mascaro invita le ragazze a vincere i pregiudizi e a occuparsi di materie “Stream”
Nel libro parla anche delle “Stream”: materie Stem più Arte e Robotica.
«È un fattore di evoluzione delle competenze del mondo professionale: la dicotomia scienza-umanesimo sembra cadere. Le sfide di oggi richiedono di mettere insieme i due aspetti, che sono stati a lungo tenuti separati. Di certo è cruciale che più ragazze studino e trovino lavoro in ambiti Stream, dove sono ancora sotto rappresentate, perché lì ci sono migliori opportunità anche a livello retributivo».
Paola Mascaro pensa che le donne sul lavoro siano ancora troppo insicure
Rispetto alla parità di genere, ha fiducia nelle nuove generazioni?
«Ci sono luci e ombre. Nelle relazioni uomo-donna, in generale, mostrano di sentirsi paritari. Non trovo invece sufficientemente migliorata l’autostima nelle donne sul lavoro: tranne eccezioni, è difficile che le le giovani alzino la mano e si propongano».
Tra le presentazioni del libro, una davvero speciale è stata quella presso la Family Room della Fondazione Ronald McDonald all’ospedale Niguarda di Milano.
«È stata un’emozione incredibile. Sono onorata di far parte del board della Fondazione che nelle sue strutture accoglie genitori e familiari di bambini ospedalizzati gravi. Ho trascorso una mattinata con mamme, papà, bambini, medici, operatori sanitari ed è andata ben oltre la presentazione di un libro. L’idea era quella di proporre un momento di svago per chi vive un’esperienza molto pesante come genitore al fianco di un figlio malato. Alcuni bambini sono stati ad ascoltare, poi hanno voluto l’autografo. Uno di loro è rimasto tutto il tempo accanto a me seduto su una poltroncina, come dedica gli ho scritto: “Sei un bambino magnifico e sarai un uomo speciale”. Mi commuovo ancora a pensare a lui e allo sguardo della sua mamma».
Il libro di Paola Mascaro si rivolge a chi finora non si è occupato molto di parità e pregiudizi di genere
Chi vorrebbe che leggesse Le fatiche di Eva?
«Su questi temi vedo tre categorie di persone: i favorevoli, gli antagonisti e i neutrali. I primi non sono certo da convincere, i secondi sono arroccati per varie ragioni sulle loro posizioni. I neutrali sono coloro che magari non pensano molto a queste tematiche, occorre quindi parlare a loro, favorire nuove domande e possibilità, agire per contribuire concretamente al cambiamento». Non a caso, nel profilo da “Linkedin Top Voice” di Paola Mascaro accanto alla sua foto si staglia, spronante, un invito: «Trasforma le idee in realtà».