Di fronte ai numeri che Alessandra Marzari snocciola con la precisione del medico e la passione della dirigente sportiva, non si può restare indifferenti: 50 ragazzi su 100 sono coinvolti in dinamiche di gioco d’azzardo, l’80% dei disturbi mentali esplode prima della maggiore età, il 12% degli studenti abusa di psicofarmaci senza ricetta, 1,5 su 100 è l’incidenza dei casi di isolamento sociale tra i giovanissimi.

Alessandra Marzari ha promosso il progetto True Love Impact

La locandina dell'evento True Love Impact all'Opiquad Arena di Monza 4-5-6 maggio 2026

Dirigente medico dell’Ospedale Niguarda di Milano e presidente del Consorzio Vero Volley, realtà d’eccellenza che riunisce migliaia di atleti e decine di squadre – compresa la Numia Vero Volley delle campionesse azzurre Paola Egonu e Anna Danesi – e che, ponendosi come riferimento formativo oltre che agonistico, Marzari ha deciso che il parquet dell’Opiquad Arena di Monza non poteva più essere solo un campo da gioco. Nasce così, dal 4 al 6 maggio, True Love Impact, un progetto che trasforma lo sport in un antivirus contro l’isolamento, la dipendenza e la violenza.

I giovani subiscono la rarefazione dei legami sociali

Osserva la realtà da due prospettive privilegiate: clinica ed educativa. Che diagnosi farebbe dello stato di salute dei ragazzi?

«È una generazione segnata da una fragilità che spesso non trova voce. Siamo di fronte a una crisi sistemica alimentata da quello che chiamo “il mondo silenzioso e singolo” del digitale. Vedo una rarefazione dei legami sociali e una perdita della capacità di stare insieme fisicamente, nel rispetto delle regole e della disciplina. Questa solitudine porta a cercare rifugi illusori: è una fase che richiede un intervento che non sia solo sanitario, ma operi come un vero ricostruttore di comunità».

Come si promuove un’alleanza strutturata?

«L’idea di True Love Impact è nata proprio dalla percezione di una situazione frammentata: esistono associazioni straordinarie che si occupano di autismo, abusi, disturbi alimentari, ma spesso lavorano in modo slegato. Abbiamo pensato di elaborare un format di comunicazione capace di generare un impatto reale sul territorio. È stata fondamentale la collaborazione con Manuela Ronchi, Ceo della media company Action Holding. Grazie alla sua visione, abbiamo trasformato questa urgenza in una rete che mette insieme oltre 30 partner, dalle istituzioni a fondazioni come ChangeTheGame, di cui Manuela è una sostenitrice determinante».

L’obiettivo a lungo termine?

«La creazione di un portale permanente dove i genitori possano trovare subito, per bisogno e area geografica, il supporto corretto, uscendo dalla confusione che spesso immobilizza chi vive un disagio».

Lo sport può promuovere il benessere psicologico dei ragazzi

Anche nello sport si tende a volte a minimizzare la violenza o a confonderla con la disciplina.

«Come Consorzio Vero Volley abbiamo condotto insieme all’Università di Glasgow una ricerca con Nielsen che ha svelato una realtà sommersa: 4 bambini su 10 hanno subìto nello sport una forma di violenza, inclusa la negligenza. Il 30% delle vittime riporta abusi emotivi da parte di allenatori o compagni di squadra. Per rompere il meccanismo ogni società sportiva deve vegliare. La formazione degli allenatori è irrinunciabile: sono loro che possono fare la differenza, agendo non solo sulla tecnica ma sulle relazioni, rendendo lo sport un porto sicuro».

In che modo un ambiente sportivo sano agisce invece sul benessere psicologico?

«L’attività sportiva è una risorsa educativa immensa, perché permette al bambino di sperimentarsi e “vedersi capace”. Durante l’evento presenteremo uno studio dell’Università Bicocca sullo sviluppo delle capacità cognitive legate allo sport nei bambini. È un principio universale: tutto ciò che fa bene a un ragazzo che non ha disagi fa bene a maggior ragione a chi è portatore di disabilità motorie o cognitive. Per atleti con autismo o sindrome di Down, come quelli della nostra squadra No Limits, vedersi competenti in un’azione sportiva costruisce quel senso di autoefficacia che è la base dell’equilibrio psichico. In campo si impara a orientare lo sforzo verso un obiettivo, trasformando la sfida in una gratificazione personale che rafforza l’identità».

Nel progetto Marzari ha coinvolto anche stelle dello sport

Avete coinvolto le stelle della Serie A.

«L’appeal degli atleti di SuperLega e Serie A1 è uno strumento potentissimo. Nel progetto Emmeline, per esempio, dedicato all’educazione sentimentale, le nostre giocatrici e i nostri giocatori diventano ambasciatori di messaggi diretti attraverso un segnalibro intitolato “Mi ama se / Non mi ama se”. Elaborano frasi che aiutano i ragazzi a riconoscere quando un rapporto smette di essere amore e diventa controllo o umiliazione. Vedere un proprio idolo sportivo parlarne rompe le barriere del pregiudizio e spinge i giovani a interrogarsi sui loro rapporti. È un’alfabetizzazione emotiva di cui lo sport ha il dovere di farsi carico quotidianamente».

Lo stare insieme combatte la solitudine digitale dei ragazzi

Cosa troveranno i ragazzi e le famiglie durante la tre giorni di True Love Impact?

«Un laboratorio multidisciplinare in cui la conoscenza servirà a favorire l’inclusione. Avremo workshop per le scuole, momenti di confronto con esperti come la sociologa Giovanna Russo e Alessandra Cuevas, in prima linea per la tutela delle donne. Saranno presenti realtà come San Patrignano con il progetto di prevenzione WeFree, il Centro Bluemers di Lucia Fumagalli per l’autismo e Paolo Ruffini con UP, l’impresa sociale che si occupa di disabilità. Vedremo l’inclusione in atto: i nostri atleti No Limits si alleneranno insieme ai compagni delle giovanili, dimostrando che la vicinanza fisica è l’antidoto più efficace alla solitudine digitale».

Una vita tra Vero Volley e ospedale, la sua. Cosa le hanno insegnato i ragazzi?

«Il contatto coi giovani è un’opportunità straordinaria per avere uno sguardo sul futuro. Ai miei allenatori dico sempre che dobbiamo sforzarci di proiettarli nel loro domani, soprattutto con gli adolescenti non dobbiamo fermarci alle incomprensioni o alle fatiche di oggi. Se un ragazzo si sente investito della nostra fiducia, finirà per acquisirla davvero. Lo sport insegna a crescere attraverso la relazione e la disciplina del “passare la palla”: perché nella vita, come nel volley, non puoi fare tutto da solo».